La mia nonna era una Rosa

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La mia nonna era una Rosa. Quanto amore, ci raccontavi della foto di un ragazzetto. Il ragazzetto che si sentiva stretto e squarciò quella fitta nebbia per uscire nella vita a cercare la sua verità.
di Emanuela Luongo

 

Forse una manciata di purpurei petali mai sbocciati, forse un filo di spine senza stelo, comunque un seme di dolce fragranza.

Il labirinto della vita
ha disperso le tracce del nostro filo, ma conservo in cuor mio
la purezza
la dolcezza dei tuoi sorrisi,
la lucidità dei tuoi occhi grandi e neri, mentre guardavi i nostri giochi di bambine nella tua
casa.

E ogni volta era anche una pugnalata al petto, dover scoprire la miseria della tua casa,
la magrezza del tuo corpo,
le tue parole strozzate dall’ignoranza che ti stava affianco.

Cosa ti costringeva a quel grigiore?

I colori e i fiori delle tue vesti lo coloravano un po’,
i tuoi passetti piccoli e veloci, che ci portavano dolcetti e caramelle, gli davano melodia, l’amore, quando ci raccontavi della foto di un ragazzetto.  

Di quel ragazzetto che è il nostro papà. Il ragazzetto che io non ho conosciuto.
Il ragazzetto che si sentiva stretto e squarciò quella fitta nebbia
per uscire nella vita a cercare la sua verità.

E a te bastava, forse, che avesse trovato almeno noi.

Il tuo amore silenzioso di Madre, solo, poteva accogliere la sua libertà.

Non hai voluto o non hai potuto?
Perché non hai afferrato la sua mano tesa verso te?

La verità riposa con te.

E ora non c’è più polvere a nascondere la tua bellezza, un soffio dal cielo l’ha spazzata via,
e dalla terra, forse,  
ora Rosa puoi sbocciare.

          

di Emanuela Luongo ©Riproduzione riservata
                  (24/10/2014)

 

 

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