Via Cialdini

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Venerdì, 18 Maggio 2012
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Da piccoli eravamo razzisti, le femmine erano esseri inferiori, solo raramente erano ammesse ai nostri giochi. Anche perché i nostri giochi bellicosi richiedevano inventiva, immaginazione, mentre le bambine si accontentavano dei loro, stupidissimi, fatti di riverenze, di regole, di filastrocche.
Per esempio i sassi o i noccioli di pesca li facevano saltare riprendendoli abilmente al volo nella mano, invece di tirarli con la fionda; e anche con la palla, non sapevano far goal di testa o di rigore ma lanciavano a mano contro il muro, facendo complicate piroette prima di riacchiapparla. Oppure saltavano la corda velocemente con le treccine e el sottane che sembravano restare sospese per aria, ma che divertimento era?

Anche il girotondo, fatto da loro, diventava una cerimonia, con archi, passaggi sotto e salamecchi:
Quando la passa/la bella pecorina/che quando la cammina/la fa bè bè/zucchero e caffè.
E quell’altra come faceva?
Rinoceronte/che passa sotto il ponte/che salta (eseguire) / che balla( eseguire)/ che gioca alla palla / che fa i complimenti ( carezza)/ che sta sull’attenti ( eseguire) / che dice buongiorno ( inchino)/ girandosi attorno ( eseguire).

Non avevano neanche niente da leggere. Per noi c’erano gli album e i libri di avventure, per loro dei libriccini piccolissimi con la storia di Semplicina o di Lodoletta che andava bene si o no alle elementari. Poi niente.
I libri di Salgari erano per i maschi, quelli d’amore era troppo presto. E loro crescevano, ma era sempre tropo presto.

Anche nei volumetti della biblioteca rosa, a sentir le mamme, c’erano cose che più tardi si imparano e meglio è. Li avrebbero epurati, purgati strappando via quelle pagine dove si leggeva: << e finalmente salva, essa si abbandonò nelle braccia del bel cavaliere>>.
Ufficialmente una ragazza non sapeva niente, almeno fino al matrimonio e quando cantava Bambina innamorata, arrivata a << stanotte di ho baciata >> doveva fare << tiarira ta tairita >>.

Le femmine facevano rabbia perché venivano sempre a scuola con le orecchie e le unghie pulite, sapevano ridere e copiare in classe senza farsi scoprire, non erano nemmeno capaci di inventarsi dei soprannomi, stavano delle ore davanti allo specchio per decidere tra il nastro blu e uno giallo.

Alcune di esse ripudiavano la loro condizione di smorfiose e venivano a giocare con noi. E allora bisognava litigare perché non si accontentavano del ruolo di infermiere o di moglie del cow-boy, ma volevano fare Tom Mix.


Tratto da: “Fiero l’occhio svelto il passo”
di Luca Goldoni – Enzo Sermasi
Ed - Arnoldo Mondadori – Club degli Editori - 1980





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