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Venerdì, 18 Maggio 2012
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“...per definizione la persona è ciò che non può essere ripetuto due volte”
Vita:
Emmanuel Mounier nasce a Grenoble nel 195, e muore a Parigi nel 1950; si laurea in filosofia nel 1927 sempre a Grenoble; nel 1928 si trasferisce a Parigi e nel 1932 fonda la rivista “E’sprit”.
Il programma che Mounier tenta di fondare nella sua “Rivoluzione personalista e comunitaria” , nasce dalla riflessione della crisi mondiale del 1929.
Vicino a Mounier si raccoglie un movimento personalista che tenta di affrontare la crisi di valori che la civiltà sta affrontando affrancandosi dalle forze del denaro e da un disordine universale.
Durante il governo di Vichy fu sospesa la pubblicazione della rivista, M. fu anche messo in prigione perché sostenne la resistenza francese; dopo la liberazione continuò la sua attività, nel 1949 pubblicò “Il personalismo”.

Pensiero:
Mounier trovandosi nell’epoca storica dove gli ismi e gli assoluti hanno ucciso una umanità che credeva di essere innocente agli occhi di se stessa, cerca di liberarla da un lato dal liberismo individualistico e dall’altro da una spersonalizzante dottrina marxista.
La terza via che Mounier  trova è nella valorizzazione della persona, intesa come apertura agli altri e al Dio. Il suo personalismo comunitario cerca di fondare una società ecumenica fondata su una comunità etica.
Attaccato dagli stessi marxisti, dagli stessi cattolici più intransigenti, Mounier cavalca il sogno di creare una umanità capace di gestire nella relazione collettiva la valorizzazione della persona.

“Vivere profondamente l’esistenza umana non significa aderire alla generalità astratta della Natura o delle Idee, ma cambiare “il cuore del proprio cuore”   al fine di instaurarvi ed irraggiare sul mondo un regno trasfigurato. Il segreto del cuore, in cui si decide, per scelta personale, questa trasmutazione dell’universo, è un dominio inviolabile, su cui nessuno può giudicare, nessuno ha competenza; nessuno gli angeli: nessuno all’infuori di Dio” (Il personalismo).
La filosofia di Mounier   può essere vista anche come un sospiro filosofico, per prendere fiato, visto il periodo storico soffocante e folle che va dalla crisi economica del ‘29 , alle dittature, alla seconda guerra mondiale.

Riflessioni:
Vanto del personalismo comunitario di Mounier, a mio avviso è quello di vedere la persona collegata a una collettività, non un oggetto isolato ma una stella del firmamento. ”Poiché la persona non è un oggetto che si possa isolare ed esaminare, ma un centro di orientamento dell’universo oggettivo” si può vedere come la filosofia di Mounier  sia un punto di arrivo, o meglio un sospiro della intricata e conflittuale storia tra particolare e universale , tra trascendenza e immanenza, tra individualismo e universalità dogmatica, mente e corpo.
Proprio questa comprensione della dimensione materiale e spirituale fa asserire a Mounier   che il personalismo da lui inteso non è uno spiritualismo: il suo indagare il mistero dell’uomo lo porta ad assumere una visione complessiva e aperta a ogni dualità.
L’esperienza fondamentale della persona è la comunicazione: se la prima preoccupazione dell’individuo è quella di centrare l’individuo su sé stesso; la prima preoccupazione della persona è quella di decentrarlo per potersi aprire a nuove prospettive.
In qualche modo Mounier    tenta di fare trovare al soggetto una giusta via per non cadere nell’egoriferimento e restare così schiavo delle leggi del proprio super – io e quindi restare nella dimensione puramente biologica della coscienza, e dall’altro non cadere neanche in un idealismo trascendentale in cui l’individualità resta annullata.

“La scienza e la riflessione vanno sempre più rivelandoci un mondo che non può disinteressarsi dell’uomo, ed un uomo che non può disinteressarsi del mondo”.

La persona per Mounier non vive la propria solitudine o interiorità come un momento di distacco dal mondo, semmai di preparazione per il mondo; la persona è la gratuità stessa, “essa è ciò che in un uomo non può venir utilizzato”, la persona è sempre altro rispetto a ogni determinazione.

Forse il limite del personalismo è quello di non vivere il conflitto fino in fondo, ma di restare sempre al di qua rispetto al terreno impervio della conflittualità; tale limite forse lo si può comprendere se ripensiamo al periodo storico in cui Mourier visse, un periodo tormentato da conflittualità epocali, così tormentato che il personalismo rappresenta proprio una risposta in difesa dell’”agire moderato”.

Persino la libertà, diventa un gesto meditato e che media con l’esistenza, non è un gesto ex novo ma: “La libertà, insomma, non isola, ma unisce, non fonda l’anarchia, ma è, nel significato originale di questi termini, religione, devozione; non è l’essere della persona ma il modo in cui la persona è tutto ciò che è, e lo è più pienamente che non per necessità.”.

Essere libero, significa innanzi tutto accettare questa
condizione per trovarvi sostegno: tutto non è possibile,
e tutto non è possibile in ogni
momento”. (E.M.)

 

di Cristina Allegretti 
  (17.05.2011)

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Fonti:
Il personalismo E. Mounier ed. a.v.e.Roma
Wickipedia
Enciclopedia Garzanti di filosofia.
www.filosofico.net
 

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