Via Cialdini

Facebook Twitter Google Bookmarks RSS Feed 
Venerdì, 18 Maggio 2012
Rate this item
(4 Voti)

"Gabriel Marcel e il neosocraticismo” - “Esiste, la conosciamo, una commedia di Terenzio intitolata Il punitore di se stesso. Orbene, potremmo dire che queste parole ci presentano una delle più salienti caratteristiche dell’inquieto.”….

Il filosofo francese nasce Parigi nel 1889 e muore sempre a Parigi nel 1973.
Insegnò per tanti anni nei licei per poi dedicarsi alla critica letteraria, e diventare egli stesso autore di numerosi drammi, nel 1929 si convertì dall’ebraismo al cattolicesimo.
Le sue opere più importanti sono Giornale metafisico, Essere e avere, Dal rifiuto all’invocazione, Homo viator, In cammino -verso quale risveglio?
Pensiero dopo essersi interessato all’idealismo anglo-americano, il suo sguardo si rivolge alla filosofia francese di Bergson, ovvero si rivolge ad una filosofia concreta che indaga costantemente l’essere, la sua indagine sull’esistenza non si chiude mai ad un esistenzialismo “umano”.

L’essere per il Marcel. è un mistero per l’uomo, e appartenere alla dimensione dell’essere vuol dire appunto aderire ad una trascendenza intuitiva di cui si fa esperienza nel suo essere in rapporto con l’esistenza, rispetto alla dimensione dell’avere che rimanda ad una dimensione di possesso, oggettivante, più precisamente rimanda alla dimensione della tecnica.

Marcel nel libro “L’uomo problematico” (ed. Borla), affronta il problema della contemporaneità e di come oggi più che mai sia necessario chiedersi chi è l’uomo, e che senso oggi ha la mia vita?
Oggi che il nichilismo impera, oggi in cui gli ismi hanno distrutto l’umanità, oggi che abbiamo ucciso il divino come altro rispetto a noi per conoscerci e relazionarci: non sappiamo più rispondere a nessuna domanda e restiamo nell’attesa angosciosa.

Il nichilismo, per Marcel è l’espressione della rottura dell’unità che credevamo indissolubile tra la vita e la fiducia nella vita. Questa rottura è una menzogna e così il nichilismo attua la rottura di ogni valore, il nichilismo è il proseguo della decomposizione iniziato nel dissolversi della pienezza originale dell’esperienza che è sempre unione.

“Affermare che l’Io crea i valori significa snaturare nel modo più pericoloso una verità molto più profonda, riguardante non solo la libertà, ma anche il significato che le è immanente tanto che, privata di esso, una simile libertà si trasforma in un’assurda e contorta caricatura di se stessa.
E’ ben più vero invece che l’eventuale intervento dell’Io diventa un fattore di decomposizione dell’essere considerato nella propria pienezza o, per usare il linguaggio di Simone Weil, un principio di decreazione.
L’Io è all’origine dei valori nella misura in cui essi, come io ho indicato e come Heidegger ha perfettamente detto, corrispondono a un essere-meno(moins-Etre), cioè a una riduzione operata sull’essere. Tale riduzione è del resto la condizione preliminare di qualsiasi azione in quanto questa presuppone un progetto. Potremmo affermare che il valore è come l’orizzonte sul quale affermare che esso è l’interpretazione schematica che la coscienza dà se stessa dell’impresa nella quale si impegna tuffandosi nell’azione. Ma bisogna riconoscere, come l’ha avvertito Andrè Gide agli inizi della sua vita ma senza approfondirne oltre la scoperta, che ogni azione, in quanto scelta, è una mutilazione e potremmo perfino dire un’ingiuria alla realtà.

L’umana tragedia consiste, per un verso, nel fatto che ciascuno di noi è condannato a questa mutilazione, giacché diventa se stesso solo mediante essa; ma d’altro canto, ciascuno è tenuto a riscattare la colpa, se ve ne è una, con una qualche azione compensatrice, fondamentale impegnata a restaurare l’unità ch’egli ha contributo a spezzare con la sua scelta.”

Marcel in maniera austera e incontrovertibile vive e vede l’uomo dal punto di vista dell’essere, l’io non può che apparire come ciò che limita l’essenza umana, in quanto determina in un qualcosa di concreto l’uomo, che resta nell’anelito dell’essere, ma limitato nel suo stesso determinarsi.
Gabriel Marcel critica il modo di usare il linguaggio contemporaneo, che vede esclusivamente funzionale, tale uso comporta la perdita del senso e dell’essere che sta scomparendo,e tutto questo scomparire accade in quel linguaggio che per Heidegger era la casa dell’essere, e che oggi è la sua “tomba”.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una filosofia ontologica che ci permetta di indagare e di interrogarci sull’incontro, ovvero su quei momenti di grazia dove facciamo esperienza di un flusso dell’essere.
Il neosocraticismo di Marcel è proprio quello di usare un pensiero interrogativo per indagare quest’essere a se stante problematico che l’uomo è. Oggi assistiamo a una prolificazioni di sapere sull’uomo ma sappiamo sempre meno sulla sua essenza.

L’uomo è problematico e vive l’angoscia e l’ansia, Marcel indaga quest’inquietudine del vivere uomo, e vede come l’angoscia riguarda la sfera del corpo, la dimensione fisica; mentre l’ansia è uno stato interiore. L’ansioso ha anche reazioni più vive dell’angosciato, l’angoscia paralizza, l’ansia ci mette in uno stato d’agitazione che non ci permette di restare immobili.

L’inquietudine ha un duplice aspetto, da un lato rappresenta il diavolo tentatore che ci fa avvicinare l’anima ad un dirupo, e dall’altro è lo stato essenziale per ogni creazione autentica: ma qual è il limite perché non sfoci in distruzione? E ancora quale può essere il rapporto tra un’inquietudine che desta l’anima nel suo cammino verso Dio e la fede? In quest’epoca dilaniata dall’inquietudine, Marcel cerca di affrontarla filosoficamente cercando di non trasformare nessuna ipotesi, in dogmatismo, la indaga a partire dagli stoici, per poi passare attraverso la visione di Spinoza, Sant’Agostino, Pascal Kirkegaard, Gide, per poi considerare oggi che cosa è.

Riflessioni:
Questo filosofo così sofisticato, purtroppo troppo dimenticato negli ambienti culturali, così vicino alla dimensione interiore dell’uomo ma che non dimentica la dimensione fisica, lo sentiamo risuonare oggi più che mai nel bisogno di una filosofia tenace e matura che può accompagnarci e traghettarci in questo momento apparente di non senso, rispetto alla percezione dell’essere e del rapporto che l’uomo ha con l’essere.

Marcel ci riporta ad una dimensione personale e ad una esperienza diretta con l’assoluto, concretamente un cuore pensante capace di riportarci alla voglia di essere uomini.
L’inquietudine e l’aspirazione all’essere sono per il filosofo associate, questo ci permetterebbe di vedere le nostre infinite crisi d’ansia e di inquietudine sotto una luce diversa, una luce più umana o infinitamente più sana, è il bisogno di essere nell’essere a farci sentire l’inquietudine, finalmente Marcel permette all’uomo di incontrarsi con l’essere, il disagio diventa risorsa per procedere verso un processo di integrazione con una dimensione non corruttibile, verso l’essere.

Superando le categorie storiche e l’idealismo aristocratico del settecento, Marcel alla fine del secolo ventesimo fa parlare in modo neosocratico l’anima e la ricerca attraverso un pensiero critico che fa scomparire ogni orpello, e l’anima è sempre
ricerca dell’essere, è essa stessa questo anelito, l’anima è la ricerca dell’uomo verso ciò che lui stesso ha chiamato essere; ciò a cui lui ha dato un nome.

di Cristina Allegretti00 28.06.2011

Fonti:
Gabriel Marce L’uomo problematico;
Essere e avere
Dialogo sulla speranza
Il sacro nell’età della tecnica
Homo viator
Il mistero dell’essere
Gli uomini contro l’umano
 

Add comment


breda
blu
vdp
mi mi6