Dalla Prefazione: Nel mondo in cui viviamo, la nazione è tuttora il principio supremo che legittima l’unione di una popolazione nel territorio di uno Stato indipendente e sovrano. Su questo principio è nato il 17 marzo 1861 lo Stato italiano è l’esistenza di una nazione italiana. Ma oggi molti cittadini dello Stato italiano pensano che una nazione italiana non sia mai esistita, e perciò ritengono che non dovrebbe esistere neppure uno Stato italiano.
La nazione, affermava il francese Ernest Renan, è un plebiscito di tutti i giorni. In Italia, nell’ultimo mezzo secolo, le frequenti elezioni politiche sono state simili a un plebiscito di tutti i giorni. Ma quasi tutte hanno fomentato aspre divisioni fra gli italiani, perché sono state vissute come una scelta di regime in una sfida mortale fra il Bene e il Male. E le divisioni si sono moltiplicate negli ultimi quindici anni, con la frammentazione dei partiti, la municipalizzazione della politica, la personalizzazione del potere, le guerre culturali fra principi non negoziabili.
Renan diceva che la nazione è una << grande solidarietà, costituita dal sentimento dei sacrifici compiuti e da quelli che si è ancora disposti a compiere insieme. Presuppone un passato, ma si riassume nel presente attraverso un fatto tangibile: il consenso, il desiderio chiaramente espresso di continuare a vivere insieme>>.
I cittadini dello Stato italiano non hanno mai avuto il sentimento comune dei sacrifici compiuti insieme.
Il ricordo del passato ha sempre diviso gli italiani. Nel futuro, forse solo l’oblio del passato potrebbe unire gli italiani in una solidarietà collettiva. Renan sosteneva che l’oblio è << un fattore essenziale nella creazione di una nazione>>, mentre, aggiungeva, la ricerca storica può essere un pericolo <<perché riporta alla luce i fatti di violenza che hanno accompagnato l’origine di tutte le formazioni politiche>>, anche quelle considerate benefiche.
Per avvalersi dell’oblio come fattore di unione degli italiani sarà necessario addomesticare la ricerca storica. Un’apposita Commissione per l’Oblio potrebbe dire agli storici cosa si può ricordare e cosa si deve dimenticare, adattando continuamente il passato alla necessità di una storia comune. Anche se, ovviamente, non si potranno istituire Giornate dell’Oblio in sostituzione delle Giornate della Memoria, perché tutte le Giornate sono momenti per ricordare e non per dimenticare. Forse sarà più pratico ed efficace fare completamente a meno della storia, e abituare gli italiani,se lo Stato italiano sopravvivrà- secondo il filosofo Friedrich Nietzsche –perché gli animali dimenticano subito e vagano in un presente senza storia.
Né Stato né nazione
Italiani senza meta
di Emilio Gentile
Ed. Laterza, Roma-Bari -2011
Pagg. 115, Euro 9,00
ISBN978-88-420-9321-3
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