Pavese, La bella estate

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La bella estate di Cesare Pavese,  un’insieme complesso di emozioni, dove delusione e frustrazione assurgono al ruolo di protagoniste. Pavese adotta un ambientazione prevalentemente urbana.

di Iacopo Bernardini

 

Pavese, La bella estatePavese, La bella estate.  Nel 1950 ha vinto il premio strega, la sua prima pubblicazione risale al 1949, in un volume che comprendeva anche i racconti brevi “Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole”. Stiamo parlando de La bella estate di Cesare Pavese, edito da Einaudi e disponibile su IBS a soli €8,08, la storia di Ginia e di quel drammatico passaggio che porta dall’età adolescenziale a quella adulta.

Pavese in La bella estate racconta quell’insieme complesso di emozioni, dove delusione e frustrazione assurgono al ruolo di protagoniste, che attraversano ogni adolescente di fronte alla scoperta della vita. A dispetto di molte altre sue opere, Pavese adotta un ambientazione prevalentemente urbana e una protagonista tanto giovane quanto vulnerabile agli effetti dell’ambiente che la circonda. “Non c’è niente che sappia di morte più del sole in estate della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l’aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte.”

“Un padre va sempre aiutato. Bisogna insegnargli che la vita è difficile. Se poi, com’è giusto, tu arrivi dove lui voleva, devi convincerlo che aveva torto e che l’hai fatto per il suo bene”. In merito allo stile adottato dall’autore, il romanzo conferma l’attenzione di Pavese verso gli aspetti naturalistici, prediligendo una prospettiva narrativa in terza persona e una ricerca lessicale ancorata profondamente all’oralità. È evidente il richiamo ad elementi simbolici, come il riferimento al romanzo di formazione, proprio perché la protagonista segue un percorso che dalla adolescenza la conduce al mondo degli adulti.

Ginia è una sartina torinese di 16 anni allegra e spensierata. Nella sua immaginazione si proietta verso un futuro felice, rappresentato dall’autore proprio con la nozione di “bella estate”. Ma i suoi programmi sono destinati ad essere stravolti. Amelia, modella per alcuni pittori torinesi, la conduce nel mondo bohémien della città. È proprio qui che scatta l’amore per Guido, in un primo tempo considerato, da parte di Ginia, l’incarnazione della bella estate tanto amata.

Guido, in realtà, pare molto più interessato a dedicare il suo tempo agli altri artisti, ma Ginia, nonostante la sofferenza derivante da questa condizione di indifferenza che percepisce da parte di Guido, continua a concedersi sessualmente. Una situazione che conduce a un crescente senso di frustrazione e solitudine che esplode quando Guido arriverà a definire “una scema” la giovane Ginia.  Quella “bella estate” sognata, immaginata e agognata per così tanto tempo svanisce nella delusione che accompagna la maturazione dell’individuo.  (  http://www.recensionilibri.org  )

 

  di Iacopo Bernardini 
    (24/11/2017)

 

 

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