Riportiamo: Anch’io, molto lontano dalle tue terre, America, ho la mia casa errante, e volo, passo, canto e parlo nel volgere dei giorni. E nell’Asia, nell’Urss, mi fermo negli Urali e allargo la mia anima, satura di solitudini e di resina.
di Pablo Neruda .
Qui inferno a Veracruz, ricordo un giorno
del Sud, mia terra, un giorno d’argento
come un rapido pesce nell’acqua del cielo.
Loncoche, Lonquimay, Carahue, sparsi
giù dall’alto, serrati da silenzio e da radici,
sui loro troni di cuoio e di legno.
Il Sud è un cavallo lanciato a precipizio
coronato d’alberi lenti e rugiade;
quando alza il verde muso cadono le gocce,
l’ombra della sua coda bagna l’arcipelago immenso,
nel suo ventre cresce il carbone venerato.
Mai più, dimmi, ombra, mai più, dimmi, mano,
mai più, dimmi, piede, porta, gamba, lotta,
agiterai tu la selva, la strada, la spiga,
la nebbia, il freddo che azzurro guidava
ogni tuo passo continuamente disperso?
Lasciami, o cielo, andare di stella in stella
un giorno calpestando luce e polvere,
gettando il mio sangue fino al nido della pioggia!
Voglio andare
su un tronco, lungo la corrente del Tolèn
odoroso, voglio uscire dalle segherie,
entrare nelle taverne con i piedi pieni d’acqua,
farmi guidare dalla luce dell’avellano elettrico,
sdraiarmi vicino allo sterco delle vacche,
morire e vivere mordendo grano.
Portami Oceano,
un giorno del Sud, un giorno aggrappato alle tue onde,
un giorno d’albero umido, trascina un vento
azzurro polare alla mia fredda bandiera!
24 poesia Neruda
città città di fuoco, resisti
di Pablo Neruda
traduzione di Salvatore Quasimodo
Ed. Mondadori, - I Miti Poesia – 1996
ISBN 88-04-42146-0






























































