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Cesare ucciso all'infinito

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“Shakespeare: Cesare ucciso all’infinito” -  << Pure nel branco degli uomini uno solo ne conosco, saldo e inespugnabile, e quell’uno sono io >>, dice il Giulio Cesare di Shakespeare, che possiamo vedere in questi giorni al teatro Strehler di Milano. E’ un uomo così lo si può anche amare sinceramente, come Bruto e gli altri congiurati dicono di fare, ma se ci sono di mezzo la libertà e la democrazia , allora è a queste che bisogna dare la priorità. Salvo poi sprofondare nel peggiore dei mali: la guerra civile. Il tragico emerge, come diche Goethe, dal << conflitto inconciliabile>> tra le motivazioni e azioni dei protagonisti, tutti perfettamente giustificati e tutti perfettamente condannati da meccanismi universali insiti della natura degli uomini e destinati incessantemente a ripetersi.

L’uccisione di Cesare è un atto democratico, così suggellato dai congiurati riuniti intorno al cadavere:: << In quante epoche future/Questa nostra grande scena sarà recitata/In nazioni e in linguaggi ancora non nati !>>, dice Cassio. E Bruto: << Quante volte Cesare sarà ucciso in teatro,/Lui che ora giace sulla statua di Pompeo/Non più che polvere!>>.
Cassio: << E ogni volta che accadrà/ saremo ricordati come gli uomini che dettero la libertà al loro paese>>.
Come osserva Franco Ricordi, filosofo e uomo di teatro, nel suo libro Shakespeare filosofo dell’essere ( che verrà presentato domani alle 16 chiostro Paolo Grassi di Via Rovello a Milano, ed. Mimesis, pagg.520, euro 28) , battute meta teatrali come queste< < divengono il cuore del teatro politico  shakespeariano, un teatro che è consapevole  come il delitto politico sia fondamento della propria azione drammatica>>. L’uomo << è e rimane una dramatis persona, una maschera drammatica che interpreta le varie situazioni della vita, rimanendo sempre  al di sotto di essa e delle sue a volte anche assurde possibilità>>. << Per questo motivo – conclude Ricordi – il teatro non può cambiare il mondo: il teatro è già “il mondo” in cui viviamo, e nel quale nessuno potrà mai conoscere il proprio destino. Non è, quella di Shakespeare, una filosofia conservativa del teatro e della vita, bensì il riconoscimento della superiorità del destino nei confronti dell’uomo, che rimarrà sempre alla stregua di un attore -nel-dramma dell’esistenza universale>>.

Eppure battute metareatrali sembrano anche voler alleggerire per un momento ciò che di terribile è avvenuto, perché Cassio e Bruto mostrano che << in fondo anche l’uccisione epocale di un uomo come Cesare è un gioco teatrale>>. Ma è proprio là dove gioco e tragedia, leggerezza e profondità, coincidono che Shakespeare riesce a dirci le cose più grandi.

di Armando Massarenti
   (15.04.2012)
 Quot. Il Sole24Ore

"Shakespeare filosofo dell’essere" 
di Franco Ricordi
Ed. Mimesis, Milano, 2011
Pagg.520, Euro 28,00
 ISBN:9788857507569