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L’agile e raffinato volumetto racconta “il Palazzo Vescovile di Troia, nella percezione stessa di soggetto episcopale, attraverso le sue vicissitudini e quelle dei Vescovi che l’hanno abitato”, ma è anche molto di più.
La pubblicazione, infatti, se da un lato può essere considerata come una guida puntuale e completa di quanto di artistico e di culturalmente considerevole raccolgono e conservano le antiche sale dell’Episcopio troiano, dall’altro è un’opera letteraria in senso stretto.
Insomma, la pubblicazione rappresenta nel suo specifico una vera novità. Attraverso un artificio letterario, un racconto breve (un classico letterario tornato prepotentemente di moda), l’autore riesce a descrivere ed elencare le opere d’arte e il valore architettonico e storico del monumentale Palazzo d’impronta vanvitelliana.
In altre parole, una guida che intriga il lettore-visitatore attraverso il dipanarsi di una trama di fantasia, sostenuta da solidi riferimenti storici, che espone, con dovizia di particolari, le bellezze che esso conserva e le evoluzioni architettoniche intervenute nel corso dei secoli. Gelormini ha saputo condensare in questo testo tutte le informazioni che un visitatore dovrebbe sapere, intessendole con una cifra emotiva efficace e coinvolgente.
Lo stile letterario è piacevole e modernissimo. Il testo, in alcuni tratti, sembra una sorta di ipertesto con tantissime informazioni di connessione (link), che rinviano a molte altre suggestioni e conoscenze storico-artistiche, utili a contestualizzare le opere ed i personaggi nei rispettivi periodi storici.
Tuttavia il racconto-viaggio di Kaspar jr. Van Wittel, così si chiama il “novello Virgilio” protagonista della storia, si svolge seguendo una sintassi familiare, una forma di “cunto” dei giorni nostri, ricco di incisi e sottintesi, che vanno ben oltre le pagine del racconto-guida.
All’autore sono andati i complimenti e le considerazioni del Sindaco di Troia, Edoardo Beccia, che ha sottolineato i motivi di fantasia intrisi di storia locale che, come in un vortice, distolgono il lettore fino a portarlo in una dimensione onirica, dove storia, arte e architettura, perdono il loro senso contestuale per proiettarsi in una dimensione emotiva, che coinvolge profondamente il lettore.
Mentre, il Vescovo Mons. Cornacchia ha posto l’attenzione sul senso che riveste l’Episcopio per ogni comunità ecclesiale, identificando il palazzo non solo come mera abitazione dell’Episcopus, ma come casa della cura e dell’attenzione spirituale. Un significato che va al di là della funzione del risiedere e che proietta il luogo fisico in una dimensione simbolica dove la bellezza, l’arte e la stessa architettura sono il corredo allo sguardo attento del Pastore e del Popolo di Dio.
In tal senso, l’Episcopio sintetizza una sostanziale unità tra la persona del Vescovo, il potere che egli rappresenta e il luogo che lo identifica. In buona sostanza tanto più bellezza ed attenzione si riserva all’Episcopio, quanto più dignità si dà a chi lo abita e alla funzione che rappresenta presso la comunità dei fedeli.
In conclusione, il libro di Antonio V. Gelormini arricchisce, senza dubbio, il corredo di pubblicazioni di livello, che parlano del patrimonio culturale storico ed artistico del Distretto Culturale Daunia Vetus. L’auspicio è che sia solo l’inizio di una lunga serie di pubblicazioni, che possano viaggiare oltre i confini dell’interesse locale, per giungere all’attenzione di visitatori e appassionati in cerca di cose belle, rare e poco conosciute. Non a caso si sostiene, e non possiamo che dirci d’accordo, che è sempre la buona letteratura a fare la mitologa dei luoghi.
di G. Aquilino
(15.07.2012)












