Giovedì, 23 Maggio 2013

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Giovedì, 03 Gennaio 2013 18:05

La neve

la neveLa neve, quella vera, non l’abbiamo mai vista se non nella bocca a nord del vulcano / nei pochi giorni di cristallo dell’inverno come una minaccia / che ricorda quel che non abbiamo temuto abbastanza / ma il gelo, quello sì, è dentro di noi fino alle ossa / e lo sentiamo che morde le giunture e crepa le ossa / fino al midollo.
Ce ne accorgiamo dai sorrisi tirati /dei passanti, dai gesti circospetti di chi vive per strada / dalle urla dei ragazzi impresse nell’aria, dal nostro esitare. / E non ci sono di conforto i nostri sogni agitati in piena estate / lo scambiare la notte per il giorno o il ricordo di una madre / il tepore della sua ombra.
E se anche qualcuno di noi / si chiede qual è il respiro di queste strade, del loro teso / vibrare, della luce che apre spazio tra palazzi e i nostri / incerti passi affrettati rimarrà come un brusio di fondo / tra risate e un colpo di clacson.

Tra misericordia / e cielo non c’è più tempo per esitare. L’assedio / è dentro le case. È tra la mano e il buio di stanze abbandonate / e non serve ritrarsi di scatto, anche le mura sapranno chi siamo / scrutando la paura nei nostri occhi e allora potremo solo obbedire / ascoltando il silenzio che si insinua tra il vocio e il magma di piazze / e strade, che invade portoni e giardini a mezzacosta, che copre / frammenti di dialoghi affamati di bocche e cuori e allora, tra vestiti / gettati e l’odore di arance cadute, saremo veri e senza età / come chi dovrà morire sul serio.

“La neve”di Francesco Filia
   Ed. FaraEditore
   € 11,00 pp. 56
ISBN 978 88 97441 175
www.faraeditore.it

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Pubblicato in Cultura
Martedì, 26 Giugno 2012 13:00

Universo intimo

Gladys Basagoitia Dazza, peruviana per nascita, italiana per scelta di vita, rinnova il suo contratto poetico con la nuova raccolta “Finestra cosmica”. La raccolta è suddivisa in quattro sezioni: la prima “Universo intimo” comprende quarantotto frammenti diaristici in forma di prosa poetica; la seconda “Verso la luce” è composta da trentuno poesie; la terza “La vita degli attimi” comprende ventinove prove di hayku personalizzati e infine la quarta “Poesie del 20 marzo 2012” tre poesie.

La presente raccolta della poeta, come le precedenti, invitano il lettore al dialogo con l’anima, lo spirito della musica, i colori del mondo e l’immensità dell’Universo. Il termine finestra non deve essere letto come cornice definita dello sguardo, bensì come impossibilità della parola a racchiudere le emozioni, i dolori, le gioie che l’esistenza produce : “ una forza invisibile / mi aiuta a rialzarmi”.(pag.80)

Il “difficoltoso viaggio” al quale ogni essere vivente è chiamato. La naturalità delle esigenze terrene e l’eterno desiderio della conoscenza: “ Chi fertilizza gli uragani? C’è un affanno di riproduzione negli elementi che combattono e rimangono. Infiniti mondi microscopici ti rivelano la sua presenza.”(pag.40) Gli interrogativi che da secoli l’umanità si pone, scavando nel passato, cercando nella Scienza , rifugiandosi nella religione: dove nasce la vita? dove finisce l’esistenza ? dove abita l’anima dell’universo?

“La tenerezza si concentrò nella bocca contratta a bacio. La dimenticanza prossima, si manifestò in una musica da fondo. Un’allegria estinta socchiudeva i suoi occhi, una cordicella allargò le sue labbra in un sorriso da clown.” (pag.46) Prosa poetica ricca di ossimori e richiami al perturbante della memoria. La ricerca della Serenità, come ricordava Seneca a Sereno: “Dobbiamo educare il nostro spirito a imparare questo: a volere tutto ciò che la realtà esige, e soprattutto a pensare senza tristezza né angoscia alla nostra fine.”

La raccolta di Gladys, che ripete il suo nome nel fiore gladiolo richiamato più volte insieme agli altri fiori e agli infiniti colori nei versi, consegna al lettore questa chiave di lettura, questa bisaccia per il viaggio non facile nel mondo degli uomini. Invita a convivere, in piena coscienza, con la Natura. Convince all’ascolto della musica: rimedio eterno per sconfiggere i fantasmi del passato e le angosce del presente: “nella tua paura un coraggio indistruttibile.” (pag.47) “ io non coltivo scorpioni /   (…) / coltivo invece fiori di gratitudine e di / perdono amo senza condizioni né timori / sono amante della bellezza silenziosa e muta.”(pag.101)

L’enjambement soccorre il verso precedente per incrementarne la forza nel successivo. La ripetizione ossimorica della “bellezza” eterna della parola :” silenziosa e muta”, per rivelarne invece la potenza che essa assume nel vincere il Tempo e rivelarsi nel Cosmo come supremo raggiungimento delle forze migliori che l’uomo utilizza nel suo comporre, nel “fare”. Il durissimo mestiere della fedeltà alle Arti. L’inadeguatezza della parola rispetto all’energia della Verità che sottende a tutta la Creazione che si muove nell’Universo conosciuto, e non conosciuto.

“Quando ti svegli ricordando, in una lingua che non è la tua, il sogno della notte passata e ricordi che hai sognato in un’altra lingua, ti sorprendi, ti impaurisci, orrore: usurpano il luogo delle tue radici, strappate, rotte.”(pag.47) “vorrei un altro idioma un linguaggio universale / che mi permetta di rivelare tutte le creature del silenzio / le creature del sacro cosmo che in me come in te dimora / (pag.100) La ricerca continua di una lingua pura, per la poeta, nata nell’America del Sud e venuta a venire nel centro sud della nostra penisola . L’Italia che l’affascina, che le ruba le radici, che le ha fatto conoscere l’amore e il dolore del distacco. Un dualismo sfruttato al meglio per ottenere la potente musicalità del pensiero poetico.

Della terra natale, Gladys, conserva molti doni: musica, magia, colori. Della terra che l’ha accolta ne parla con tenerezza e dolore, di fronte alla freddezza della gente: “ accoltellata dalla crudele indifferenza / come tanti sulla terra nuda / dissanguata e solitaria esposta / come tanti alle intemperie senza / neanche una mano né un sorriso/ “ (pag.81) Non si stanca di raccontare il suo viaggio, a noi, spesso disattenti. Noi figli di un tempo di consumismo di immagini, affamati di assurdi protagonismi, lontani dai sentimenti più veri: l’accoglienza dei viaggiatori, la difesa dei profughi, la volontà di fare propria la sofferenza degli stranieri.

La poeta Basagoitia Dazza, sveglia in chi legge l’altra metà del Cosmo, quella che si nutre di pensiero benevolo verso tutti ma che statico guarda, immobile, dalla finestra gli avvenimenti strazianti dei propri simili. Noi siamo gli altri ! Noi manchiamo di tepore umano verso i nostri simili. La raccolta palpita di una energia cosmica che, pure senza citare Dio, si veste della sua identità più pura e paleocristiana: “(…) spero / vivamente come tanti sulla terra vorrei / come tutti sulla terra anelito / di felicità e d’amore / per ogni essere vivente amore nostro / per il cielo e per la terra.” (pag. 81)

Come non avvertire il richiamo alla lauda di Francesco d’Assisi, o ai versi incontaminati del profeta di Dio:“Emigrare al di là del visibile / e raggiungere lo stato di verità / e fare del mistero la tua casa / e sentirti beato / perché finalmente pazzia non ti manca ! / E il fango trasfigurare in oro… / ( David Maria Turoldo, Emigrare al di là del visibile ).

di Vincenzo D’Alessio
  Giugno 2012        

“Finestra cosmica”di Gladys Basagoitia Dazza
Prefazioni di Brunella Bruschi e Antonio Melis
Copertina di Franz Ramberti
Edizione FaraEditore, Rimini
Pagine 110, Euro 12,00
ISBN 978 97441 12 0
www.faraeditore.it

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