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Domenica, 22 Aprile 2012 16:30

Cesare ucciso all'infinito

“Shakespeare: Cesare ucciso all’infinito” -  << Pure nel branco degli uomini uno solo ne conosco, saldo e inespugnabile, e quell’uno sono io >>, dice il Giulio Cesare di Shakespeare, che possiamo vedere in questi giorni al teatro Strehler di Milano. E’ un uomo così lo si può anche amare sinceramente, come Bruto e gli altri congiurati dicono di fare, ma se ci sono di mezzo la libertà e la democrazia , allora è a queste che bisogna dare la priorità. Salvo poi sprofondare nel peggiore dei mali: la guerra civile. Il tragico emerge, come diche Goethe, dal << conflitto inconciliabile>> tra le motivazioni e azioni dei protagonisti, tutti perfettamente giustificati e tutti perfettamente condannati da meccanismi universali insiti della natura degli uomini e destinati incessantemente a ripetersi.

L’uccisione di Cesare è un atto democratico, così suggellato dai congiurati riuniti intorno al cadavere:: << In quante epoche future/Questa nostra grande scena sarà recitata/In nazioni e in linguaggi ancora non nati !>>, dice Cassio. E Bruto: << Quante volte Cesare sarà ucciso in teatro,/Lui che ora giace sulla statua di Pompeo/Non più che polvere!>>.
Cassio: << E ogni volta che accadrà/ saremo ricordati come gli uomini che dettero la libertà al loro paese>>.
Come osserva Franco Ricordi, filosofo e uomo di teatro, nel suo libro Shakespeare filosofo dell’essere ( che verrà presentato domani alle 16 chiostro Paolo Grassi di Via Rovello a Milano, ed. Mimesis, pagg.520, euro 28) , battute meta teatrali come queste< < divengono il cuore del teatro politico  shakespeariano, un teatro che è consapevole  come il delitto politico sia fondamento della propria azione drammatica>>. L’uomo << è e rimane una dramatis persona, una maschera drammatica che interpreta le varie situazioni della vita, rimanendo sempre  al di sotto di essa e delle sue a volte anche assurde possibilità>>. << Per questo motivo – conclude Ricordi – il teatro non può cambiare il mondo: il teatro è già “il mondo” in cui viviamo, e nel quale nessuno potrà mai conoscere il proprio destino. Non è, quella di Shakespeare, una filosofia conservativa del teatro e della vita, bensì il riconoscimento della superiorità del destino nei confronti dell’uomo, che rimarrà sempre alla stregua di un attore -nel-dramma dell’esistenza universale>>.

Eppure battute metareatrali sembrano anche voler alleggerire per un momento ciò che di terribile è avvenuto, perché Cassio e Bruto mostrano che << in fondo anche l’uccisione epocale di un uomo come Cesare è un gioco teatrale>>. Ma è proprio là dove gioco e tragedia, leggerezza e profondità, coincidono che Shakespeare riesce a dirci le cose più grandi.

di Armando Massarenti
   (15.04.2012)
 Quot. Il Sole24Ore

"Shakespeare filosofo dell’essere" 
di Franco Ricordi
Ed. Mimesis, Milano, 2011
Pagg.520, Euro 28,00
 ISBN:9788857507569

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Pubblicato in Recensioni
Domenica, 19 Febbraio 2012 20:04

La gelosia distrugge

Trento - Al Teatro Audiotorium Centro Santa Chiara di Trento in scena “ Il racconto d’inverno” di William Shakespeare .Regia, traduzione, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani del teatro dell’Elfo, produzione teatrithalia.
Ambientato in Sicilia e in Boemia “Il racconto d'inverno” è una tragicommedia del drammaturgo inglese William Shakespeare, ricca di colpi di scena. Una favola che narra le vicende di Leonte, interpretato da Ferdinando Bruni, il re di Sicilia, che, posseduto dalla gelosia distrugge ciò che gli è più caro: la moglie Ermione, interpretata da Elena Russo Arman, i figli Mamillio e Perdìta, interpretati da Camilla Semino Favro, e l’amicizia di una vita con Polissene, interpretato da Cristian Giammarini, re di Boemia. 

Seppure scritto intorno al 1611 “Il Racconto d’inverno” ha un tema d’attualità “La gelosia”: tensione, frustrazione, vuoto di sé . Inevitabilmente annienta ciò che si vive, si lega alla possessività, s’imprigiona e presto svanisce l’amore.

Della figlia Perdita, frutto dello scandalo( secondo la gelosia di Laconte) ne ordinava l’uccisione. Ma l’esecuzione non venne eseguita, la bimba trovata sulle rive di Boemia crebbe come contadina. Divenuta grande s’innamora con Florizel, figlio del re di Boemia. L’amore non condiviso dalla famiglia reale, spinge i giovani a fuggire in Sicilia per scoprire l’origine di Perdita.

Giunti in Sicilia, alla corte di Leonte, Florizel figlio del re della Boemia / Alejandro Bruni Ocanà, Perdita viene presentata come una principessa della Libia. Ma raggiunti dai tutori che l’avevano cresciuta, questi svelano la verità: Perdita in realtà è la figlia di Leonte. Alla corte presto giunge anche Poliessene, re della Boemia, per vivere la lieta novella del matrimonio tra Florizel e Perdita e la ritrovata fraterna amicizia con Laconte.

Ma non è finita, nella casa della nobile Paolina è custodita la statua dalle sembianze di Ermione. Leonte è sopraffatto dal dolore nel guardare come essa sia perfettamente somigliante alla moglie. A questo punto Paolina interpretata da Sara Borsarelli, svela che la statua è in realtà Ermione stessa, trasformata in statua per non permetterle di morire di dolore: rompe così l'incantesimo e riconduce la regina in vita. E la favola rivive il lieto fine.

L’opera ha risentito molto dell’assenza scenografica, bianco con un essenziale arredo, buona la recitazione Ferdinando Bruni in Leonte, ma per i primi tre quadretti il suo troppo movimento amplifica il vuoto scenografico, non a caso la recitazione ha maggiore forza espressiva nei momenti più statici come nei quadretti di scena di quando ripudia il neonato e in quello della consulta da parte dell’oracolo. Nel finale del primo tempo si vede una leggere scenografia di neve, che dà l’accentò a quanto fosse importate.

La compagnia si sussegue in sdoppiamenti di personaggi, nella seconda parte è Vincenzo Giordano che interpreta il furfante Autolico, ad avere l’assoluta padronanza della scena con l’espressività del corpo e la sicurezza dell’attore. 

E’ sempre piacevole vedere i giovani a Teatro  e all’Auditorium di Trento per William Shakespeare erano davvero in tanti. Complimenti al pubblico.

 di Michele Luongo
© Produzione riservata
   (19.02.2012)

www.bluarte.it




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Pubblicato in Teatro
Sabato, 10 Settembre 2011 13:00

La Stagione Teatrale in doppia serata

Bassano del Grappa - La Stagione Teatrale Città di Bassano 2011/2012, programmata per il terzo anno consecutivo al Teatro Remondini, cambia impostazione per offrire al pubblico la possibilità di scegliere il cartellone in base ai propri gusti. Una formula nuova per lo storico programma di prosa che ogni anno riunisce alcune tra le migliori compagnie del panorama nazionale, e che vuole essere anche una possibilità in più per condividere con gli spettatori progetti e direzioni artistiche.

Sei titoli sono in doppia serata e rappresentano la struttura portante della stagione. Si tratta di spettacoli per lo più nel segno del divertimento: commedie brillanti scritte da grandi autori che riportano a Bassano artisti molto amati dal pubblico come Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi, Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey e Zuzzurro e Gaspare.
Ognuna delle tre coppie sarà protagonista di uno spettacolo che usa il pretesto di una cena tra amici come occasione ideale per mettere insieme una raffica di battute fulminanti, scritte da maestri della commedia come l'americano Neil Simon con Cena a sorpresa” (22 e 23/11), l'italiano Lorenzo Gioielli con “Non c'è tempo amore” (31/1 e 01/2) e il francese Francis Veber con “La cena dei cretini” (14 e 15/3).

Dalle cene teatrali più divertenti alla corsa come metafora della vita nel quarto testo di questo primo gruppo firmato da Edoardo Erba. Si tratta di Maratona di New York” (10 e 11/1) tradotto e rappresentato in tutto il mondo e qui interpretato dalla più recente rivelazione della fiction televisiva, Giorgio Lupano, protagonista del campione d'ascolto di Rai Uno “Paura d'amare””.

Completano il pacchetto di 6 titoli a doppia serata, classici intramontabili come “Il malato immaginario” di Molière (19 e 20/12) e Romeo e Giulietta” di Shakespeare (23 e 24/4), realizzati da due importanti Teatri Stabili nazionali, l'uno di Bologna l'altro di Verona.
Due allestimenti nel segno della grande tradizione del teatro d'attore dove a farla da padrone saranno l'irresistibile maschera comica di Arpagone disegnata da Guido Ferrarini e il talento mimetico di Roberto Petruzzelli, capace di entrare e uscire da alcuni personaggi chiave della storia d'amore” per antonomasia.

A questi appuntamenti si aggiungono altri quattro titoli tra i quali gli abbonati potranno sceglierne due per comporre la tradizionale stagione con otto spettacoli.

In programma due monologhi che hanno come protagonisti attori straordinari, uno prestato dal piccolo schermo come Giorgio Tirabassi, indimenticabile interprete di fiction quali “Distretto di Polizia” “Paolo Borsellino” e “I liceali” regista è interprete di “Salvatore e Nicola” tratto da Lotta di classe” di Ascanio Celestini (7/2). La seconda è una protagonista del grande schermo come Alba Rohrwacher, attrice amata dal miglior cinema italiano (Mazzacurati, Lucchetti, Soldini, Avati) in un testo di Natalia Ginsburg: “E' stato così” (3/4). Due storie che portano in scena temi di attualità, dalle contraddizione di un mondo del lavoro inesorabilmente segnato dal precariato ai casi ciclici di cronaca nera con il noto circo mediatico che si portano dietro.

Per chi al monologo preferisce invece il lavoro di compagnia una divertentissima rivisitazione de Cavalieri” di Aristofane (22/2) nel segno del cabaret con un nutrito gruppo di attori capitanati da Mario Perrotta che prende di mira l'Italia di oggi. Altro lavoro a più attori quello che porta a Bassano un'interprete straordinaria come Giuliana Lojodice, affiancata da Massimo De Francovich e un cast di grande talento per un autentico capolavoro del teatro dei sentimenti firmato da Ingmar Bergman: “Sarabanda” (5/12).

A completare il programma anche due appuntamenti celebrativi fuori abbonamento legati a delle date da non dimenticare come la giornata della memoria e la festa della liberazione. Si tratta di

C'era un'orchestra ad Auschwitz” (24/1) della Compagnia Alma Rosè, toccante indagine sulla shoa che utilizza la musica come veicolo di salvezza. Altro appuntamento celebrativo la riuscita versione da palco del libro di Aldo Cazzullo “Viva l'Italia” (25/4) per rileggere insieme alcune pagine della nostra storia comune.

Il cartellone complessivo passa così da otto a dodici titoli in un mix di sorrisi e passioni che trova nell'alternanza di generi la sua cifra distintiva. Perché se è vero che molti spettatori rivendicano il legittimo diritto all’intrattenimento, il modo in cui questo può essere esperito implica sempre e comunque un’assunzione di responsabilità rispetto chi fa la proposta, e per noi questo presuppone saper riempire anche il divertimento di contenuti, offrendo non solo occasioni di svago ma proposte culturalmente importanti in senso etico, sociale e civile. E' nella possibilità di scelta introdotta quest'anno che ogni spettatore potrà decidere quali stimoli cogliere e come comporre il suo cartellone ideale.
Da tutti noi dunque un augurio di buon divertimento ma anche la speranza di trovare un momento per fermarsi a pensare al senso che sta oltre il sorriso.

Informazioni Biglietteria Operaestate tel. 0424 524214

(07.09.2011)

Immagine: Alba Rohrwacher

www.bluarte.it


 

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Pubblicato in Teatro
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