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Venerdì, 18 Maggio 2012
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Enrico Berlinguer Enrico Berlinguer

Nel 1976 , poco dopo la firma degli accordi di Helsinki da parte dell’URSS, i tre più importanti partiti comunisti dell’Europa occidentale decidono di stringere fra loro una stretta alleanza operativa. Lo scopo, così come viene suggerito dal segretario del PCI Enrico Berlinguer che è il promotore di tale iniziativa, è di costruire una nuova strategia per il movimento comunista occidentale. Realizzare il “ socialismo nella libertà” è ciò che Berlinguer propone all’attenzione del partito comunista francese e di quello spagnolo.

La convinzione che, con l’invasione della Cecoslovacchia del 1968, l’URSS non costituisca più il partito-guida del movimento internazionale, spinge alla ricerca di un cammino radicalmente differente da quello seguito in Unione Sovietica, a cui si continua a riconoscere un ruolo importante nel mantenimento della pace: tale strada è identificata come una “terza via” tra il modello del capitalismo occidentale e quello delle socialdemocrazie nordeuropee.

L’eurocomunismo costituisce il passo finale dell’accettazione piena, da parte di questi partiti, del parlamentarismo liberale e del riconoscimento delle assemblee elettive come sede privilegiata per la formazione delle maggioranze e la legittimi nazione dell’attività di governo. Resta però viva l’aspirazione a una “democrazia di massa” per costruire la quale sono necessarie una partecipazione e una mobilitazione che non si possono esaurire nella pratica politica delle istituzioni rappresentative.

nel marzo 1977, durante un grande raduno nel quale Berlinguer e i segretari del Partito comunista francese Georges Marchais e di quello spagnolo Santiago Carrillo formulano una dichiarazione congiunta, l’eurocomunismo ottiene l’adesione dei comunisti inglesi, belgi, svedesi e greci. Malgrado il successo e il clamore dell’iniziativa, l’eurocomunismo non riesce a imporsi. Ogni partito mantiene infatti diversità tattiche e preclusioni ideologiche che rendono difficile il proseguimento di un’azione comune: il PCI riduce la svolta eurocomunista all’alleanza con la Democrazia cristiana attraverso l’esperienza dei governi di “ solidarietà nazionale”; Marchais, temendo di perdere il consenso della base, blocca il cammino del rinnovamento e finirà con l’approvare l’invasione sovietica dell’Afghanistan; solo nel Partito comunista spagnolo, isolato e deluso dalla collaborazione offerta alla maggioranza di governo, si cerca di proseguire il rinnovamento.

La “terza via” rimane un progetto sulla carta e l’eurocomunismo, a metà strada tra il desiderio di rinnovamento e il richiamo alla tradizione, risulta incapace di costituire un polo di attrazione per quei comunisti che hanno posizioni critiche all’interno del movimento internazionale.



Da Novecento Il XX Secolo e le sue storie
Giunti – Il Giornale - 2011

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