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Questi, per sostenersi, fece atto di vassallaggio nei confronti di Ottone di Sassonia, re di Germania; nel 962 Ottone decise di sbarazzarsi di Berengario, scese in Italia, se ne proclamò re, annesse la Marca Trevigiana alla Germania, e prese la corona imperiale; da allora, e fino al 1797, l’imperatore e re di Germania portò sempre anche il titolo di re d’Italia: Carlo V, tra i pochi a ricordarsene, si fece incoronare tale a Bologna nel 1530. L’ultimo a chiamarsi di re d’Italia inteso nell’estensione medioevale fu Napoleone. In altro contesto territoriale e ideologico, il titolo venne assunto dai Savoia nel 1861.
Oggi non ci sono più i re, ma la storia è sempre la stessa. C’è un’Europa carolingia – tutti quei signori che abbiamo nominati erano pronipoti di Carlo Magno – in continua dialettica con frequenti guerre, ma sempre avendo come centro geografico e politico la Valle del Reno; e un’Italia debole e divisa, esposta perciò a diverse ambizioni, ora francesi ora tedesche. La Germania sente l’Italia come una sua necessità, e la corteggia nonostante le ricorrenti infedeltà; o si può dire che veda nell’italianità quel correttivo all’eccessiva rigidità teutonica. Nietzsche affermò che il superuomo non poteva nascere nella razionale e prevedibile Germania, ma solo nella folle e solare e creativa Italia!
Da buon reazionario, chi scrive è fautore di questa intesa, e nemico di ogni infranciosamento; ma ci vorrebbe un’Italia forte e sicura di sé, non quella di Berengario II… o di Monti, Berlusconi, Bersani, Casini, Fini e compagnia cantando. Per ora, pare che stiamo andando incontro a qualche operazione di vassallaggio pari a quella del 950, o di annessione come dodici anni dopo! Quod deus avertat.
di Ulderico Nisticò
(21.07.2012)












