Catanzaro - Chissà in Libia che c’è di metafisico o cabalistico o magico nel numero 11 degli anni cristiani, 89 di quelli islamici, se in quei numeri di ogni secolo qualcuno le fa la guerra!
Nessuno si è ricordato, in questo dilagare di sia pur retorici e approssimativi ricordi storici, che nel 1911, esattamente un secolo fa, l’Italia, per conquistare Tripolitania e Cirenaica, poi detta neoclassicamente Libia (Libye dei Greci, Libya dei Latini), dichiarò guerra alla Turchia.
Questa, che dal XVI secolo esercitava una vaga sovranità sull’Africa Settentrionale e se l’era vista togliere pezzo a pezzo da Francia e G. Bretagna, tentava di trasformarla in vero dominio sulle province superstiti. Per impedire che le conquistasse qualcun altro, e anche per guadagnarsi l’appoggio dei nazionalisti, Giolitti ritenne opportuno conquistarla. Socialisti e pacifisti si opposero, ma l’impresa venne sostenuta da gran parte dell’opinione pubblica: il mite Pascoli pronunziò il bel discorso “La grande proletaria si è mossa”, poema del nazionalismo popolare.
La guerra si rivelò meno facile del previsto, e bisognò spingersi fino ai territori turchi in Europa e Asia, e occupare Rodi e il Dodecanneso; solo il 18 ottobre 1912 si firmò la pace. Non finì così, e il governo fascista dovette impegnarsi in una durissima guerra decennale contro i Senussi e per la conquista effettiva di gran parte dell’immenso territorio, intanto esteso, in tardiva attuazione del Patto di Londra del 1915, al Fezzan.
Nel 1938 le quattro province costiere vennero annesse direttamente all’Italia, e, mentre accoglievano una notevole immigrazione italiana, gli abitanti arabi e berberi ricevevano una cittadinanza, sia pure parziale.
Nel 1942, dopo Alamein, il tutto veniva occupato dagli angloamericani, che nel 1951 costituirono un regno vassallo con il Senusso. Nel 1969 lo abbatté Gheddafi, e il resto è cronaca. L’avvenire, è sulle ginocchia di Giove; oppure, in versione locale, Inch Allàh.
Cento anni prima del 1911, duecento anni fa, sorpresa!
Gli Stati Uniti, nati da poco, e ancora ai primordi di un minimo di marina militare, ma già allora sempre pronti a fare una guerra, compirono una spedizione contro Tripoli, a seguito di fatti di pirateria.
Un piccolo episodio, non fosse che fu allora, in quella spiaggia tanto lontano dai loro lidi, che nacque il loro corpo di truppe da sbarco, ovvero i marines.
Il loro inno tuttora recita così:
From the Halls of Montezuma,
To the shores of Tripoli;
We fight our country's battles
In the air, on land, and sea;
First to fight for right and freedom
And to keep our honor clean;
We are proud to claim the title
Of United States Marine.
Come aveva ragione Coelet, o chi per lui, quando ci informò che non c’è niente di nuovo sotto il sole!
di Ulderico Nisticò
( 19.03.2011)
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