Sabato, 02 Luglio 2014

Wine

I sorsi dell’Amarone

I sorsi dell’Amarone

Fumane (VR)- “Sorsi d’Autore”, è la bellissima iniziativa della Fondazione ... Leggi tutto

L’AIS Veneto ricorda Dino Marchi

L’AIS Veneto ricorda Dino Marchi

L’Ais Veneto ricorda Dino Marchi, 65 anni, storica figura dell’Associazione... Leggi tutto

Va in Scena “In Bianco”

Va in Scena “In Bianco”

Torino - Al Palazzo Carignano di Torino va in scena “In Bianco”, l’evento c... Leggi tutto

Informazione

Mettersi in malattia e svolgere altro lavoro è reato

Mettersi in malattia e svolgere alt…

La Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della questione delle assenze... Leggi tutto

Tari, tassa sui rifiuti. Azienda e comuni fanno utili in danno dei cittadini

Tari, tassa sui rifiuti. Azienda e …

Interrogazione - Il Presidente Della Provincia, Componente Atr (Agenzia Ter... Leggi tutto

Violenza sulle donne, una banca dati

Violenza sulle donne, una banca dat…

Ogni giorno 12 donne muoiono a causa di violenze domestiche nei 47 Paesi de... Leggi tutto

In Scena

La Bohème di Dessì e Armiliato

La Bohème di Dessì e Armiliato

Una standing ovation alla fine dello spettacolo e interminabili chiamate al... Leggi tutto

Al Verbier Festival, il Faust nel segno di Dutoit

Al Verbier Festival, il Faust nel s…

Verbier (CH)- In Svizzera nel Cantone Vallese, del comune di Bagnes, a 1500... Leggi tutto

Ricordando Andreace

Ricordando Andreace

Massafra (TA) - Nell’ambito della Festa dell’Architetto e dell’Esposizione ... Leggi tutto

A+ R A-

Terra di vassalli

Vota questo articolo
(4 Voti)
Terra di vassalli - 5.0 out of 5 based on 4 votes
Nel 962. No, non quando io mi iscrivevo alla III Media, nel 1962, proprio in quel lontanissimo anno del X secolo accadde una cosa che durò novecento altri anni, e che quasi tutti hanno dimenticata, e invece sembra una notizia di stamattina. Un piccolo passo indietro: nell’887 l’ultimo dei carolingi, Carlo il Grosso, abdicò e si fece monaco, e l’Impero, a parte un vortice di rivendicazioni, si frantumò in Regni. Uno di questi era il Regno d’Italia, con pretese su tutta la Penisola, ma di fatto esteso alla Pianura Padana e Toscana: il resto era o bizantino o longobardo o saraceno o indipendente. Brevi e turbinose vicende videro sul trono Berengario I, che fu anche imperatore; Guido e Lamberto di Spoleto; Ugo di Provenza; Arnolfo di Germania; Lotario; infine il debole Berengario di Ivrea nel 950. 
Questi, per sostenersi, fece atto di vassallaggio nei confronti di Ottone di Sassonia, re di Germania; nel 962 Ottone decise di sbarazzarsi di Berengario, scese in Italia, se ne proclamò re, annesse la Marca Trevigiana alla Germania, e prese la corona imperiale; da allora, e fino al 1797, l’imperatore e re di Germania portò sempre anche il titolo di re d’Italia: Carlo V, tra i pochi a ricordarsene, si fece incoronare tale a Bologna nel 1530. L’ultimo a chiamarsi di re d’Italia inteso nell’estensione medioevale fu Napoleone. In altro contesto territoriale e ideologico, il titolo venne assunto dai Savoia nel 1861.

Oggi non ci sono più i re, ma la storia è sempre la stessa. C’è un’Europa carolingia – tutti quei signori che abbiamo nominati erano pronipoti di Carlo Magno – in continua dialettica con frequenti guerre, ma sempre avendo come centro geografico e politico la Valle del Reno; e un’Italia debole e divisa, esposta perciò a diverse ambizioni, ora francesi ora tedesche. La Germania sente l’Italia come una sua necessità, e la corteggia nonostante le ricorrenti infedeltà; o si può dire che veda nell’italianità quel correttivo all’eccessiva rigidità teutonica. Nietzsche affermò che il superuomo non poteva nascere nella razionale e prevedibile Germania, ma solo nella folle e solare e creativa Italia!

Da buon reazionario, chi scrive è fautore di questa intesa, e nemico di ogni infranciosamento; ma ci vorrebbe un’Italia forte e sicura di sé, non quella di Berengario II… o di Monti, Berlusconi, Bersani, Casini, Fini e compagnia cantando. Per ora, pare che stiamo andando incontro a qualche operazione di vassallaggio pari a quella del 950, o di annessione come dodici anni dopo! Quod deus avertat.

di Ulderico Nisticò
   (21.07.2012)

Altro in questa categoria: « La prima loggia Stati, confini »