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Verbier Festival, Musica di qualità

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Verbier (CH) - Dove la natura e la musica si abbracciano il cielo s’illumina di note e colora i prati, così è l’incontro dei giovani musicisti con i famosi artisti della musica classica. Il luogo non può che essere, naturalmente, il Verbier Festival!
 Tanta musica per Verbier, un via vai di giovani con gli strumenti ( circa cento per la Verbier Festival Orchestra) sono parte integra della piccola comunità Svizzera che accoglie con rispetto e entusiasmo, i musicisti e i turisti.

Grandi artisti per il concerto (martedì 30 luglio 2012) alla Salle des Combins: Joshua Bell, Mischa Maisky, Martha Argerich e la Verbier Festival Orchestra, dirige Neeme Järvi .
S’inizia con il “Concerto per violino e orchestra op.14” di Samuel Barber, è il solista Joshua Bell che con il violino apre all’orchestra l’armonia della poesia. E’ un avanzare di melodie con la delicatezza dell’oboe in sospensione, ma è nel terzo tempo il Presto che Bell con chiara espressività ed eccellente tecnica incontra l’orchestra e ci regala una strepitosa esecuzione scandita da scroscianti applausi che richiedono più volte la presenza sul palco di Joshua Bell e del direttore Neeme Järvi, poi l’emozione di un breve bis ed ancora applausi.

Grande musica al Festival, di respiro contemporaneo è la volta di “Romantic Offering per violoncello, pianoforte e orchestra” del compositore russo Rodion Shchedrin, presente in sala. Per l’esecuzione due grandi, la pianista Martha Argerich e il violoncellista Misha Maisky.
Il piano di Argerich è di assoluta trasparenza, precisa, e gli slanci di Maisky mettano in evidenza la perfetta simbiosi orchestrale. Il violoncello nelle braccia di Misha Maisky,diviene passione, fermento, sa raggiungere l’estasi del suono. L’Argerich scandisce il tempo, e la primavera degli archi evidenzia una grande esecuzione, sottolineata da lunghi applausi. Il compositore sul palco in ginocchio davanti all’Argerich, abbraccia Misha Maisky e il direttore Neeme Järvi.

Con la Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 , “Dal nuovo Mondo” di Antonìn Dvorak, che ci racconta musicalmente la sua esperienza americana (Neil Armstrong portò la Sinfonia di Dvořák sulla Luna durante la missione dell'Apollo 11), inizia la seconda parte dello spettacolo. I quattro tempi vengono eseguiti con assoluta precisione, in perfetta simbiosi orchestrale. Una sapiente, lineare, direzione ci conduce al terzo movimento “Scherzo” ( molto vivace), dove una maggiore pulsazione ritmica spinge fino ad esplodere nel finale “Allegro” che identifica l’intera sinfonia. Ottima orchestra, musicisti di sicuro valore per il lungo percorso della musica. Intensi applausi con richieste di bis. Concesso, breve, una poesia di note per l’oboe. E ancora applausi. 

   di Michele Luongo
© Riproduzione riservata
      (04.08.2012)
www.bluarte.it  
   
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