Bari - Scacco in tre mosse e Max Von Sidow conquista subito Bari, il suo pubblico e le attenzioni sensibili di questo inizio Festival. Per ben due sere gli occhi e gli applausi del Bif&st, in un gremito Teatro Petruzzelli, sono stati soprattutto per lui. Simpatia, disponibilità e rigore professionale ne hanno catalizzato, con convinzione, i favori e i consensi.
L’avvio in parte teso della prima, con la proiezione di Diaz, il film di Daniele Vicari sui fatti del G8 a Genova nel 2001 (abbastanza scontato, data la delicatezza dell’argomento trattato), era stato accompagnato, tra gli applausi prolungati, dai malumori di chi avrebbe voluto che il film si fosse sviluppato di più lungo i suoi pesanti interrogativi finali. Per certi versi, poi, abbastanza stemperati dalla sorpresa e dall’apprezzamento per la presenza in sala dell’attore e regista svedese.
La serata a lui dedicata, ha visto il Presidente del Bif&st, Ettore Scola, in antrace sciarpa felliniana, consegnargli il premio Fellini 8½ quale: “Uno dei principali protagonisti della storia del cinema mondiale ed europeo: un attore che da oltre mezzo secolo incanta ed emoziona le platee con interpretazioni pressoché “perfette”, cariche di un profondo senso di umanità, compassione, intelligenza e humour”. Ma soprattutto ha visto un pubblico rapito, emozionato e commosso dal film che lo vede attore non protagonista (candidato all’Oscar) e, cosa inedita, suo appassionato promoter nelle sale e nei circuiti di distribuzione di tutto il mondo.
“Molto forte, incredibilmente vicino” di Stephen Daldry è stato accolto con uno scrosciante e prolungato applauso dal pubblico del Bif&st. Naturalmente il dramma di una tragedia come l’11 settembre, anche questa del 2001, tocca le corde sensibili del dolore, dell’angoscia e della rabbia. Ma tra le lacrime inevitabili, il pubblico è rimasto impressionato dalla bravura del giovane Thomas Horn e conquistato da un maturo Von Sidow, suo complice di ricerche: “senza parola”.
Bari ha abbracciato con affetto la figura mitica di una vera e propria leggenda della storia del Cinema internazionale. E con stupore misto ad ammirazione, ha rivisto in qualche modo il protagonista tattico, riflessivo e fin troppo calmo, della storica sfida a scacchi con la morte, de “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, incalzato dai ritmi travolgenti della speranza e della disperazione nell’Odissea comune ai familiari delle vittime delle Torri gemelle di New York.
Un buon inizio, nonostante tutte le peripezie delle ultime settimane. Le code al botteghino lo confermano, il tutto esaurito a numerosi appuntamenti in cartellone lo testimonia. Gli organizzatori del Bif&st hanno di che dirsi soddisfatti.
di Antonio V. Gelormini
(27.03.2012)
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