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La gelosia distrugge

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Trento - Al Teatro Audiotorium Centro Santa Chiara di Trento in scena “ Il racconto d’inverno” di William Shakespeare .Regia, traduzione, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani del teatro dell’Elfo, produzione teatrithalia.
Ambientato in Sicilia e in Boemia “Il racconto d'inverno” è una tragicommedia del drammaturgo inglese William Shakespeare, ricca di colpi di scena. Una favola che narra le vicende di Leonte, interpretato da Ferdinando Bruni, il re di Sicilia, che, posseduto dalla gelosia distrugge ciò che gli è più caro: la moglie Ermione, interpretata da Elena Russo Arman, i figli Mamillio e Perdìta, interpretati da Camilla Semino Favro, e l’amicizia di una vita con Polissene, interpretato da Cristian Giammarini, re di Boemia. 

Seppure scritto intorno al 1611 “Il Racconto d’inverno” ha un tema d’attualità “La gelosia”: tensione, frustrazione, vuoto di sé . Inevitabilmente annienta ciò che si vive, si lega alla possessività, s’imprigiona e presto svanisce l’amore.

Della figlia Perdita, frutto dello scandalo( secondo la gelosia di Laconte) ne ordinava l’uccisione. Ma l’esecuzione non venne eseguita, la bimba trovata sulle rive di Boemia crebbe come contadina. Divenuta grande s’innamora con Florizel, figlio del re di Boemia. L’amore non condiviso dalla famiglia reale, spinge i giovani a fuggire in Sicilia per scoprire l’origine di Perdita.

Giunti in Sicilia, alla corte di Leonte, Florizel figlio del re della Boemia / Alejandro Bruni Ocanà, Perdita viene presentata come una principessa della Libia. Ma raggiunti dai tutori che l’avevano cresciuta, questi svelano la verità: Perdita in realtà è la figlia di Leonte. Alla corte presto giunge anche Poliessene, re della Boemia, per vivere la lieta novella del matrimonio tra Florizel e Perdita e la ritrovata fraterna amicizia con Laconte.

Ma non è finita, nella casa della nobile Paolina è custodita la statua dalle sembianze di Ermione. Leonte è sopraffatto dal dolore nel guardare come essa sia perfettamente somigliante alla moglie. A questo punto Paolina interpretata da Sara Borsarelli, svela che la statua è in realtà Ermione stessa, trasformata in statua per non permetterle di morire di dolore: rompe così l'incantesimo e riconduce la regina in vita. E la favola rivive il lieto fine.

L’opera ha risentito molto dell’assenza scenografica, bianco con un essenziale arredo, buona la recitazione Ferdinando Bruni in Leonte, ma per i primi tre quadretti il suo troppo movimento amplifica il vuoto scenografico, non a caso la recitazione ha maggiore forza espressiva nei momenti più statici come nei quadretti di scena di quando ripudia il neonato e in quello della consulta da parte dell’oracolo. Nel finale del primo tempo si vede una leggere scenografia di neve, che dà l’accentò a quanto fosse importate.

La compagnia si sussegue in sdoppiamenti di personaggi, nella seconda parte è Vincenzo Giordano che interpreta il furfante Autolico, ad avere l’assoluta padronanza della scena con l’espressività del corpo e la sicurezza dell’attore. 

E’ sempre piacevole vedere i giovani a Teatro  e all’Auditorium di Trento per William Shakespeare erano davvero in tanti. Complimenti al pubblico.

 di Michele Luongo
© Produzione riservata
   (19.02.2012)

www.bluarte.it