Martedì, 02 Settembre 2014

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Un'altra Carmen

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Bari - La ventata d’aria fresca nella nuova stagione lirica del Teatro Petruzzelli è arrivata, dolce e carezzevole, dall’alveo del suo “golfo mistico”, con le sonorità raffinate, eleganti e liricamente calde di un’orchestra impeccabile, che la maestria di una bacchetta eccellente, quella di Lorin Maazel, ha esaltato sulle note raggianti e senza confini della “Carmen” di Georges Bizet.
Un po’ più fredda, invece, l’atmosfera scenografica di una Siviglia mortificata dalla lacerante guerra civile di fine anni trenta, mentre si appresta a vivere il lungo e controverso regime di Francisco Franco, che incomberà sulla Spagna, per 36 anni, fino al 1975. Una scelta coraggiosa del regista inglese, William Kerley, e dello scenografo e costumista, Tom Rogers, che incastona l’azione scenica moderna in un fiero e austero tratto vittoriano (con riflessi anche shakespeariani, secondo lo stesso Kerley), piuttosto che nel più tradizionale, spavaldo e rivendicativo approccio di acceso sapore hemingwayiano. 

Una Carmen più continentale e meno mediterranea, che ha trovato un’ottima declinazione nelle estensioni vocali del mezzosoprano russo, Ekaterina Metlova, al suo primo confronto con la forte personalità della gitana conturbante. A farle da corona i contrappunti melodici di Laura Macrì e Marta Calcaterra (Frasquita), e di Antonella Colaianni (Mercedes). A tenerle testa, le voci maschili di un attraente Richard Troxell (Don José) e di un sicuro Corey Crider (Escamillo). Il controcanto scenico ha messo in evidenza una spigliata Sasha Djihanian (Micaëla), artefice di una delicata e magnifica “aria-preghiera” nel terzo atto.

Magistrale, ancora una volta, la performance del Coro del Petruzzelli, che il maestro Franco Sebastiani ha sapientemente modulato, insieme al maestro Luigi Leo e alle sue voci bianche, negli spazi resi disponibili dalle esigenze scenografiche della regia di Karley. Pertanto, al di là del fatto che Siviglia non è Eton, e che una corrida è evento ben diverso da una corsa di cavalli, qualche perplessità persiste tutt’ora nell’aver colto lo sforzo di trasformare il palcoscenico teatrale in schermo cinematografico, foss’anche in prospettiva tridimensionale.

Comprensibile il tentativo di ricerca di soluzioni sceniche più contemporanee (anche se Carmen è forse l’opera che ne sente meno il bisogno), magari consone anche un pubblico lontano più abituato ai piani da grande schermo, ma vedere sottoutilizzato l’enorme palcoscenico del Petruzzelli, facendolo risultare “affollato” dal copioso corpo scenico “corale” dell’opera di Bizet, non ha vinto la sorpresa del pubblico locale. Comunque soddisfatto e per niente avaro di applausi, anche per l’epilogo suggestivo di questa grande opera: “Uccidere per amore, morire per la libertà!”

Il Petruzzelli si accinge a prendere il largo, a superare le Colonne d’Ercole e a puntare dritto oltreoceano: verso quel Nuovo Mondo che si dipana lungo la frontiera moderna di festival internazionali, come quello di Castleton in Virginia (USA). Il varo della stagione lirica è stato affidato a due caravelle di pregio del repertorio operistico del Vecchio Continente: la stessa Carmen e Il Barbiere di Siviglia, a cui se ne aggiungerà una terza nel cartellone virginiano, la Bohéme, al momento ancora nel cantiere americano di Castleton.

Un po’ Ulisse, un po’ Colombo e un po’ Mosé, a prenderlo per mano e metterlo sotto la sua prestigiosa ala protettiva sarà il maestro Lorin Maazel, un “giovane” nocchiero di 81anni. Capace di passare, in poco più di tre mesi, dalla realizzazione di 5 repliche di Carmen con l’Orchestra del Petruzzelli di Bari, a una tournée in Scandinavia con i Wiener Philarmoniker, per poi tornare in Puglia e metter mano alle cinque repliche del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Un salto di qualità, di maturità e di professionalità nient’affatto scontato per l’Orchestra, il Coro, le maestranze del Petruzzelli, per la città di Bari e per la stessa Puglia nel suo insieme.   


di Antonio V. Gelormini
   (25.01.2012)

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