Mercoledì, 19 Giugno 2013

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Mercoledì, 05 Giugno 2013 09:05

Equitalia non è il problema

Roma - Equitalia non è il problema. Liberarsi di Equitalia non è la soluzione. Data una pressione fiscale insopportabile, capace solo di creare povertà e incenerire ricchezza nella pira della spesa pubblica, e date modalità di riscossione intollerabili, ma consentite dalle leggi (come la pessima idea che ti prendano subito i soldi, nel mentre è pendente un ricorso, e che te li restituiscano con comodo dopo che l’avrai vinto), Equitalia è solo l’efficiente strumento della tortura fiscale. Se si accantona lo strumento e non si rinnega la dottrina sadomasochista, si creeranno inefficienza e maggiori costi. Il minore gettito non sarà dato da (saggia) scelta politica, retta da tagli della spesa, ma da più praticabili vie di fuga. Il trionfo dei disonesti e la dannazione degli onesti.
Di Equitalia criticai il presidente, Attilio Befera, che è anche direttore dell’Agenzia delle Entrate. Non mi pento. Se sei Mastro Titta non sei responsabile di omicidio, ma neanche rilasci interviste sulla tenerezza dei colli e l’affilatezza della lama. Il moralismo fiscale è disgustoso di suo, figuriamoci se imbracciato da uno strapagato dirigente, con i soldi del gettito fiscale. Ma a Equitalia ha fatto un buon lavoro. I risultati ci sono. Ed è proprio il successo che ha creato problemi, in un Paese in cui ci sono evasori delinquenti, ma anche per necessità.
Davanti alla rivolta contro le cartelle esattoriali la politica non ha reagito cambiando leggi e pressione fiscale, o punendo la condotta degli enti locali che si finanziano con multe sleali, emesse laddove l’automobilista non ha altra scelta che violare limiti e divieti demenziali. Ha preferito dare la colpa a Equitalia. Ammesso che sia così (e non lo è), se la prendano anche i governi, di destra e di sinistra, che la vollero e pomparono. Nonché ne dipesero per alimentare l’incapacità di controllare la spesa.
Ora molte amministrazioni creano la propria società di riscossione, o si affidano a privati. Come se cambiare il nome o la titolarità dell’esattore cambi qualche cosa per il contribuente. Vedrete: costerà di più e funzionerà meno. Tutto pur di non far cadere la maschera di una fiscalità sbagliata in sé. E’ la dannazione italiana, il Paese in cui si crede che trovare un colpevole possa evitare di affrontare e risolvere un problema.

di Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it
   (05.06.2013)
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Sabato, 18 Maggio 2013 11:36

Comuni, bene senza Equitalia

Roma - La Federcontribuenti intende rassicurare da un lato, tutti i comuni italiani che dal prossimo 20 maggio resteranno, si fa per dire, senza Equitalia dall'altro lato vuole allertare i cittadini contribuenti e richiamare il governo affinché si muova per tempo. Per i comuni non ci sarà nessun caos, nessun rischio di perdere la riscossione di multe o altri tributi, perché non è necessaria la presenza di nessuna società per rientrare delle somme. Ogni comune potrà infatti incaricare un qualunque avvocato per recuperare multe e tributi. Liberarsi di Equitalia, simbolo della prepotenza, arroganza ed ente dai poteri super spaziali, non risolve certo il problema del sistema della riscossione in Italia.
Prendiamo in esame i costi della riscossione: Equitalia, grazie all'esclusiva sul territorio nazionale, può applicare aggi da trattamento di vantaggio rispetto ad altre società di recupero credito, concorrenza sleale. Nel caso di riscossione mediante soggetti diversi da Equitalia, la legge non impone un tetto massimo all’aggio, ma solo che il nuovo regime non comporti costi aggiuntivi per il contribuente, di per se è una incongruenza: va imposto viceversa un tetto massimo. Secondo quanto riportato da Panorama, gli aggi applicati dai vari Comuni d’Italia saranno di gran lunga superiori rispetto a quelli della tanto odiata Equitalia. Prato con la Sori e in alcune città della Sicilia, dove c'è la Serit, l’aggio arriva al 10%.
Bologna, dove il servizio è stato affidato alla Engineering Tributi, l’aggio è pari al 9%. Con la Trentino Riscossioni, l’aggio grava tutto sul cittadino già dopo 30 giorni. Insomma, come da anni denuncia la Federcontribuenti va riformato il sistema della riscossione come anche la giustizia tributaria.
Solo modificando le anomalie potremmo un giorno dire addio a questa vera ingiustizia sociale. In questo contesto solo lo Stato e i suoi enti, come le grandi holding o compagnie telefoniche, luce e gas e similari possono sostenere le spese di un recupero crediti, mentre, una qualunque PMI, difficilmente potrà sostenere i costi della procedura.
Quanto costa recuperare un credito tramite un avvocato? Si parte con lo scrivere una lettera di diffida e messa in mora: costo, circa 200 euro. In assenza di risultati si procederà con un’azione legale, una sentenza o un decreto ingiuntivo per procedere ad esecuzione forzata. Il costo di un decreto ingiuntivo per un credito di 5 mila euro, tra contributo unificato, marca da bollo, copie del decreto, sua notifica e registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate è di euro 251,17 di spese vive a cui aggiungere l’onorario dell’avvocato, circa 600,00 euro.
Con il titolo esecutivo si può avviare il pignoramento, facendolo precedere dalla notifica di un atto di precetto: ulteriore costo di euro 111,83. Se il debitore ha un immobile si parte con la notifica di un atto di pignoramento immobiliare, tra le 20 e le 50), da trascrivere presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari, costo, 250 euro circa di diritti.
Il pignoramento va iscritto a ruolo, costo, 242 euro + marca da bollo da 8 euro. Il compenso dell’avvocato rischia di farci pentire di aver preteso un credito. Dopo circa tre anni, verrà fissata la prima udienza di comparizione, nel corso della quale sarà nominato un consulente tecnico d’ufficio, un perito del Tribunale per valutare l’immobile da vendere. Il suo onorario va anticipato, circa 500 euro. Saranno quindi nominati i custodi giudiziari e i delegati alla vendita, previsto anticipo di circa 600 euro.
Le opportunità per un grande ente di riscuotere i vari crediti schiacciano quindi i diritti dei più piccoli.

Ufficio Stampa Federcontribuenti
   (18.05.2013)

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Sabato, 21 Luglio 2012 15:43

Bolli auto nulli

Roma - La Federcontribuenti interviene contro Equitalia denunciando la notifica di carte esattoriali per il bolli auto non dovuti. Nell'ufficio legale dell'organizzazione si son presentati cittadini con cartelle esattoriali per il mancato pagamento di bolli auto addirittura del 1996.
In questo caso va detto ai cittadini di non pagare, nemmeno parzialmente la cartella e di recarsi, quanto prima, presso gli uffici bollo di residenza, in genere presso il PRA provinciale, o alla regione di residenza e farsi stampare il resoconto cronologico, anno per anno, di quanti bolli non risultino pagati.

Il perché ce lo spiega il presidente Finocchiaro: « dopo il mancato pagamento di 3 bolli consecutivi vi è la radiazione d'ufficio dell'auto ( art.96 del codice della strada) e quindi tutti i bolli successivi sono nulli. La radiazione può essere richiesta dall' interessato al PRA , e procedere poi allo sgravio presso la regione. Può capitare di trovarsi di fronte addetti disinformati, obbligateli a verificare la normativa».
Federcontribuenti sospetta che dietro le convenzioni tra regioni ed Equitalia, spesso costosissime, come quella della Liguria che ha anticipato all'ente per la riscossione la bellezza di 1,1 milioni di euro, si annidino trucchetti che non tengono conto delle normative, in pieno abuso.

Solo per fare cassa. « Come sempre vi è un tentativo di imbrogliare il contribuente, raggiungendolo con cartelle per debiti non dovuti o prescritti. Grave anche il comportamento del governo che sta smontando, pezzo dopo pezzo, il Garante del Contribuente».

Un utente si è rivolto alla Federcontribuenti, stanco dopo 11 anni di stalking da parte di Equitalia, con una ipoteca immobiliare e un fermo amministrativo dell'auto per bolli auto non dovuti. Se non risolviamo le cause del blocco economico, ogni proposito di rilancio è pura propaganda.



Ufficio Stampa Federcontribuenti
         (20.07.2012)

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Giovedì, 10 Maggio 2012 19:58

Equitalia cancellare ipoteca

Lecce - Equitalia: nulla l’ipoteca iscritta sugli immobili del contribuente da parte del concessionario della riscossione per il recupero di crediti per l’importo inferiore alla somma di 8 mila euro.  Duro colpo ad Equitalia da parte del Giudice di Pace di Roma. Condannata a cancellare a sue spese l'ipoteca iscritta sugli immobili del contribuente. 
Nuova condanna per l’agente della riscossione: “ Deve essere dichiarata nulla, con la conseguenza dell’obbligo di cancellazione entro sessanta giorni, l’ipoteca iscritta sugli immobili del contribuente da parte del concessionario della riscossione per il recupero di crediti con ammontare inferiore alla somma di 8 mila euro, dovendosi infatti ritenere che, seppure l’articolo 76 del Dpr 602/73 non preveda alcun limite di valore per l’iscrizione di ipoteca, che l’ipoteca, in quanto atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace allo stesso limite stabilito per quest’ultima, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente è inferiore a 8 mila euro “.

Ad evidenziarlo è lo “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza numero 5191/12, pubblicata dalla terza sezione civile del Giudice di Pace di Roma. Entro sessanta giorni Equitalia Gerit dovrà cancellare a sue spese le ipoteche iscritte sugli immobili del contribuente moroso, perseguitato da ben dodici cartelle esattoriali.
Superfluo, per l’agente della riscossione, eccepire che il tetto non varrebbe per l’ipoteca che, invece, in quanto atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, risulta soggetto allo stesso limite previsto per quest’ultima.
Sulla scorta di tali argomentazioni il Giudice di Pace ha dichiarato nulla l’iscrizione disposta per il recupero di poco più di 5 mila euro, mentre è fissato a 8 mila il limite minimo di cui all’articolo 77 condannando Equitalia a pagare le spese di lite.

    di Giovanni D’AGATA
    (10 maggio2012)
www.sportellodeidiritti.org 

                                                                                                                                                                                     

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Giovedì, 19 Aprile 2012 18:44

Senza interessi, nulla la cartella

Lecce – Equitalia: la Cassazione civile annulla la cartella esattoriale priva dell’indicazione del calcolo degli interessi - Ancora più cautele per i consumatori. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sono molteplici, infatti, le sentenze che attribuiscono un sempre più stringente dovere di trasparenza a carico  delle società incaricate della riscossione nazionale dei tributi.   La mancata indicazione del procedimento di computo degli interessi e delle singole aliquote su base annuale, rende nulla la cartella esattoriale. E’ quanto disposto dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 21 marzo 2012, n. 4516.
Il caso riguardava un contribuente il quale aveva impugnato la cartella di pagamento con cui  l'Ufficio di Padova aveva iscritto a ruolo le somme riportate in un avviso d'accertamento, oltre interessi. Il ricorso è stato accolto dalla CTP, e su ricorso di Equitalia Polis S.p.A., tale decisione è stata poi impugnata dinanzi alla CTR del Veneto, la quale ha statuito che la mancata sottoscrizione ed indicazione del responsabile del procedimento non invalidava la cartella, aggiungendo inoltre che l'omessa indicazione delle modalità di calcolo degli interessi, riportati solo nel totale, violava il diritto di difesa del contribuente e pertanto rendeva parzialmente illegittima la cartella.

Avverso tali sentenze, il contribuente e l’Agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso in Cassazione.
Gli ermellini hanno respinto l’eccezione sollevata dal contribuente circa l’obbligo per l’ufficio di indicare il responsabile del procedimento visto che l’art. 7 della legge n. 212/2000, pur qualificando "tassativo" l'obbligo dell'indicazione del responsabile del procedimento negli atti dell'Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione, non indica, in alcun modo, la sanzione connessa alla sua violazione.

D’altra parte, con l'unico motivo dedotto, il Fisco ha censurato che, nell'annullare la cartella esattoriale nella parte relativa agli interessi, i giudici d'appello avrebbero disatteso il principio secondo cui la cartella esattoriale notificata a seguito di accertamenti definitivi non necessita di motivazione, anche "nella parte relativa al calcolo degli interessi disciplinato puntualmente dall'art. 20 DPR n. 602/73".

I giudici di legittimità, hanno giudicato inammissibile tale motivo di ricorso. In particolare, è stata condivisa la decisione dei giudici d'appello,  secondo i quali "nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza essere indicato come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità che nella fattispecie, vale sottolinearlo, essendo l'accertamento riferito all'anno d'imposta 1983, sono più di 23 anni calcolati".

Sulla scorta di tali argomentazioni, l'operato dell'ufficio era ricostruibile "attraverso difficili indagini dovute anche alla vetustà della questione" che non competevano al contribuente che subiva in tal modo, una violazione del suo diritto di difesa.

Ha sostenuto la Suprema Corte a tal proposito, di alcun pregio sono state valutate le considerazioni svolte da parte ricorrente circa la non necessità della motivazione della cartella derivante da una sentenza passata in giudicato, né dal richiamo all'art. 20 del dPR n. 602 del 1973, essendo rilevante non la spettanza degli interessi, bensì il modo con cui è stato computato il totale contenuto nella cartella.

In conformità con la giurisprudenza di legittimità, secondo cui i motivi per i quali si richiede la cassazione devono presentare, a pena d'inammissibilità, i caratteri di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata (Cass. n. 17125 del 2007), tale motivo è stato, quindi, dichiarato inammissibile.


 di Giovanni D’AGATA
    ( 19 aprile 2012                                                                                                                                                                                            
 www.sportellodeidiritti.org 

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Lunedì, 23 Gennaio 2012 20:16

Favori ai mafiosi

Roma - Circa 50 milioni di euro, secondo uno studio di Federcontribuenti, i soldi che Equitalia Giustizia spa rischia di non incassare dai condannati dei maxi processi, soprattutto quelli per mafia.
Questo a causa dell'attuale normativa che sulle spese di giustizia dei condannati in un processo plurimo ricevono la cartella esattoriale con l'importo imputabile non al singolo condannato, ma cumulativo, per tutti i soggetti presenti nello stesso processo. E ogn’uno non potrà regolarizzare la sua parte perché vige il principio della coobligazione. 

Vi sono processi dove le spese di giustizia, iscritte in cartella, superano anche il 1.500.000 di euro. Una norma assurda che favorisce soprattutto i mafiosi che spesso sono coinvolti nei maxi processi.

Lo denuncia il Presidente di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che chiede subito una modifica legislativa per non regalare questa opportunità alla parte paggiore del Paese.

Mentre l'Italia degli onesti è sistematicamente aggredita da un sistema di riscossione che in questo caso non guarda nessuno.


Ufficio Stampa Federcontribuenti
        (23.01.2012)


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Lunedì, 09 Gennaio 2012 17:45

Sano timore

Roma - Tax freedom day e Befera: l'Italia del ' “Sano timore”' - 
"E' necessario incutere un sano timore" così ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervistato a “La Telefonata” di Maurizio Belpietro su Canale 5. Afferma anche che, nel 2011, la lotta all’evasione fiscale ha fruttato il recupero di circa 11 miliardi e rincara la dose:   "Faremo di più nel 2012. Gli errori commessi da Equitalia non devono portare a generalizzare nè a stigmatizzare l’attività di un ente che costituisce un argine contro l’evasione. Tutto ciò che Equitalia fa lo fa sulla base di leggi che dicono come deve comportarsi, se c'è qualcosa da rivedere siamo disposti a collaborare: generalizzare sulla base di 1.000 errori a fronte di 10 mila cartelle significa applicare la legge dei piccoli numeri. Se fermiamo Equitalia fermiamo tutto e l’evasione riaumenta".

Non è difficile per Federcontribuenti smentire i numeri urlati al vento da Befera, il calcolo è rapidissimo: in soli quattro giorni hanno firmato la bellezza di oltre 15 mila italiani per la chiusura di Equitalia. Le storie che emergono dai commenti non parlano di '' piccoli errori'', ma, raccontano tragedie umane. Errori che sono capi di imputazione gravi. Quand'anche fossero stati davvero soli 1000 errori, sono errori che si fanno sulla pelle di cittadini!

Proprio perchè Equitalia opera sulla base di leggi la Federcontribuenti ha elaborato la proposta di Legge presentata dal senatore Pedica, ecco alcuni passaggi del DDL:

'' E’ gravemente errato considerare aprioristicamente il cittadino contribuente come un evasore incallito o, peggio, come un soggetto perennemente dedito al malcostume del non pagare. Nel sistema attuale insieme alle difficoltà nell'ottemperare agli oneri elevati delle imposte il cittadino-debitore deve, inoltre, sopportare l'indebito e ingiustificato peso di somme che non trovano alcuna logica e che si inquadrano nell'ambito della peggiore azione di riscossione che si possa perpetrare ai danni della stessa azione di recupero dei crediti.

È lampante come una gestione dissennata, invasiva e ingiustificata della riscossione in molti casi porti al fallimento del soggetto contribuente sia esso persona fisica che impresa, provocando all'erario un danno di fatto notevolmente superiore a quello della mancata riscossione del capitale. Il legislatore dal 1999 ad oggi ha i più occasioni potenziato e accelerato la fase della riscossione, non tenendo in debito conto l'esigenza di equilibrare il diritto alla difesa del contribuente che, sempre di più, è chiamato a contrastare le invasive attività esecutive dalla società Equitalia Spa con mezzi processuali sempre più limitati.

Così come ormai sono altrettanto noti i numerosi casi di comportamento illecito di Equitalia s.p.a. sanzionati dalla magistratura.'' Commenta il presidente Finocchiaro: « Chiudere Equitalia significa fermare un business, perché i mega compensi dei dirigenti di Equitalia sono il frutto dei tassi di interesse e degli aggi e degli errori commessi a danno degli italiani.
 Il vero errore è stato dotare Equitalia di armi letali per l'economia nazionale. Un errore a cui si dovrà rimediare al più presto. Inoltre, questi grandi successi di recupero crediti, possibile non ve ne sia traccia in nessuna parte?»

Per quanto concerne i conti sulla determinazione del "Tax Freedom Day", il giorno della liberazione fiscale, per soddisfare le richieste dell'Erario, un italiano è chiamato a lavorare 8 mesi per lo Stato e solo quattro per se stesso. Anche se il grafico realizzato dal Corriere della Sera è esatto, va ricordato che al sud, per esempio, il costo della benzina sta schizzando verso nuovi record, siamo quasi a 1.8 per la benzina e la Rca, altro esempio, sembra anch'esso un organo fuori da ogni controllo e verifica!
Questo per dire che esistono larghe zone dove lo Stato non vigila e chiede sangue anche alle rape.

Federcontribuenti
(09.01.2012)

Articolo correalto: Controlli seri






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Venerdì, 02 Dicembre 2011 08:28

Sardegna esulta, ma

Roma - Equitalia abbandona la Sardegna ma il sistema di riscossione no. Che vittoria è? La Sardegna esulta credendo di aver vinto la battaglia contro Equitalia. Un grave caso di disinformazione mista alla volontà di lasciar credere che si tratti di una conquista sociale e non di un decreto legge.

La verità è che dal 1° gennaio 2012, secondo il decreto Sviluppo, Equitalia «cessa le attività» di riscossione spontanea e coattiva nei confronti di Comuni e partecipate. Il decreto prevede la possibilità per gli enti di creare società ad hoc per le entrate in virtù del federalismo fiscale.
Cosa significa? Significa che non cambierà la sostanza, il sistema vessatorio, l'applicazione di anatocismo sulle cartelle esattoriali, ma soltanto il nome dell'agenzia che attuerà gli stessi sistemi di Equitalia e autorizzati dal governo nazionale.

La legge nazionale in materia di riscossione non ha subito modifiche e abbiamo il dovere di informare il popolo sardo e tutti gli altri cittadini di Italia. Il rischio reale e che ci troveremo con un moltiplicarsi di enti che comunque agiranno con gli stessi criteri oltre al fatto che sono a rischio centinaia di processi contro la stessa Equitalia per il passaggio di consegna. I sardi avrebbero vinto solo nel caso il parlamento avesse votato una moratoria cosa che non è avvenuta. Invitiamo il popolo sardo a non abbassare la guardia. Senza una riforma sul sistema di riscossione con regole nuove e di tutela dei contribuenti annullando gli aggi, stabilendo una sanzione omnicomprensiva anche degli interessi, dando le possibilità di rateizzazioni commisurate al reddito di ogn'uno,
rendendo indipendente dal ministero dell'Economia la tributaria, non potremmo mai dirci vittoriosi.
Il codice civile non trova spazio nelle misure governative e i diritti dei cittadini rimangano un sogno stravolto dalla normativa.

Una struttura organizzativa rivoluzionata quella di Equitalia: una holding, tre società d'area (nord, centro e sud Italia). Questa rivoluzione come si sposa con un'operazione federalista? Tutto rimane nelle mani dello Stato e del governo nazionale.

Uno spazio di relazione con le parti sociali lo riteniamo necessario e deve essere previsto con legge, visto che rappresentiamo la maggioranza dei contribuenti. Ci aspettiamo che da chi comanda arrivino parole di tutela e di incoraggiamento e che la si smetta di rappresentare solo interessi economici o politici.

Federcontribuenti
(01.12.2011)
 

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Sabato, 26 Novembre 2011 09:29

Giustizia Tributaria conflitti di interesse

Roma - '' Un conflitto gravoso per la giustizia stessa'' - L’Italia è al 151esimo posto nella classifica internazionale sull’efficienza dei sistemi di giustizia tributaria del mondo. Poniamo il caso un contribuente debba impugnare una ingiusta ingiunzione di pagamento, quale organo istituzionale dovrebbe garantirgli una adeguata difesa?
Il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria è l'organo istituito a garantire l'imparzialità nella difesa tra contribuente e Stato e conosce tre gradi di giudizio: Commissione Tributaria Provinciale, Commissione Tributaria Regionale e Cassazione.
I giudici tributari dipendono dal Ministero dell'Economia. Il giudice è chiamato a deliberare contro il proprio capo il quale ha il potere di sanzionare i suoi dipendenti in un chiaro conflitto di interessi. Questa dipendenza, questa forma di assoluto controllo, impedisce vengano combattuti gli abusi sulla riscossione e l'usura; pratica ricorrente nelle cartelle esattoriali.

Il Consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria è così composto: 11 membri tra i componenti delle commissioni tributarie provinciali e regionali; 4 eletti dal Parlamento; 2 dalla Camera dei deputati e 2 dal Senato. Se si leggono i compiti del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, si coglie a pieno il perchè del malfunzionamento, dei disservizi e di una mancata lotta contro gli orrori di una tributaria costruita non intorno al cittadino ma contro il cittadino: svolge ruoli interni e inerenti ai soli componenti.

Non si occupa di far emergere i conflitti, di rappresentare con obiettività le problematiche dei contribuenti. Invece di imporsi come organo imparziale e garantista dei diritti civili affonda nella nomenklatura politica, «Noi, Federcontribuenti, stiamo portando avanti la nostra idea di Giustizia Tributaria assieme al senatore dell'IdV, Stefano Pedica e presto approderemo in parlamento. È evidente che fino ad oggi si è garantita la difesa solo per i responsabili dei gravi disagi ricaduti sugli onesti contribuenti, come è stato per Equitalia». Daniela Gobbi, presidente del consiglio dell'organo di giustizia tributaria così si esprime nei confronti del neo eletto Mario Monti:
“Signor Presidente, vivissime congratulazioni per il conseguimento della prestigiosa nomina, anche in qualità di Ministro dell’Economia e delle Finanze. Le chiedo di essere ricevuta per segnalarLe i problemi più urgenti ed in corso di esame, della giustizia tributaria, funzione di primaria importanza per l’approvvigionamento finanziario dello Stato.”

Finocchiaro, presidente di Federcontribuenti: «Un efficiente sistema di giustizia tributaria non è un modo per assicurare l'approvvigionamento finanziario dello Stato, ma, un doveroso mezzo di difesa da mettere al servizio del cittadino. Per le casse dello Stato esiste la fiscalità». Una pericolosa dichiarazione quella della presidentessa della Giustizia Tributaria che lascia intravedere la poca intenzione di far valere i diritti civili di una cittadinanza sempre più resa incudine.
Tanta è la disinformazione per il cittadino che è costretto a diventare una sorta di topo di biblioteca o deve affidarsi ai consigli di qualche amico o professionista per conoscere i propri diritti e il modo per difenderli. Basta un nulla e un ricorso presentato con ragione diventa un boomerang con tanto di sanzioni pazzesche a seguito. Se il cittadino riesce a far valere la propria ragione rischia di dover fare un'altra causa ( civile ) per vedersi rimborsato il denaro, ingiustamente, versato: sempre in onore della formula solve et repete.

Troppo spesso, il fatto d'esser costretti prima a pagare e poi ottenere giustizia, determina il fallimento della piccola o media impresa la quale ha dovuto licenziare i propri dipendenti o ha determinato un tracollo finanziario del contribuente colpito.

Spesso accade che il cittadino, impaurito o incapace di assolvere tutte le pratiche o impossibilitato a pagare le spese di un processo civile, decida di rinunciare ad ottenere giustizia e gli impuniti restano tali.

Ufficio Stampa Federcontribuenti
       (25.11.2011)

 

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Mercoledì, 22 Giugno 2011 11:00

Primo commento

“Parlamento confuso e il governo riesce a salvare Equitalia” - La Camera ha votato la fiducia sul decreto Sviluppo con 317 sì, 293 no e 2 astenuti; ancora una volta il traghettatore Tremonti supera la prova e conferma la sua insofferenza verso la giustizia sociale.
Questo il primo commento a caldo della Federcontribuenti: «Hanno volutamente snobbato le richieste dei contribuenti italiani, ancora una volta si è votato non nel nome del popolo bensì, come espressione dei poteri forti». Ma come è possibile se solo pochi giorni fa la Camera, all'unanimità, approvò il documento della Federcontribuenti contro Equitalia?
Mozioni poi bocciate nella Commissione Finanza, è vero, ma, quella di oggi non era la stessa aula parlamentare dell'approvazione unanime? Misteriosi meccanismi parlamentari che prima fanno gridare alla meraviglia e poi urlare allo sconforto e alla denuncia.
Un blocco politico o qualsivoglia
centralizzazione: pronti a difendere i diritti degli italiani davanti ad una telecamera e a difendere potenti imprenditori e finanza privata durante il voto. Se è vero che in 293 hanno votato contro è pur vero che, guarda caso, l'equazione matematica ha ancora una volta appoggiato non tanto il governo ma, la politica, economica, Tremontiana.

Questo decreto oltraggia le vittime del fisco, non risana l'economia nazionale, non risolve la prepotenza di Equitalia e soprattutto, non si schiera a difesa dei cittadini italiani. Per i debiti fiscali fino a 2.000 euro Equitalia non puo' far ricorso alle ganasce fiscali se prima non ha inviato due solleciti di pagamento a distanza di sei mesi uno dall'altro, questo soltanto per i nuovi debitori. Non si puo' iscrivere ipoteca per i debiti fiscali fino a 20.000 euro qualora l'immobile in questione sia l'abitazione del nuovo debitore.

Per gli altri casi resta confermato il limite di 8.000 euro. Sono escluse dal cosiddetto 'spesometro' (comunicazione telematica all'Amministrazione finanziaria delle spese sopra i 3.000 euro) gli acquisti effettuati con bancomat o carte di credito spingendo i cittadini verso la moneta elettronica e quindi verso una politica di speculazione bella e buona. Nell'accertamento coattivo e' prevista la sospensione dei pagamenti per 180 giorni (contro i 60 attuali), vale a dire che prima paghi e poi, semmai, puoi chiedere, come è nel diritto di ogni cittadino, giustizia: come la mettiamo con gli evidenti problemi italiani di giustizia tributaria?

I giudici tributari hanno già dato l'allarme: «Tanti ricorsi con richieste di sospensione che provocheranno un pericoloso ingolfamento nel lavoro in questo settore.» I giudici tributari sono pochi, 3.600 mentre l'organico ne prevede 4.668, e lavorano part time perchè non esiste una figura professionale a tempo pieno.

Conclude Finocchiaro « è una vergogna che i cittadini non possano contribuire al sistema fiscale, dopotutto son proprio i cittadini a subire le scelte scellerate della classe politica. Questo crea tensioni sociali. Possibile che questo governo non prenda in esame le proposte popolari e delle organizzazioni come la nostra che ogni giorno sono a contatto con questi cittadini e che quindi potrebbero contribuire al bene della Nazione?
Basta con il fisco oscuro che minaccia cittadini e imprese». Anche la riforma della giustizia tributaria è tramontata.

Servirebbero magistrati tributari a tempo pieno e bisognerebbe rendere questi indipendenti dal controllo del ministero dell'Economia e delle Finanze, un chiaro conflitto di interesse che rende difficile il lavoro dei giudici chiamati a giudicare cause tra cittadino ed enti pubblici.

Il meccanismo anatocistico per il calcolo degli interessi non si applica a partire dai ruoli consegnati a decorrere dalla data di conversione del decreto, per quelli che fino ad oggi sono falliti anche grazie alla pratica anatocistica non c'è e non ci sarà né salvezza, né giustizia.

Il presidente della Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro, sulla base di quanto deciso dal governo, annuncia e minaccia provvedimenti plateali; è già stata programmata una riunione di urgenza del direttivo dell'organizzazione nazionale.

          Ufficio Stampa
Federcontribuenti Nazionale
www.federcontribuenti.it/

(21.06.2011)
 

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