Trento - Emilio Giuliana, giovane, appassionato della politica e amante dei valori sociali, vicino alla dottrina della Chiesa Cattolica , leader della Fiamma Tricolore in Trentino. A volte le sue posizioni scomode ma sempre coerente con le sue idee, ci rilascia un intervista
Negli anni Ottanta Lei emigrò in Trentino con la Sua famiglia. Quali sono i Suoi ricordi?
I ricordi sono moltissimi, anche se un po’ sbiaditi. Ero poco più che tredicenne, con le esigenze e i sogni di tutti i ragazzi di quell’età. Nessun trauma causato dal trasferimento. Quanto facevo a Caltanissetta ho continuato a fare a Trento: trascorrere il mio tempo a giocare a calcio nel campetto del mio quartiere, S. Maria Maggiore, e curare la mia passione di sempre, il karate. Ai vecchi amici se ne sono aggiunti nuovi. Ricordo con piacere gli anni trascorsi all’istituto scolastico superiore. In seguito giunse l’esperienza dell’arruolamento nell’Esercito Italiano: tre anni trascorsi a Bologna nel Genio Ferroviere.
Dopodiché il ritorno a Trento, città alla quale sono molto legato e che ritengo particolarmente affascinante, nonché protagonista di eventi storici importanti. È una città che porto nel cuore, perché è qui che ho maturato le esperienze formative più importanti della mia vita; è qui che ho costruito amicizie fortissime e indissolubili; è qui, infine, che ho conosciuto e sposato mia moglie, sono nati i miei tre figli i miei quattro nipoti.
Lei non ha vissuto il secondo dopoguerra e gli anni violenti del Settanta. Da dove nasce la Sua collocazione politica?
Le tragedie degli anni Settanta sono originate dalla rivoluzione sessantottina, base di una società-non-società. Essa ha comportato la diffusione del caos etico e naturale, oltre che l’instaurazione del relativismo come perno della comunità sociale. Di ciò, molte e molteplici sono state le conseguenze - ancora oggi palesi – tra le quali la stessa violenza caratterizzante gli anni Settanta, che in realtà non rappresenta che una breve e strumentale parentesi dei poteri forti, quei medesimi poteri che da duecento anni almeno manovrano e finanziano le varie rivoluzioni antitradizionali.
Non ho scelto alcuna collocazione politica: il “conformismo” relega infatti le persone da una parte o dall’altra, e sempre il “conformismo” decide chi è il “buono” e chi è il “cattivo”.
Io sono anticonformista, non per vezzo, ma perché grazie a Dio non sono un pecorone! Il principe ereditario Carlo d’Inghilterra affermò nel corso di una conferenza tenutasi nel 1994:
«È politicamente corretto ciò che corrisponde alle stravaganti mode del momento» (The Wall Street Journal, 24 maggio 1994).
Se dovessi accostarmi ad un modello di riferimento, direi semplicemente di ispirarmi alla dottrina sociale e morale della Chiesa Cattolica.
Cosa vuol dire oggi, secondo Lei, essere un militante di destra?
Semplicemente nulla. È una definizione vacua e sterile, una catalogazione che prima della rivoluzione francese non esisteva, come non esisteva il delirio relativista, ateo e materialista. Vi sono uomini che portano nel cuore un sentire nobile e spirituale, che cercano di vivere la loro vita conformemente e nel rispetto delle tradizioni lasciate in eredità dai propri antenati.
La storia ha dimostrato che gli estremismi di destra o di sinistra hanno quasi sempre uno spirito di violenza. È ancora questa l’anima dell’estremismo?
La storia ha dimostrato che l’orgoglio, sentimento negativo, porta lontano da ogni realtà, soprattutto da Dio. Lontano da Dio l’uomo è vulnerabile, atrofizza la propria coscienza, e chi è privo di coscienza non ha più limiti morali, disarciona il nobile sentimento della pietà. Il più violento totalitarismo è il regime “democratico” occidentale: uccide bambini innocenti ancora nel grembo delle madre; uccide i bambini malformati ancora nel grembo della madre; uccide le persone malate e anziane con la pratica dell’eutanasia. La “demo(nio)crazia” ha sulla coscienza milioni di vittime innocenti, l’eliminazione fisica di chi ritenuto “indegno” di vita e la dannazione spirituale degli uomini.
Gianfranco Fini deve aver illuso molti militanti per la sua incapacità di gestire quell’interessante passaggio per una destra democratica e moderna. Cosa ne pensa?
L’MSI era, e in seguito AN ancor più, un partito a centralismo plebiscitario. La gestione era affidata a un leader considerato una sorta di sovrano assoluto. Fini ha esercitato questi poteri in modo assolutamente drastico, con grande astio rispetto a qualsiasi forma di dissenso.
Forse non tutti ricordano l’episodio in cui Fini destituì due dirigenti napoletani che con i loro voti avrebbero fatto vincere la componente rautiana nelle elezioni per la segreteria della Campania. Proprio così: per evitare una sconfitta, Fini li cacciò.
In Unione Sovietica il Partito, lo PCUS, era solito sbarazzarsi degli elementi “indesiderati” (lì con l’eliminazione fisica, oltre che con l’espulsione dal Partito). Così, anche Fini effettuò delle purghe, ma per molti è comodo non ricordare (…). Orbene, chi ha dato acqua e concime a questa pianta dai frutti velenosi?
Metto in risalto come si espresse Almirante durante un comizio: «Sto lavorando per individuare e far crescere chi dovrà prendere le redini dell’MSI dopo di me. Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico. Che creda, come ormai credo anch'io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così l’MSI può avere un futuro. Diversamente, è costretto a sparire» (1977, assemblea nazionale del Fronte della Gioventù).
Marco Tarchi raccolse la maggioranza dei voti, mentre Fini solo una manciata, arrivando quinto nella corsa alla segreteria. Almirante lo nominò comunque leader dell’organizzazione giovanile.
Fini era un delfino designato già a 25 anni. Alla vigilia dell’assemblea nazionale sapevamo tutti che sarebbe stato nominato lui. Il regolamento congressuale, fatto ad hoc e imposto in modo non troppo ortodosso, prevedeva che Almirante potesse nominare segretario uno dei sette più votati. Il gioco era finito prima di giocare.
I militanti però non accolsero serenamente la decisione di Almirante, perché la votazione dimostrò che c’era una maggioranza avversa. L’assemblea aveva dimostrato che Fini non godeva del consenso della maggior parte dei centri provinciali.
I primi due anni di Fini furono segnati da molte difficoltà, che egli superò con il pesante appoggio di Almirante e con la sua politica degli interventi disciplinari (sostituzione dei segretari dissidenti).
Nel 1987 ci fu la festa dell’MSI a Mirabello. In quell’occasione Almirante designò Fini come suo erede. Panorama definì Fini come “il miracolato dell’Assunta”, ossia di Assunta Almirante, che avrebbe convinto il marito a designarlo quale “successore”. La cosa non è definitivamente provata, ma tale era la versione che circolava in pubblico.
Fini, riportarono alcuni giornali, era designato da “altri”. Non doveva fare alcunché. Tali “altri” non furono che i rappresentanti della plutocrazia dell’alta finanza. Questi stessi “altri” idearono e partorirono Tangentopoli, utile ad eliminare chi aveva intralciato gli interessi del capitalismo internazionale e che aveva invece a cuore la tutela della sovranità nazionale, come Bettino Craxi.
I poteri forti usarono la Lega per raccogliere la prevista (e prevedibile) dilagante protesta contro i partiti corrotti della “prima repubblica”.
Naturalmente, la Lega servì anche quale argine democratico e antifascista che doveva impedire che la protesta andasse a gonfiare di voti l’unica formazione che, esclusa dall’arco costituzionale, era fuori dalla mangiatoia del potere: l’MSI, il temuto partito che rappresentava i “fascisti”, naturali e storici avversari del sistema.
Una storia scritta dai vinti ha quasi seppellito il Fascismo. Ciononostante quel periodo conserva e ci tramanda tutta la sua energia intellettuale, strutturale e legislativa, per cui è evidente che non era del tutto negativo. È difficile un corretto dialogo politico?
Colgo l’occasione per ribadire che il Fascismo è stato un periodo complessivamente positivo, non certo quella barbarie dipinta dagli storici di parte. Le tanto deprecate leggi razziali del 1938 non solo non abrogarono, ma esplicitamente richiamarono e confermarono le precedenti norme del Regio Decreto nr. 1731 del 1930. Regio Decreto per il quale le comunità ebraiche coniarono una medaglia commemorativa tanto in onore del re quanto di Mussolini.
Quelle stesse norme sono ancora oggi parzialmente in vigore. Esse hanno regolato la vita delle comunità ebraiche e le relazioni sia ad esse interne, sia nei confronti dello Stato. Questo fino all’intesa stipulata il 27 febbraio 1987 e recepita dalla Legge nr. 101 dell’8 marzo 1989. Non si può dire lo stesso per il comunismo e per la democrazia giacobina, che hanno prodotto corruzione etica, morale, sociale e morte indiscriminata.
Tanti politicanti, ma pochi politici. Le cito: Cavour, Mussolini, Degasperi, Moro. Chi aggiungerebbe o toglierebbe?
Cavour e Degasperi staranno dannando all’Inferno. Rispetto alla classe politica post-fascista aggiungerei Craxi, oltre a conservare Moro.
Mazzini morì in clandestinità, Mussolini fu appeso in piazza, i comunisti tramavano con l’URSS, Tangentopoli distrusse partiti, Bettino Craxi morì in esilio nel 2000 (non 50 o 100 anni fa). Che Paese siamo?
A mio avviso l’Italia è unica in bellezza e magnificenza rispetto a tutte le altre pur splendide entità geografiche del globo terrestre. L’Italia è stata culla della civiltà umana: ad essa non sono paragonabili le altre, pur rispettabili, civiltà orientali.
Il trattamento riservato ad alcuni noti uomini politici non scalfisce il mio giudizio sull’Italia o sugli Italiani, ma evidenza piuttosto le miserie e debolezze umane, miserie e debolezze che, manipolate emotivamente, sono capaci di crudeltà irrazionali e disumane.
Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, svolge da circa vent’anni la sua azione politica da vero leader. Non crede che sia mancata una vera e qualificata opposizione?
La definizione di “Leader” per il sig. Dellai non è condivisibile. Egli è piuttosto accentratore dispotico. Prova ne sia la sua incapacità di far valere le sue istanze e le sue indicazioni in merito al candidato segretario provinciale del suo partito. Per contro Grisenti, nonostante le note vicende giudiziarie, dimostra doti e qualità da leader.
Non esiste un’opposizione al governo Dellai, a parte quella di Pino Morandini, ma i politici dell’opposizione sono della stessa pasta di Dellai. Solo, essi hanno la “sfortuna” di sedere nei banchi dell’opposizione.
In Trentino, l’espressione di alcune Sue idee “scomode” hanno fatto puntare su di Lei i riflettori dei mass media. Il pensiero comune può dare così fastidio?
Ho un’idea molto chiara a tal proposito, ma ritengo inopportuno esporla in quanto trovo poco galante auto-giudicarmi. Mi limito ad affermare che non essere organico al sistema comporta la gogna mediatica. Tutto ciò che viene propinato scolasticamente dalla pseudocultura, dalla vacuità religiosa, dai mass media è distorto o artefatto.
Troppo grandi sono gli interessi finanziari, occulti e occulti-spirituali in gioco. Pochi sono a conoscenza del fatto che gli Illuminati di Baviera, che ebbero come uomo di spicco Johann A. Weishaupt, nel momento stesso della loro costituzione erano presenti contemporaneamente in Germania e in Trentino.
Il Suo pensiero sui giovani d’oggi?
Vi sono due aspetti che destano preoccupazione quando si parla di giovani. Procedendo con ordine:
1) I giovani già esistenti, tranne poche eccezioni, sono “debosciati”, incapaci di sacrifici e di farsi carico di responsabilità. È per questa ragione che si crea (e sta creandosi) una generazione giovanile denervata, che subisce supinamente qualsiasi evoluzione o stravolgimento sociale, lo subisce senza reagire minimamente. Questi giovani finiranno per consumare agonizzanti il loro destino, spegnendosi per inedia.
2) I risibili numeri demografici. L’Italia, come il resto dei Paesi occidentali, ha una crescita demografica assai bassa, cosa che condurrà inevitabilmente all’estinzione delle loro originarie popolazioni. Dall’unione di una coppia nasce mediamente un figlio. È statistica che i popoli che abbiano avuto una natalità di coppia inferiore ai due figli siano scomparsi in poco tempo. Specularmente, gli stranieri residenti in Italia e in Europa mettono al mondo in media otto figli. Fate voi!
Mercato, economia e globalizzazione stanno mettendo a rischio la sovranità dei popoli?
La sovranità dei popoli non è a raschio, per il semplice motivo che è stata loro già sottratta.
Le porto l’esempio dell’Italia. La nostra nazione versa attualmente nella precarietà socio-economica a causa di concessioni unilaterali imposte dai neocolonialisti vincitori della Seconda Guerra Mondiale, neocolonialisti che furono assecondati da alcuni illustri italiani in cambio di privilegi personali.
Fu il “capolavoro” di Mario Berlinguer (padre di Enrico), il grande capitalista, super proprietario terriero che, in buona compagnia (vedi Alcide Degasperi), accolse di buon grado gli aiuti post-bellici offerti dal finanziere francese Jean Monnet. Monnet era un privato cittadino al quale il consorzio di banche USA che si accaparrò i fondi del Piano Marshall – soldi dei contribuenti americani, non dei banchieri – e che era capeggiato dai Lazard, affidò il compito di distribuire i finanziamenti a condizione che i Paesi europei beneficiari rinunciassero a porzioni della loro sovranità.
di Michele Luongo
© Produzione riservata
(28.01.2012)






























































