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Venerdì, 18 Maggio 2012
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Terni - Avesse compiuto i suoi delitti ad Haifa o a Tel Aviv Cesare Battisti avrebbe vissuto gli ultimi trent'anni della sua vita nascosto come un topo, infilato in qualche buco nel muro, nella speranza di non essere intercettato dal contro spionaggio israeliano, quel Mossad che proprio in Sud America aveva acciuffato Eichmann nel 1962.

Ma l'Italia non è Israele e la volontà di giustizia nel nostro Paese non è ferrea come quella di Simon Wisenthal o di Isser Harel e Cesare Battisti, per troppo tempo scampato alla legge, si prende beffa delle istituzioni italiane dal Brasile, paese nel quale è gradito ospite.

Il Secolo d'Italia del 9 Febbraio 2012 riportava a pagina 6 la notizia della partecipazione dell'ex PAC (Proletari armati per il comunismo) al Carnevale di Rio. Osceno, avranno pensato giustamente i lettori; normale rispondiamo noi. Normale poiché, dopo le pressioni della diplomazia internazionale, dopo gli appelli dei familiari delle vittime e del Capo dello Stato, dopo lo sdegno della maggior parte del popolo italiano il terrorista non solo non viene estradato, ma continua a vivere una vita serena, quasi fosse un qualsiasi cittadino

Ma non è tutto. Agli occhi della comunità internazionale e stando alle parole del fuggitivo, il criminale non sarebbe il killer di Torregiani bensì lo Stato italiano e dei suoi iniqui mezzi di giustizia.

Siamo deboli e non riusciamo a riacciuffare un pluriomicida che si prende gioco del nostro popolo della nostra storia recente. Battisti gode ormai di piene garanzie istituzionali e del sostegno dell'intellighenzia brasiliana, quest'ultima forse dimentica dei metodi non molto ortodossi ai quali ricorre la polizia di Rio per rompere la rete del narcotraffico nelle favelas.

 di Marco Petrelli 
 (16.02.2012)




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