Via Cialdini

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Venerdì, 18 Maggio 2012
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Catanzaro - “I tesori nascosti non esistono” - I miti di tutti i popoli raccontano spesso di tesori nascosti sotto terra, che l’eroe o chi per lui trovano. Sotto un profilo antropologico, è un archetipo del mistero dell’esistenza e la catabasi nell’inconscio; ma qui facciamo uso del mito per applicarlo a cose più terra terra, alla crisi economica mondiale e italica.

In economia, ahimè, i tesori nascosti non esistono; e, a pensarci bene, manco quelli delle leggende sono del tutto a costo zero: l’eroe deve rischiare, deve brandire una spada, uccidere un drago; e, una volta trovato l’oro e il resto, lo deve pur investire in qualcosa. Del resto, se un tesoro è finito sepolto, qualcuno deve pur averlo seppellito, e precedentemente accumulato…

Insomma, la ricchezza dev’essere prodotta, altrimenti non c’è; e ciò che non c’è non può essere distribuito né equamente né iniquamente. Il problema non è dunque se gli operai possono essere o meno licenziati per l’articolo 18, ma se sopravvive un’azienda da cui potrebbero essere licenziati, o, in caso contrario, assunti e magari in compagnia di altre assunzioni se le cose vanno bene.
Con calma: scopo delle aziende non è “creare posti di lavoro”, bensì produrre; e se produce, ha bisogno di addetti.
Quanti ne servono, però: se ne servono dieci e ce ne sono nove, l’azienda è in difficoltà; ma se ce ne sono undici, uno è spesa eccessiva. Dagli anni 1950, soprattutto in Italia, le aziende sono state troppo spesso un gigantesco ammortizzatore sociale a spese dello Stato: e il disastro è sotto gli occhi di tutti.

Occorrono dunque politiche del tutto e diametralmente contrarie, che incoraggino la produzione e il lavoro; la produzione, s’intende, di ciò che serve, che si vende, che va incontro a esigenze reali. Occorre una filosofia del lavoro, che invece finora è stato letteralmente considerato una disgrazia, dalle famigerate lettere di don Milani sulle antologie della Media, a raffiche di film e romanzi inneggianti all’edonismo piccolo borghese a buon mercato.
Per una persona sana (faccio anch’io il politicamente corretto, quindi anche una donna fatta come si deve), lavoro è quando si suda; anche quello intellettuale è lavoro, certo, ma non è che con questa scusa si va a finire tutti dietro una scrivania. Ce n’è di campagna da dissodare…


di Ulderico Nisticò
  (19.02.2012)


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