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La denuncia è dell’Udu, l’Unione degli Universitari italiani, pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica, che ha messo sotto la lente i bilanci 2011 delle principali università, con il risultato che la pressione fiscale “fuorilegge” delle università statali è cresciuta del 16 per cento Il meccanismo è semplice: secondo il Dpr 306 del 1997, l’ammontare complessivo delle tasse non può superare il 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario erogato dallo Stato. In barba a questa disposizione di legge, il 59 per cento degli atenei italiani ha aumentato negli anni le tasse studentesche.
Tra gli atenei più esosi, l’Università di Bergamo, che nel 2011 ha ricevuto quasi 35 milioni di fondo di finanziamento ordinario ma ne ha chiesti 14 e mezzo di tasse, il doppio rispetto alla soglia permessa. In questo ateneo, gli studenti pagano una media di 993 euro l’anno a testa. Se la tassazione fosse rimasta entro i limiti concessi dalla legge, ogni studente avrebbe dovuto sborsare 476 euro, ovvero 516 euro in meno ogni anno. Italia dei Valori presenterà un’interrogazione al ministro Profumo, che parla tanto di merito, per chiarire gli aspetti di questa vicenda. Se le legge c’è va rispettata. Che le famiglie italiane fossero le più tartassate d’Europa lo sapevamo già. Ma tartassare l’istruzione e il merito, no: è incostituzionale.
di Massimo Donadi
(19.06.2012)
www.massimodonadi.it/












