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Lavoratrice del sesso

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Bologna - “Prima i diritti. Poi le tasse” - Succede a Bologna che dal settembre scorso e per i successivi tre mesi, il Comando Provinciale dei Carabinieri ha sottoposto un questionario alle donne che si prostituiscono in città, raccogliendo i dati di 250 di loro. Il questionario, al quale queste donne avrebbero aderito “volontariamente”, contiene domande dal tenore: “Svolge l’attività di meretrice da…? Guadagno medio giornaliero…? Compenso medio a prestazione?”. Oltre ai dati personali (per niente anonimo quindi!) e a quesiti sull’alloggio e si badi bene, perfino la domanda: “sei sfruttata oppure no?!”.

L’operazione, del tutto inutile ai fini dichiarati – individuare gli sfruttatori e inviare al fisco i dati sui guadagni delle lavoratrici del sesso per poterli tassare – è probabilmente un’ulteriore vessazione per le donne che l’hanno subita e ha il sapore di una schedatura in aperta violazione di diritti civili fondamentali.
La schedatura delle lavoratrici del sesso è infatti pratica vietata dalla legge Merlin e condannata da ultimo dalla Corte Europea per i Diritti Umani.

Che in più, possa considerarsi “volontaria adesione” rispondere a domande poste da esponenti delle forze dell’ordine a donne che in moltissimi casi vivono situazioni di emarginazione e che possono trovarsi in uno stato di ricattabilità mi pare anche francamente ipocrita.
E se a questo si aggiunge l’alibi che il questionario servirebbe per la difesa delle donne “intervistate” da eventuali sfruttatori siamo addirittura al paradosso.

Infatti, alla voce “Presenza di eventuali sfruttatori” cosa potrà mai rispondere una donna, magari straniera, che vive la prostituzione come costrizione a forza di minacce e percosse?

E se si sostiene che i dati raccolti serviranno per poter fornire elementi all’Agenzia delle Entrate per il pagamento di eventuali imposte siamo alla presa in giro. Presa in giro dei contribuenti e disprezzo per le battaglie portate avanti per anni da associazioni come Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute che chiedono la regolamentazione e l’emersione dal nero dell’attività di prostituzione per garantire a tutte le lavoratrici del sesso diritti, libertà di scelta, libertà dallo sfruttamento.

Mi toccherà ricordare uno slogan in voga all’alba delle democrazie liberali: “No taxation without representation”. Prima i diritti, poi le tasse!

Questo brutto episodio – che mi auguro rimanga isolato, ma non passi sotto silenzio – ci segnala una volta di più quale sia la strada da percorre: è ora che si cominci in questo paese a parlare laicamente di prostituzione. Infatti, se l’iniziativa dei Carabinieri, ancor più illegittima e fuori luogo in una città come Bologna che ha sempre rappresentato un’avanguardia in Italia per le politiche di riduzione del danno e per l’approccio laico alla prostituzione, dovesse trovare seguito in altre città, ci ritroveremo come balzati indietro di 100 anni, quando si schedavano le meretrici in spregio alla loro dignità e ai più basilari diritti umani.

  di Cathy La Torre
      (14.01.2012)
www.sinistraecologialiberta.it


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