Baccanti, divinità e umanità, chiacchiere da Terzo Stato

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Baccanti, Dionysus il dio nato due volte. Numerose sono le tappe di cui è disseminato lo svolgimento, differenti sfumature delle interpretazioni queste “Baccanti” sono testimoni di un percorso di lavoro e di indagine.

da  Maricla Boggio

           

Baccanti, divinità e umanitàBaccanti. Mettere in scena una tragedia di Euripide senza cedere a personali adattamenti di capriccio o di comoda semplificazione è già un elemento di merito. Daniele Salvo si è immerso nell’impresa affondando nel testo alla ricerca del suo significato profondo, a cui giungere mediante lo scavo graduale di quella infinita montagna di versi ognuno dei quali porta in sé un significato, un simbolo, un sentimento che va ad accumularsi dall’inizio alla fine, concludendosi poi con quella riflessione del Coro:

Quello che si credeva non s’avvera, e un dio trova la via a cose di cui fede non s’aveva”.

E prima di tutto, con onestà intelligente e creativa di interprete, ha dato spazio alla parola, alla sua possibilità di farsi emozione, precedendola talvolta con una gestualità evocativa, destinata, specie per il personaggio da lui interpretato – Dioniso – a diversificarlo da quella dimensione realistica impressa da Euripide nel segno di un’ironia ormai lontana dall’ossequio agli dei, benché ad essi poi succubi per necessità, giusta per il re Cadmo e l’indovino Tiresia dedito a giocondi svaghi e non più tremendo veggente di sciagure, una sorta di coppia borghese in vena di passeggiate. E con questa intelligenza dell’interpretazione avrebbe potuto fare a meno di certe proiezioni su città o campagne, pur suggestive visivamente, che cancellano la metafora del dire abbassandone il livello simbolico.

Nelle differenti sfumature delle interpretazioni queste “Baccanti” sono testimoni di un percorso di lavoro e di indagine che Daniele Salvo mostra di aver elaborato in pieno, a partire dall’Accademia – il ricordo dell’insegnante Andreas è significativo – , per proseguire nel rigore di Luca Ronconi e diventare poi cifra personale, assai più emozionata ed emozionante che nel Maestro, del tutto “altro” da questo suo allievo nel suo “Baccanti” monologante di Marisa Fabbri al Fabbricone di Prato.

Divinità e umanità, chiacchiere da Terzo Stato e coralità magiche, il travestimento di Penteo odiatore di Dioniso tentato di indossare vesti femminili per “spiare” le donne invasate, spunto nietzschiano, la follia della madre che uccide il figlio attraverso un’ebbrezza giustificatrice foriera di moderne patologie, e un Coro che si vorrebbe preda succube del dio, forse immerso in un sopore accresciuto dalle fluenti acconciature, questi alcuni degli elementi attraverso cui si svolge la complessa vicenda.

Salvo ha già una forte esperienza in materia di tragedie, avendone messe in scena a Siracusa e a Taormina. Il senso dell’operazione si ritrova nella capacità di tenere insieme la struttura del testo nel suo alternarsi/avvicendarsi di   prologo, parodo, episodi, stasimi ecc., e in questo rispetto, disatteso dai più, si mantiene intenso il valore di rappresentare, richiamando forme arcaiche a suggerire nostri attuali comportamenti.

Baccanti . Numerose sono le tappe di cui è disseminato lo svolgimento. Ogni attore ha lavorato con serietà per contribuire al contesto. Emerge il Dioniso di Daniele Salvo, per la cifra espressiva da lui impressavi, nelle sonorità e nelle gestualità, dove il mito si fa immagine divina, umana e beluina.

La consapevolezza dopo lo stordimento è il Cadmo di Paolo Bessegato a indurla in Agave con toni di pietas assai ben trovati, mentre la stoltezza senile di questo insolito Tiresia è Paolo Lorimer a metterla a segno.

Simone Ciampi offre del suo messaggero di tremende descrizioni di morte una dimensione partecipata e vivace, pur in contrasto con un’incomprensibile mutilazione delle mani, lui portatore soltanto di notizie. Esaltata nei gesti e nei ritmi la Messaggera di Melania Giglio, come anche il Penteo provocatore di Diego Facciotto in corsa perenne. Il Coro delle brave attrici ha un compito duro e faticoso, e l’adesione al ruolo va riconosciuta, nel difficile apprezzamento delle motivazioni profonde che dovrebbero renderlo testimone e giudice.

Va citata con un punto d’onore Manuela Kustermann, nel generoso sacrificio da protagonista indiscussa pur emergente verso la fine della sua Agave, nell’Esodo, in cui si proietta in tutte le sue capacità artistiche attraverso l’immedesimarsi in quella invasata madre cacciatrice di mostri, tutta presa nel compiacimento dell’impresa riuscita per poi calare nella disperata assunzione di coscienza del suo involontario crimine, moderna assassina protagonista di tanta cronaca attuale. E si deve a Manuela Kustermann la decisione di sostenere con il suo Vascello un progetto di così ampia portata in ordine a numero di attori e a costi di allestimento, mentre i teatri stabili e le grandi compagnie di giro si restringono  spesso ad allestire drammi con pochi personaggi e un’unica scenografia.

Un progetto di Daniele Salvo sulle Baccanti di Euripide con Manuela Kustermann, Daniele Salvo Paolo Bessegato, Paolo Lorimer, Simone Ciampi, Diego Facciotti, Giulia Galiani, AnnaMaria Ghirardelli, Melania Giglio, Francesca Mària, Silvia Pietta, Alessandra Salamida, Giulia Diomede , regia DanieleSalvo, Produzione La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello Roma – Tieffe Teatro Milano, Teatro di Stato Constanta Romania- Roma, Teatro Vascello ( 7 febbraio 2017) – http://www.criticateatrale.it/

 

    di Maricla Boggio
      (07/03/2017)

 

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