Il Germanico. Bravi, bravi, bravi

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A Tiroler Landestheater di Innsbruck, una grande opera Il Germanico con un cast di assoluta bravura: Orchestra Academia Montius Regalis diretta da Alessandro De Marchi, Patricia Bardon, David Hansen, Klara Ek , Emilie Renard, Carlo Vincenzo Allemano, Hagen Matzeit, semplicemente: bravi, bravi, bravi.
di Michele Luongo

 

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David Hansen, Patricia Bardon, Hagen Matzeit,Carlo Vincenzo Allemano,

Innsbruck (A) – Il Festival della Musica Antica di Innsbruck, bella musica, bel canto, studio e ricerca una conferma naturale della continuità musicale austriaca. Nella splendida cornice del Tiroler Landestheater, giovedì scorso, nel foyer, il pubblico è accolto con note di trombe e rulli di timpani, va in scena una prima “Il Germanico” di Nicola Porpora, su libretto di Niccolò Coluzzi.  Una grande opera, poche volte ripresa proprio per le sue grandi difficoltà. Tre atti, quattro ore e mezzo di spettacolo con la regia di Alexander Schulin, scenografia di Alfred Peter e l’Orchestra Academia Montius Regalis diretta da Alessandro De Marchi, drammaturgia di Micaela von Marcard, Patricia Bardon in Germanico, David Hansen è Arminio, Klara Ek  è Rosmonda, Emilie Renard è Ersinda, Carlo Vincenzo Allemano è Segeste  e Hagen Matzeit interpreta Cecina.

La storia: Germanico, Giulio Cesare, alla morte di Augusto si trovava in Gallia per un censimento, ma dovette accorre sul Reno per sedare una sollevazione di legionari e riscattare  la sconfitta di Varo a Teutoburgo, dove Il principe dei Cherusci Arminio esaltato dalla vittoria incitava le popolazioni germaniche alla rivolta contro i romani. Ma proprio all’interno della sua famiglia cova il tradimento, il suocero, il principe Segeste, offrì il proprio aiuto a Germanico. Dunque, Germanico attraversò il Reno assieme al luogotenente Cecina Severo e sconfisse nuovamente i Marsi.

Trame politiche e tele sentimentali scorrono su una costante tensione magnificamente sostenuta dall’impianto orchestrale. Incantevole il duetto tra Cecina ed Ersinda, con il delizioso gioco dell’avvicinarsi e allontanarsi.
Intensa l’aria di Rosmonda:  “ Rivolgi a me le ciglia, rimira il pianto mio, Tu mi facesti, oh Dio, sposa dolente e figlia barbari genitor”, un marito, il principe Arminio, ardito e pieno di orgoglio, e il padre, il principe Segeste, che passa con i romani. Quindi, Arminio è sconfitto e fatto prigioniero. 

E’ superlativo il finale del secondo atto, a tre voci, con Germanico, Arminio e Rosmonda.  Germanico: “ Questo inutile orgoglio ormai deponi. S’esser tu giuri dei Romani amico, l’istesso vincitor dal piè ti scioglie le catene e ti rende e Patria e figlio e libertate e moglie”.

Arminio: “E Patria e figlio e libertate e moglie? Questi dell’amor mio l’oggetti sono. Ma a prezzo tale io non accetto il dono”. Germanico: resta dunque costante nel tuo folle pensier! La morte aspetta…”  La moglie di Arminio, su consiglio del padre  Segeste, aveva giurato fedeltà a Roma. Ma Germanico, informa Arminio del giuramento della moglie.  

Arminio: “ Lascia che sfoghi tutta la mia rabbia e l’ira contro l’ingrata sposa. Ah ! Mostro infido!”  Rosmonda: “Pria di veder Arminio cedere a Roma, ho core di vederlo mori. E’ gloria mia, se per la Patria more; e se tu vuoi accrescermi il piacer, fa pur che mora col caro sposo suo Rosmonda ancora.” 

Arminio pur di non cedere a Roma è sempre disposto a morire, solo alla vista del piccolo figlio e al suo abbraccio, allora sceglie alla morte la Roma amica.

Costumi colorati e sontuosi quanto basta in rispetto ai personaggi dell’epoca. Una scenografia, sobria, funzionale, con un palco rotante per cambi di vedute con paesaggio romano, viale con cipressi o scale di marmo, in perfetta armonia con l’intera opera.

Il Germanico è un’opera difficilissima, richiede di voci straordinarie, di presenza scenica e un impegno costante che non ammette superficialità. Gli interpreti, il mezzosoprano Patricia Bardon è Germanico, bella voce, potente e morbida, perfetta nel ruolo (maschile), movimento e presenza scenica. David Hansen, controtenore, è Arminio, voce unica, orgoglio, sofferenza, sensibilità,  sfumature di un’eccellente interpretazione.  Klara Ek , soprano, è Rosmonda, bellissima voce, passione, fermezza e chiarezza, grande interprete. Emilie Renard, mezzosoprano, è Ersinda, bella interpretazione, seducente con il giusto brio. In perfetta sintonia con Hagen Matzeit, controtenore, nel ruolo di Cecina, il suo un dolce canto, inscena un incantevole gioco d’amore con Ersinda. Carlo Vincenzo Allemano, tenore, è Segeste, imperiosa presenza scenica, completo nel ruolo.

L’Orchestra Academia Montius Regalis diretta da Alessandro De Marchi, ci ha regalato una serata di bella musica, suoni puliti, sublimi, impeccabile armonia. Al Tiroler Landestheater, abbiamo assistito a un’opera strabiliante con cast eccellente cui è davvero difficile potere affermare chi sia stato più bravo per cui, semplicemente: bravi, bravi, bravi.

Il fine spettacolo è accolto da un’ovazione con intensi e continui applausi, sei minuti con il pubblico in piedi.

 

di Michele Luongo  ©Riproduzione riservata
                  (15/08/2015)

Immagine: : © Festwochen der Alten Musik, Rupert Larl

 

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