Joshua Bell, incanta, affascina, emoziona

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Joshua Bell, ha dentro l’amore per la musica, per il violino, e la trasmette con il cuore e la professionalità di un grande artista. Al Symphony Center il pubblico è in piedi, elettrizzato, ancora un bis e gli applausi continuano ed un nuovo bis, il terzo.
di Michele Luongo

 

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Joshua Bell

Chicago –  E’ possibile riempiere un teatro con un violino e un pianoforte? Risposta scontata, eppure se a suonare quel violino c’è  Joshua Bell il miracolo è quasi normale che avvenga. Così a Chicago al Symphony Center, sede della Chicago Symphony Orchestra, Joshua Bell con il violino Stradivari del 1713  e Sam Haywood al pianoforte  ( lo scorso 30 ottobre ) con la melodia dei loro strumenti hanno accolto il gremito pubblico.

Joshua Bell, ha dentro l’amore per la musica, per il violino e la trasmette con il cuore e la professionalità di un grande artista. All’età di cinque anni iniziò a suonare il violino. E a quattordici anni è apparso per la prima volta come solista con la Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti. Ha vinto il Grammy Award per l’esecuzione di una Fantasia su musiche di George Gershwin e tanti, tanti riconoscimenti.

Nel teatro l’emozione è palpabile, sul palcoscenico della Symphony Center, Joshua Bell inizia con la Ciaccona in G Minor di Tommaso Vitali, ritmo, intensità della ciaccona, sembrano un tutto uno con la dedizione, slancio di Bell che abbraccia le cadenze, le modulazioni in un crescendo virtuosismo che elettrizza  il pubblico.

Si prosegue con la Sonata n. 9 in A Major, Op. 47 di Ludwig van Beethoven, ogni nota sembra un emozione, il pianoforte e il violino con suoni diversi quasi in contrapposizione percorrono una elegante melodia, che ci trasporta nella meditazione, contemplazione, una bellissima atmosfera d’intesa tra i due musicisti, e nel finale con un moto perpetuo vivace, Bell conclude con assoluta precisione. Intensi e lunghi gli applausi.

La seconda parte del concerto  è dedicata a Faurè  con la Sonata n. 1 in A Major, Op. 13, un bellissimo percorso sonoro, una magia che galleggia con alterni momenti di tensione, è puro lirismo. Joshua Bell, dà il senso ad ogni nota, ad ogni tocco, quasi sospiri. Poi con l’Allegro quasi presto del finale Bell e Haywood sembrano condurci all’inebriante finale. Il Pubblico è letteralmente affascinato, ha saputo raccogliere la bellezza della musica, scroscianti e interminabili applausi quasi un abbraccio a Bell che accoglie e concede il bis con  Danza Ungherese nr.1 di  Brahms, ritmo e melodie zigane. Al Symphony Center il pubblico è in piedi, elettrizzato, ancora un bis con Liebesleid Kreisler, e gli applausi continuano ed un nuovo bis, il terzo, Scherzo-Tarantelle, Op. 16 di Wieniawski,  è puro virtuosismo, è Joshua Bell, che incanta, affascina, emoziona, è la magnificenza della musica di un grande professionista.

Ho avuto il piacere di conoscere di persona Joshua Bell, al Verbier Festival in Svizzera, è una bella persona. In più occasioni ho seguito i suoi concerti, te ne innamori e non smetti più di seguire, ascoltare, quella sublima melodia di note che sprigiona il violino, sotto l’arco e le dita di Joshua Bell.

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (31/12/2015)

 

 

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