Navello con Il Divorzio di Vittorio Alfieri

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Il regista Beppe Navello con la commedia Il Divorzio di Vittorio Alfieri, dimostra allo spettatore la forte carica distruttiva che al di là della forma presenta quel tipo di società, pervasa da una corruzione profonda.

di Maricla Boggio

Navello con Il Divorzio di Vittorio Alfieri
Il Divorzio, foto scena di Lorenzo Passoni

Con l’intelligenza e la sensibilità artistica che gli sono proprie, Beppe Navello ha affrontato la regia de “Il divorzio” di Vittorio Alfieri partendo da un rigoroso rispetto per i versi endecasillabi che l’autore ha scelto per la sua commedia, nella quale denuncia il malcostume della società del tempo vedendola nel suo privato, come in altri scritti invece affronta la situazione politica italiana mettendone in risalto i mali di cui sono colpevoli i governanti.

Pochi registi si sono cimentati in un’impresa difficile come questa, che soltanto portando a compimento con assoluta adesione può offrire dell’opera la sua bellezza. Prima di Navello, a quanto ricordi, soltanto il grande maestro Orazio Costa mise in scena la commedia, con gli attori suoi allievi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, poiché per raggiungere un risultato ottimale l’adesione degli interpreti deve essere assoluta. E Paolo Giuranna, suo allievo, anni dopo ne fece uno spettacolo al Teatro Stabile dell’Aquila, sotto l’impronta del Maestro.

Questa adesione alla dimensione formale della commedia, spesso disattesa da registi ed attori nella falsa convinzione di rendere più sciolto e “moderno” il testo, permette a Navello di giocare con estrema levità sul rapido intrecciarsi delle battute che i vari personaggi si scambiano, mostrando un’apparenza di soave leggerezza, ma dimostrando allo spettatore la forte carica distruttiva che al di là della forma presenta quel tipo di società, pervasa da una corruzione profonda. Alfieri non elabora teorie come un sociologo, né si fa agitatore politico: è un artista, e la sua forma di ribellione a questa società in via di distruzione la esprime con un’aria mozartiana, dove la perfezione musicale del dire mette in evidenza la critica all’assunto sociale.

Le due famiglie – Cherdalosi quella del padre Agostino e delle due donne, la madre Anna e la figlia Lucrezina, e Benintendi quella del pretendente Prosperino con il padre Settimio – si incontrano e si scontrano apparendo goldonianamente protese a maritare i propri ragazzi, ma in realtà tendono soltanto all’interesse economico e sociale del rispettivo nucleo familiare. Il disfacimento morale della classe dominante è mostrato soprattutto attraverso la corruzione sessuale delle donne – madre e figlia hanno amanti e cavalier serventi – e della casta sacerdotale – don Tramezzino, definito meschinamente anche nel nome, rappresenta sia preti che frati attraverso un costume a più simboli, e mostra tutto il suo servilismo nella devozione interessata ai signori.

L’ipocrisia trionfa a vantaggio dei biechi interessi privati di ciascuno dei personaggi, dove la smodata sete di ricchezza e di potere dirige ogni comportamento. Beppe Navello ha concluso il suo spettacolo, la cui cifra espressiva oltre a quella essenziale della parola è accresciuta da una scelta di costumi – firmati da Barbara Tomada – protesi a sottolineare i caratteri specifici di ogni personaggio attraverso i colori e gli oggetti-costume, facendo riapparire gli attori mascherati in grotteschi testoni animaleschi, imprimendo con forte senso spettacolare un ulteriore elemento di denuncia della disumanità di questi rappresentanti della classe dirigente. E, senza calcare oltre, con questo tocco magistrale, Navello ha indotto gli spettatori a riflettere sull’oggi in cui la presenza di situazioni analoghe, sotto il velo glamour di affascinanti storie da copertina, è all’ordine del giorno.

Un encomio solenne va attribuito agli attori, che hanno rispettato ogni endecasillabo immettendovi anche una loro giocosa creatività.

IL DIVORZIO di di Vittorio Alfieri,  regia Beppe Navello Con Stefano Moretti, Marcella Favilla, Daria-Pascal Attolini, Riccardo De Leo, Alessandro Meringolo, Riccardo Ripani, Diego Casalis, Giuseppe Nitti, Fabrizio Martorelli, Vincenzo Paterna, Roberto Carrubba, Alberto Onofrietti.  Produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa.  Teatro Palladium in collaborazione con il Teatro di Roma (  http://www.criticateatrale.it  )

 

    di Maricla Boggio
     (27/04/2017)

 

 

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