Un Ulisse nelle Alpi quello di Ole Anders Tandberg

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Al Festival della Musica Antica di Innsbruck, “Il ritorno d’Ulisse in patria” con la regia di Ole Anders Tandberg, un Ulisse nelle Alpi, e una dea Minerva tirolese. La regia di Ole Anders Tandberg tende a smarrire il fascino epico ed è facile incontrare il vuoto.

di Michele Luongo  

Un Ulisse nelle Alpi quello di Ole Anders Tandberg
David Hansen (Telemaco), Kresimir Spicer (Ulisse) © Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl

Nell’ambito del Festival della Musica Antica di Innsbruck, nella cornice del Tiroler Landestheater, giovedì scorso, la première della versione moderna dell’Opera di Claudio Monteverdi “Il ritorno d’Ulisse in patria”, con la regia di Ole Anders Tandberg e l’Orchestra Academia Montis Regalis diretta da Alessandro De Marchi.

La scenografia vede una sala con un lungo tavolo a centro, sullo sfondo, come uno schermo, un sipario per flash di scena. Penelope, in bianco, vestita da sposa, il posto al suo fianco è vuoto. Attende il ritorno di Ulisse, passa il tempo, trascorrono gli anni “ Di misera Regina/ non terminati mai dolenti affanni,/ L’aspettato non giunge,/ e pur fuggono gli anni”. I Proci, Antinoo, Pisandro, Anfinomo, aspirano alla sua mano, mirando, soprattutto, al trono di Itaca.

La regia Ole Anders Tandberg tende a smarrire il fascino epico ed è facile incontrare il vuoto, l’intrigante scena dell’ancella Melanto con il suo amante Eurimaco riesce a dare un po’ di brio, ma bisogna attendere il risveglio di Ulisse nella Scena V, per un po’ di spessore. Poi, troviamo un Ulisse nelle Alpi con la dea Minerva in costume tirolese, che nel garantirgli la protezione, gli suggerisce il travestimento.

Ulisse è tornato vestito da pastore (non dal classico mendicante), si rivela al fedele Eumete e al figlio Telemaco. Di tutta la prima parte è proprio l’incontro di Ulisse con il figlio Telemaco che sia per canto sia per presenza scenica e l’effetto luci, il riscontro come una delle migliori scene. 

La seconda parte dell’opera si presenta certamente con altro ritmo e una maggiore partecipazione dei personaggi. Intanto Antinoo, Pisandro e Anfinomo, assediano, incalzano Penelope a scegliere uno di loro, le voci sul ritorno di Ulisse li rendono impazienti. Penelope “ Non voglio amar, non voglio”, ma le tentazioni incominciano a fare breccia. 

Su suggerimento della dea Minerva, Penelope propone la prova con l’arco ai pretendenti: nessuno di loro riesce a tenderlo tranne il finto pastore, che con la stessa arma uccide i Proci. Iro, né terrorizzato, aveva deriso il falso pastore, finisce per suicidarsi. Nel frattempo Eumete e Telemaco cercano invano di convincere Penelope, ancora incredula, poi appare Ulisse nelle sue vere sembianze. “Quell’Ulisse son io, delle ceneri avanzo, residuo delle morti”, ma Penelope è ancora riluttante,  “Del tuo casto pensiero io so ‘l costume./  So che ‘l letto pudico,/ che, tranne Ulisse solo, altro non vide, / ogni notte da te d’adorna e copre/ con un serico drappo/ di tua  mano contesto, in cui si vede/  co ’l virginal suo coro / Diana effigiata”  solo la descrizione del drappo nuziale, a questo punto la convince della sua identità.

Un Ulisse nelle Alpi quello di Ole Anders Tandberg
Christine Rice (Penelope), Hagen Matzeit (Pisandro, links), Francesco Castoro (Anfinomo, rechts), Marcell Bakonyi (Antinoo, hinten) © Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl

Certamente una versione moderna quella della regia Ole Anders Tandberg, che seppure non modifichi il contenuto priva l’opera di un personaggio carismatico, con facili cadenze d’intensità e di ritmo come nella prima parte. I flash come l’incontro sul ring è in pratica inutile, invece troviamo molto interessanti la scena con l’ancella Melanto, Vgdis Unsgard, con il suo amante Eurimaco, Petter Moen, che riescono a dare vivacità e significato libertino che si era instaurato alla “pesudo” reggia, o come il ballo di Antinoo, Pisandro, Anfinomo, questa volta vestiti da marinai con tre gambe, scena da musical che il pubblico ha gradito.

L’incontro di Ulisse, Kresimir Spicer, con il figlio Telemaco, David Hansen, che incontriamo anche nella seconda parte, sono momenti di grande canto e presenza scenica. Di Penelope, Christine Rice ne abbiamo una positiva interpretazione proprio nella scena finale con Ulisse, il tenore Kresimir Spicer, che ci regalano un momento di puro romanticismo, forse è davvero troppo poco.

Canto e presenza scenica, sen’altro positiva quella Antinoo, Marcell Bakonyi, Pisandro, Hagen Matzeit, Anfinomo,  Francesco Castoro.  Semplicemente completa Ann – Beth Solvang, nel ruolo di Minerva. Nella semplicità una grande presenza scenica quella di Eumete, Jeffrey Francis. E Idro, Carlo Allemano, una garanzia, peccato per il ruolo marginale.

Un’opera che è stata supportata magnificamente dall’Orechestra Academia Montis Regalis, diretta da Alessandro De Marchi, cha ha saputo dare valore all’espressività di ogni artista, e reso le scene di una bella immagine musicale. Una perfetta organizzazione che tra l’altro ha previsto dopo lo spettacolo, un incontro al Palazzo Imperiale nella meravigliosa Sala dei Giganti con i protagonisti dell’opera. (  https://www.altemusik.at/de  )

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (16/08/2017)

 

 

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