Giovani talenti, lavorare non per ma con

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Chimirri (Unilever): i giovani talenti non cercano il posto fisso in azienda. Non vogliono lavorare “Dentro” le prganizzazioni ma “Con”.

di Gianmarco Gallizzi

 

Giovani talenti, lavorare non per  ma con Di talenti giovanissimi il Paese è pieno. Convincerli a lavorare all’interno delle aziende in modo, per così dire, “tradizionale” è però difficile. Loro, questi ragazzi, hanno logiche diverse. Antitetiche in certi casi. E bisogna trovare un punto di incontro per non rischiare di disperdere il loro fondamentale capitale di genio. C’è chi ci prova, anche tra i colossi internazionali. «Ci siamo resi conto che esiste una fetta di talenti che vuole lavorare diversamente», racconta Gianfranco Chimirri, HR e Communication Director di Unilever Italia.

NON VOGLIONO LAVORARE “DENTRO” LE ORGANIZZAZIONI MA “CON”
Il manager è presente all’European HR Directors Summit 2017 organizzato da Business International e a margine del suo intervento sul palco approfondisce il tema con BiMag. «Questi giovani non vogliono lavorare “dentro” le organizzazioni tradizionali. Vogliono casomai lavorare “con” le organizzazioni. Hanno bisogno di forme diverse, che vanno oltre quello che è il solito rapporto di lavoro».

E in questi casi è l’azienda che deve scendere a patti. «Non possiamo ignorare che esiste questa fetta di talenti. Stiamo esplorando nuove forme di collaborazione che valorizzino l’open talent economy».

LA LORO VIVACITÀ PUÒ FERTILIZZARE L’INTERA MENTALITÀ AZIENDALE
E per capire l’importanza di questo passaggio bisogna pensare anche agli effetti positivi “ulteriori” per le aziende.

Sì, perché oltre a «massimizzare il beneficio delle competenze di queste talenti», non si deve perdere l’occasione di «fertilizzare» il campo delle risorse già presenti nell’organizzazione.

Grazie al contatto con cervelli “nuovi” e particolarmente vivaci «anche chi lavora nell’organizzazione acquisisce una mentalità più veloce, più da “founder”. Si aumenta la propensione al rischio, si ritrova la capacità di sperimentare. Che, certo, comporta anche possibili fallimenti, da cui però si può solo imparare».

PER CONVINCERLI BISOGNA RISPETTARE I LORO VALORI
Una volta raggiunta questa consapevolezza arriva però la parte difficile. Già, perché i millennials, soprattutto se dotati di talento, non sempre sono facili da avvicinare. L’offerta deve essere allettante. E il problema non sono i soldi. «Bisogna presentare loro un progetto interessante», è convinto Chimirri. «I nuovi talenti guardano i contenuti. Se individuano nella tua azienda un progetto interessante allo sviluppo delle loro capabilities, allora forse ti seguiranno».

Il “forse” presuppone che serva anche altro. «Danno molto peso ai valori. Unilever riesce a mettersi in connessione con questi ragazzi perché, ad esempio, condivide con loro il tema della sostenibilità». Ma tutto questo ancora non basta. «È decisivo cercare di capire il loro sistema di lavoro, e poi favorirlo. Non commettere l’errore di forzarli per adeguarli alle nostre logiche organizzative. Bisogna aprirsi con umiltà al loro modo di essere e di concepire la vita».   (  http://bimag.it/  )

 

   di Gianmarco Gallizzi
      (24/07/2017)

 

 

 

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