Sabato, 25 Maggio 2013

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Lunedì, 16 Aprile 2012 10:54

Soccorso Ictus

Lecce - SOS pronto soccorso ictus: non solo unità coronariche, le autoambulanze siano dotate anche di attrezzature per gli ictus anche in Italia. La sperimentazione è già partita in Germania. Il trattamento d’urgenza già prima dell’ospedale in ambulanze specializzate aumenterebbe le possibilità d’intervento e di salvaguardia delle vite umane
Quante morti o danni permanenti possono essere evitati in conseguenza di un ictus se si interviene tempestivamente? Secondo una sperimentazione condotta da un’equipe dell’Università del Saarland a Homburg in Germania guidata dal dott. Klaus Fassbender che si è limitata ad un numero esiguo di soggetti, molte più di quante se ne possano immaginare.
La soluzione per interventi urgenti possono essere ricercate nelle stroke unit mobili utilizzate per la ricerca, ovvero autoambulanze attrezzate per la gestione dell’ictus con tomografia computerizzata, sistemi di analisi di laboratorio e attrezzature per la telemedicina che secondo lo studio possono dimezzare il tempo impiegato per la somministrazione dei fibrinolitici.

L’ictus è considerato, alla stregua di un infarto cardiaco, come una vera e propria emergenza medica, con conseguenze che in molti casi possono portare alla morte o a danni permanenti. La forma più frequente di quello che viene anche chiamato “attacco apoplettico” è quella ischemica che è la conseguenza della formazione di un coagulo di sangue che interrompe il flusso sanguigno in una zona dell’encefalo.

L’urgenza per tentare di porre rimedio al rischio di danni gravi o alla morte sta proprio nel fatto che al giorno d’oggi esistono delle terapie, in particolare dei farmaci che hanno efficacia solo se somministrati entro quattro ore e mezzo dall’insorgenza acuta della malattia.
Per esempio, tanto più è rapida l’effettuazione della terapia fibrinolitica, tanto più alte sono le possibilità di sopravvivenza e di ridurre la disabilità a lungo termine.
Non tutti i pazienti, però, sono candidati idonei. Questi farmaci salva-vita non sono adatti per i pazienti con ictus emorragico, nei quali vi è stata la rottura di un vaso sanguigno. E’ indispensabile quindi, in una situazione critica come questa, una rapida valutazione diagnostica.

La ricerca tedesca ha riguardato solo 100 pazienti, dei quali 53 sono stati trattati in ambulanze appositamente attrezzate. In tali casi la trombolisi con tPA è stata effettuata in media entro 35 minuti dall’esordio dei sintomi. In confronto, quelli inviati in ospedale per il trattamento secondo la prassi attuale hanno atteso complessivamente 76 minuti.

Per la verità, per quanto riguarda gli esiti dello studio non sono state segnalate differenze significative tra i due gruppi, ma gli stessi ricercatori hanno evidenziato come la ricerca abbia riguardato solo un limitato numero di pazienti e un periodo determinato di una settimana, e non è stato tarato per valutare questi aspetti. Ma gli studiosi sono convinti che studi clinici più rappresentativi e condotti non solo nelle aree urbane potranno in futuro chiarire meglio il ruolo delle stroke unit mobili sulla prognosi.

Alla luce di tali dati che ci lasciano sperare in più efficaci possibilità d’intervento ci si augura che anche in Italia parta una sperimentazione simile affinché già nel prossimo futuro le ambulanze siano dotate, oltreché delle necessarie unità coronariche, anche di attrezzature per la diagnosi e la gestione degli ictus.

di Giovanni D’AGATA 
    (15.04.2012)



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Pubblicato in Salute
Sabato, 22 Ottobre 2011 11:58

Sclerosi multipla. Protocolli

Trento – Interrogazione a risposta scritta, Sclerosi Multipla- Al Presidente del Consiglio Provinciale Bruno DORIGATTI , presentata dal Cons. Mauro Delladio e sottoscritta dal gruppo Pdl.

 Premesso che: - il Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta del 29 settembre 2010 ha approvato la mozione n. 83 con la quale impegna la Giunta provinciale:

“1. a promuovere iniziative volte ad approfondire la tematica dell'associazione tra sclerosi multipla e insufficienza cerebro-spinale al fine di valutare l'effettiva correlazione fra le due patologie;

2. a sostenere - anche attraverso la collaborazione con realtà istituzionali extra-provinciali- la partecipazione della Provincia autonoma di Trento a studi clinici multicentrici per la valutazione di efficacia e sicurezza del trattamento della sclerosi multipla tramite la procedura di disostruzione venosa proposta dal prof. Zamboni.”;
 

si interroga

il Presidente della Giunta Provinciale

per sapere:

1. qual è lo stato di attuazione della mozione n. 83 approvata in data 29 settembre 2010 dal Consiglio provinciale ed inoltre con quali realtà istituzionali extra-provinciali sono intercorsi protocolli d’intesa;

2. quali strutture sono state individuate sul territorio provinciale per la diagnostica della Insufficienza Venosa Cerebro-Spianale (CCSVI) in pazienti con Sclerosi Multipla (SM) utilizzando eco-color doppler con software Esaote;

3. quali strutture sul territorio provinciale sono state individuate per l’effettuazioni del trattamento “correttivo endovascolare della CCSVI in pazienti con SM, tramite la procedura di disostruzione venosa proposta dal prof. Zamboni;

4. dall’approvazione della mozione ad oggi, quanti pazienti sono stati sottoposti all’esame diagnostico identificato dal prof. Zamboni, quali risultati emergono e se i risultati vengono inviati a centri di ricerca per implementare lo studio.
 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Cons. Mauro DELLADIO

Cons. Walter VIOLA

Cons. Rodolfo BORGA

Cons. Pino MORANDINI

www.delladio.com

 

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Pubblicato in Politica
Domenica, 14 Agosto 2011 02:00

Frodi sanitarie

Lecce – “Frodi sanitarie, costi stratosferici ed in aumento, a danno dei bilanci degli stati e della collettività. Mentre l’Italia è persino fuori dall’”European Healthcare Fraud and Corruption Network” (EHFCN), organizzazione belga che coordina organizzazioni pubbliche e private della sanità impegnate nella lotta contro le frodi sanitarie in 10 Paesi” -
I costi della sanità aumentano a dismisura a livello globale ed incidono pesantemente nei bilanci di tutte le organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria a partire dalle Nostre regioni, tanto da costituire la maggiore voce di spesa di questi enti. Da tempo però alcuni stati hanno deciso di indagare sulle ragioni della lievitazione di questa voce dei propri bilanci comprendendo che nessuna nazione è immune da un male: le frodi al sistema sanitario.

Per questa ragione e per avviare pratiche virtuose al fine di debellare questa piaga che succhia linfa al bilancio degli stati e delle regioni indebolendo lo stesso concetto di assistenza sanitaria e la loro capacità di fornire le cure essenziali, è stata creata un’organizzazione l’”European Healthcare Fraud and Corruption Network” (EHFCN) con sede in Belgio, che si occupa principalmente di coordinare 23 organizzazioni pubbliche e private nella sanità impegnate nella lotta contro le frodi sanitarie in 10 diversi Paesi al fine di fornire consulenza e coordinamento negli sforzi antifrode alle organizzazioni che le fanno riferimento, dalla Commissione Europa, all'Organizzazione Mondiale della Sanità, dalle Nazioni Unite alle associazioni antifrode nella sanità del Canada, del Sud Africa e della Banca Mondiale.

L’EHFCN unitamente al Centre for Counter Fraud Services (CCFS) - dell'Università di Portsmouth, in Gran Bretagna e da Maclntyre Hudson LLP, ha stilato persino un rapporto il “Financial Cost of Healthcare Fraud Report” - primo rapporto sui costi globali delle frodi in sanità – che è riuscito a stimare i costi globali delle frodi nella sanità. Secondo quanto rilevato, sarebbero ben 180 miliardi gli euro che verrebbero sottratti per il tramite dei vari tipi di frode nei sistemi sanitari di tutto il mondo, ovvero una media del 5,59% della spesa dedicata all’assistenza sanitaria.

L’analisi sviluppata ha documentato una serie di classificazioni di frode: dai farmacisti che dividono una prescrizione di farmaci in più ricette per ottenere soldi extra, alle società farmaceutiche che organizzano cartelli, ai dottori che aumentano i costi di viaggio e abusano dei fondi pubblici, ad esempio con truffe assicurative.

Risulta quindi evidente che il problema delle frodi e della corruzione non ha solo implicazioni etiche, ma anche ingentissime ripercussioni finanziarie che determinano pesanti effetti non solo sui bilanci, ma inevitabilmente anche sui singoli cittadini, poiché ogni euro perso determina conseguenze sulla possibilità di curare chi ne ha bisogno. È stato dimostrato, infatti, che una volta che le perdite sono state individuate e le organizzazioni interessate sono in possesso di dati accurati, le stesse possono essere ridotte fino al 40% in un anno. Il denaro che non viene perso a causa delle frodi può essere impiegato per una migliore cura del paziente e i benefici potenziali per il miglioramento della qualità della vita umana sono pacifici.

Tale rapporto ha avuto senz’alcun dubbio l’utilità di verificare che è possibile misurare la natura e l’estensione delle perdite dovute a comportamenti fraudolenti al fine di porre i relativi rimedi, sempre che tra gli enti che gestiscono la funzione sanitaria vi sia un’assunzione di responsabilità che passi attraverso l’ammissione dell’esistenza di questo tipo di problema.

In Italia, pur essendo centinaia le indagini penali e della Corte dei Conti che riguardano le frodi e la corruzione nella sanità, mentre ancora sino ad oggi non si è affrontato globalmente la questione tant’è che non risulta che alcun ente italiano, di diritto pubblico o privato, né tantomeno il Ministero della Sanità abbia aderito all’”European Healthcare Fraud and Corruption Network” (EHFCN) mentre appare del tutto evidente che nel Belpaese le organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria a partire dalle regioni sino al citato dicastero, non sembra che siano particolarmente concentrate in migliori e più capillari misure anti-frode.

Ed allora nasce il sospetto che in Italia questo sistema che fa acqua da tutte le parti vada ancora bene, nonostante i fatti dimostrino il contrario anche perché, purtroppo la sanità rappresenta un fiorente bacino per la politica dove attingere risorse e consensi.

Siamo certi però che qualche amministratore illuminato voglia invertire la rotta e cercare di porre un argine a questa piaga foriera di danni per tutta la collettività, avviando tutte le misure necessarie per monitorare e cercare di debellare il fenomeno prendendo spunto da quanto si sta già facendo in altri paesi ove si è presa contezza della dimensione del problema e si è deciso, anche attraverso il coordinamento effettuato dalla citata organizzazione internazionale, di mettere in comune gli sforzi e le conoscenze in materia di lotta alle frodi.

di Giovanni D’AGATA
  (10 agosto 2011)
www.sportellodeidiritti.org
 

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Venerdì, 08 Luglio 2011 10:30

Sperimentazione sull´uomo

Lecce - Tumori: al via la sperimentazione sull´uomo con farmaci e con vaccini cellulari -
Negli ultimi anni gli sviluppi delle ricerche nel campo dell’immunologia e delle biotecnologie hanno aperto nuovi orizzonti nella lotta contro i tumori. Una attenzione considerevole si è concentrata sui possibili vantaggi dell’uso di farmaci cellulari e vaccini terapeutici, che attualmente, rappresentano una frontiera avanzata nella lotta contro queste patologie. Ulteriori studi clinici di vaccinazione tumorale con IFN-DC sono in fase di allestimento contro alcuni tipi di linfoma e contro il carcinoma della cervice uterina.
Da qui la necessità di avviare la sperimentazione sull´uomo di farmaci e vaccini cellulari, ottenuti da cellule prelevate dal sangue dei pazienti stessi, messi a punto presso i laboratori FaBioCell dell´ISS, contro il melanoma, le neoplasie della testa e del collo, alcuni linfomi e il cancro al collo dell´utero.

E' questa, in sintesi, la sperimentazione coordinata dall'ISS e avviata presso l'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma, in collaborazione con l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (IDI, Roma), grazie alla produzione di farmaci cellulari da parte di FaBioCell, l' 'officina farmaceutica' dell'ISS.

"Questa sperimentazione nasce contro il melanoma ma può essere utilizzata anche per altre neoplasie - dichiara Enrico Garaci, Presidente dell’ISS - Utilizzare cellule autologhe del sangue per innescare una risposta immunitaria capace di agire contro il tumore rappresenta una frontiera avanzata della ricerca contro il cancro perché significa lavorare per costruire una medicina misurata sul profilo biologico del paziente. Abbiamo messo a punto questa officina di farmaci biologici, FaBioCell, un laboratorio tra i più avanzati d'Europa, per lavorare in questa direzione".

Lo scopo è quello di sviluppare farmaci paziente-specifici. Il punto di partenza è costituito dalle cellule dendritiche umane (DC), le cellule cioè che innescano la risposta immune, che vengono generate mediante un metodo originale, brevettato dall’ISS, di coltivazione di cellule del sangue autologhe, ovvero del paziente stesso, con interferone (IFN) alfa, citochina che stimola i processi immunitari. Le cellule così ottenute, designate IFN-DC, inducono una forte risposta immunologica in grado di tradursi in una potenziale risposta terapeutica contro il tumore.

Lo studio prevede di arruolare 10 pazienti con melanoma cutaneo disseminato per sottoporli a 6 cicli di trattamento combinato. Il primo giorno sarà somministrata la dacarbazina (una infusione endovena della durata di circa 30 minuti), il giorno successivo, il vaccino cellulare sarà iniettato direttamente dentro la lesione tumorale. Questo ciclo sarà ripetuto ogni tre settimane per 6 volte. Altri 10 pazienti con carcinoma superficiale della testa e del collo saranno sottoposti allo stesso trattamento. In questo caso il chemioterapico sarà la ciclofosfamide e verrà dato con modalità simili al precedente.

di Giovanni D’AGATA
(07 luglio 2011
www.sportellodeidiritti.org
 

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