Milano - Portiere di vetture ferme in doppia fila che si aprono all'improvviso, vigilesse che vengono aggredite mentre stanno multando un SUV in sosta vietata, automobilisti che diffondono panico (e per la maggior parte non si tratta di extracomunitari o di emarginati sociali). Le conseguenze sono drammatiche e di fronte alla loro realtà suscitano un riscontro emotivo, ma si continua a parlarne per lo più come trattandosi di infelici circostanze, di condotte che si limitano a danneggiare l'immagine di chi ne è fautore.
È così che si arriva alla società dell'indifferenza, senza particolare cattiveria o imbarbarimento: solo smettendo di guardare, di ascoltare, di interrogarsi sulle conseguenze di ciò che la prassi ha tinto di legalità, o meglio, di stato delle cose.
Tanti sono gli stimoli che ci pervengono e gli ingegni tecnologici che ci premettono di essere ovunque tranne dove realmente ci troviamo. Tanti sono i veicoli e le persone in circolazione. Ma la strada non perdona!
Quando consuetudini come quella di visualizzare una situazione prima di agire, sentire o ipotizzare la presenza di chi è molto vicino a noi perdono automatismo, non si tratta di infelici circostanze ma di una realtà grave. Quando trasgredire un divieto diventa una prassi radicata vuol dire che non è più possibile fare affidamento al buon senso di ognuno.
Un'automobile ferma in doppia fila non crea solo intralcio: toglie spazio, visualità, disabitua gli altri a mantenere l'attenzione rendendola inutile. L'abitudine a non ascoltare e a non prevenire può trasformarsi in tragedia: per chi ne è vittima e per chi, di uno stupido gesto (come quello di aprire una porta) dovrà pentirsi per sempre.
Il progresso da sempre è stato responsabile delle peggiori cose ma mai di una sordità indotta che diventa prassi sociale, impoverimento delle stesse facoltà umane che le tecnologie dovrebbero potenziare aprendo a nuovi orizzonti e opportunità.
Troppo facile sostenere che la gente è peggiorata: inappropriato se si pensa allo sforzo per il superamento di tanti pregiudizi cui la società si espone puntualmente. Ingiusto verso i tanti che all'altro non solo stanno attenti ma dedicano il proprio tempo imbattendosi quotidianamente in odiose barriere urbane.
Non esistono leggi precise contro il non ascolto e l'apatia ma è nell'interesse di ognuno uscire da questa falsa legalità acquisita: per evitare altre tragedie e per riprendere il possesso delle nostre città.
di Silvia Zambrini
(17.11.2011)
www.silviazambrini.org






























































