Saint Laurent, il museo a Parigi

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Parigi, apre il Museo Saint Laurent: così Yves creò “la femme”. Cinquantamila abiti firmati Ysl, trentamila accessori e la stanza dei bijoux: si inaugura il celebre palazzo dell’avenue Marceau dove per quasi trent’anni il grande sarto, ex assistente di Christian Dior, ha reinventato la moda francese
di Laura Putti

 

Saint Laurent, il museo a ParigiPARIGI – Il genio lavorava qui. Si muoveva per queste stanze. Creava proprio in questo studio bianco dove siamo adesso. Uno studio semplice, in contrasto con i saloni adiacenti in stile Napoleone III, per un paio di anni – ’74-’76  – utilizzati anche come catwalk, come passerella per sfilate. Il famoso palazzo dell’avenue Marceau nel quale dal 1974 al 2002 (quando si ritirò dalla moda e vendette la sua maison a François Pinault) Yves Saint Laurent ha creato abiti e sogni, nel quale ha vestito una donna nuova, è diventato un museo. Il Musée Yves Saint Laurent Paris apre le sue porte martedì 3 ottobre, mentre l’inaugurazione di un secondo museo, quello di Marrakech, è prevista per giovedì 19. Il museo parigino sarà il primo al mondo a risiedere in una maison de couture. Un po’ come la Frick a New York, o la Wallace a Londra, o il Jaquemart-Andrée qui a Parigi: collezioni che non possono abbandonare i luoghi stessi nei quali hanno vissuto i loro creatori.

Preziosi e unici: abiti mito nel nuovo Museo Saint Laurent.
Passeggiando per stanze piene di preziosissimi abiti su manichini, tappezzate di disegni, di stoffe, di accessori e di piccoli schermi per i video, è evidente che l’idea di un omaggio permanente allo stilista sia stata di Pierre Bergé, compagno di Saint Laurent dal 1958 alla morte nel 2008. “Ho trascorso tutta la mia vita ad aiutare Yves Saint Laurent a costruire la sua opera, e voglio che duri” diceva Bergé, morto anche lui, l’8 settembre scorso. Da tempo stava riorganizzando la disposizione del palazzo nel quale sono conservati circa cinquantamila abiti firmati Saint Laurent, e trentamila accessori.

All’ingresso del museo si è accolti dal volto di Saint Laurent eleborato da Andy Warhol. Poi inizia il viaggio nella mente creatrice dello stilista. Dopo una nascita algerina, a Orano, dopo pochi studi di moda e due anni trascorsi prima come assistente di Christian Dior, poi, alla morte di Dior nel ’57, come direttore artistico della maison, Saint Laurent incontra Bergé. Gli sarà compagno e amico; sarà complice, mentore e stratega. Attorno al fragilissimo sistema nervoso dello stilista, Bergé costruirà un impero di moda e una impressionante collezione d’arte, dispersa all’asta nel 2009 per 206 milioni di euro e giudicata “la vendita all’asta del secolo”.

Saint Laurent doveva solo creare: quelle linee maschili – nel primo salone del museo – con le sahariane, le tute, i trench, fino allo smoking (il primo, leggendario, del 1966) alle quali le borghesi parigine avrebbero dovuto adattarsi; quegli abiti androgini, ma così miracolosamente femminili. Lo stilista creava, Bergé diffondeva il messaggio e lo vendeva.

La visita al museo è un viaggio attraverso luoghi ed epoche: abiti ispirati all’Africa, alla Spagna, all’Asia. Su una mantella arancio che copre un abito rosso sono ricamate le bouganville del giadino della casa di Marrakech. Le esplorazioni virtuali di Saint Laurent erano incessanti, frenetiche. “I miei viaggi più belli li ho fatti con i libri, sul mio divano, nel mio salone” amava ripetere. Poi le incursioni nelle epoche – nel medioevo, nella fine dell’800, o negli anni ’30 – poi nel teatro – in mostra il primo modello di Alta Moda, quello con l’etichetta 0001, un abito nero da sera ispirato a un costume di scena creato per Zizi Jeanmaire – e nell’arte: da Picasso a Mondrian, passando per le meravigliose gonne Matisse o per il corpetto ricamato con i girasoli di Van Gogh e indossato da una giovane Naomi Campbell. Tutti gli abiti sui manichini rivivono su piccoli schermi in filmati delle sfilate dell’epoca. Nella sala delle collezioni ispirate ai pittori c’è, in video, il discorso con il quale nel 2002 Yves Saint Laurent diceva addio per sempre alla sua maison, agli impiegati e alla sua arte, “sapendo che i più bei paradisi sono quelli che abbiamo perduto”.

“Per quindici giorni due volte l’anno Saint Laurent si ritirava a Marrakech, a disegnare le nuove collezioni” racconta Pierre Bergé nel documentario dal titolo “Un’aquila a due teste” che nel museo ha diritto a una piccola sala di proiezione. C’è la stanza dei bijoux, una parete di gioielli, ognuno racchiuso in una piccola teca. Ci sono gli accessori, i disegni di Saint Laurent e, in video, ci sono le testimonianze degli impiegati che per decenni hanno lavorato con lui in quelle stanze.

E c’è la sposa: primavera-estate 1988, una sposa in miniabito bianco con enormi colombe applicate, e sono quelle di Braque. “Non sarà mai un museo immobile” dice la conservatrice Aurélie Samuel, nominata da Bergé direttrice delle collezioni della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. “Nell’ottobre del 2018 questo stesso spazio ospiterà la mostra “L’Asie rêvée d’Yves Saint Laurent”, con le collezioni ispirate all’Asia. Per poi ritornare, alla fine della mostra, di nuovo un museo, ma completamente rinnovato, con abiti e accessori diversi da quelli di quest’anno”.  (  http://www.repubblica.it/  )

 

   di Laura Putti
    (10/10/2017)

 

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