Belgrado, ritorno con i poeti

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Belgrado, in compagnia di questi amici poeti. La prima sosta è nella città i Novi Sad. Piove e l’autunno tinge di ruggine le foglie cadenti.  
di Gianna Sallustio

 

Belgrado. Nel preparare la valigia Mara ha cura di inserire nel portagioielli quella croce d’argento finemente lavorata a mano ed incastonata di coralli che aveva comprato due anni prima nel Kossovo, di cui aveva visitato gli antichi monasteri e le chiese dagli splendidi dipinti murali; regione che era rimasta nella memoria con i suoi contrasti di miseria attuale e solenni antichità architettoniche; terra dalle montagne aspre ed impervie che persino i Turchi avevano stentato ad invadere.
Nella capitale jugoslava ritrova gli amici, tanto ospitali, ormai cari.

Anche questa volta, dopo tre giorni dedicati al congresso internazionale degli scrittori ed ai recitals di poesie in piazza, all’Università, nelle biblioteche di Belgrado, i partecipanti sono divisi in vari gruppi che per tre giorni visitano provincie e città diverse.

Nel gruppo di cui fa parte Mara c’è un poeta di Hong Kong, cinque serbi, due rumeni, un poeta dell’Ucraina, una poetessa polacca.
Soni diretti nella Vojvodina, regione a nord di Belgrado, confinante con l’Ungheria e la Romania.
La prima sosta è nella città i Novi Sad: 500.000 abitanti; strade spaziose e alberate.
Piove e l’autunno tinge di ruggine le foglie cadenti.

Nello stile architettonico, nella struttura urbanistica, nelle decorazioni esterne ed interne dei palazzi, nei monumenti, evidente è la testimonianza della lunga dominazione austro-ungarica.

Tra i poeti serbi Milenko Popic’ e la sua chitarra.

Nenad Grulicic’, poeta e presidente dell’Associazione scrittori della Vojvodina, in pulman, con voce possente e calda intona un’antica canzone popolare; dolcissimamente malinconica, come nenia araba, la voce penetra nell’animo ed il cuore si gonfia di sospirosi fremiti:

<<.. moj golube, moj golube..>> e ancora un acanzone d’amore <<…  Vilo, na tebe mi Krivo…>>.
Ma è sera, dopo gli incontri ufficiali con le autorità della città ed i recital di poesie, ci si riunisce a cena che la chitarra di Milenko rallegra ed eccita; dalle ballate in lingua serba alle più famose melodie di Napoli, si fa a gara, tra un bicchiere di vino e l’altro, a concorrere ad un coro improvvisato e liberatorio.

Milenko e Mara – un’intesa di sguardi li rende subito complici- intonano i canti della Resistenza; Mara avverte struggente la nostalgia per quella passione politica ideale che da universitaria e nei primi anni d’insegnamento l’aveva fortemente motivata nelle azioni e nei pensieri.
In compagnia di questi amici poeti ritorna libera e gagliarda.

Il flusso delle ore che di solito si articolavano tra doveri ed angosce, solitudine e rimpianti ( ma saldissimi e profondi sono in lei gli affetti familiari) s’impenna in una eccitante cadenza.

Il Danubio passa anche per Novi Sad…

….. Tratto da La Ciarda Sul Danubio di Gianna Sallustio, Gangemi Editore, Roma, 2001, pag.238

 

   Redazione
(10/12/2015)

 

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