Canti della mente canti dell’anima

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Acque ottuse ed amare, dal variato contrastar del pensier nate e rinate. Appollaiato sull’albero, che crede la cima del mondo, l’uomo spia l’universo. Svolacchia intorno, carpendo segreti, che sono parvenza d’essenza.
di Pietro Pelosi

 

 

Canti della mente canti dell’anima

 

 Canto 1 

Ma qui, cogliendo gl’infiniti mondi
come fiori cosparsi in mare d’erba,
e il mistero che innalza le radici
e ne fa rami tesi dentro il cielo
e la nuvola, docile nel vento,
che, salita dall’acqua, rimodella
le molte forme della sua natura;
fratello, l’universo, nella morte,
è sudario cangiante, che si veste
di un’ignota bellezza: peritura.
Un sonno dirupato che scoscende,
sotto la coltre che si fa remota
d’inani stelle e di radi sentieri,
è la vita aggrappata ad ogni dove.
Fragili sogni smuovono la volta,
sotto la quale gaie fornicazioni
distraggono la mente degli umani.
Acque ottuse ed amare, dal variato
Contrastar del pensier nate e rinate,
quasi fisse scadenze e poi portate
sulle spalle di chi non mai le sente.
Peso che si tramanda all’infinito,
oscuro seme che vien replicato
da catene genetiche al cervello
e dall’anima al corpo e viceversa.
E’ terribile uscir dal tal prigione,
più semplice restarvi e non soffrire
o soffrire di meno: è questo il senso
che si srotola a lungo nella storia.
Fingon limiti multipli infinito:
rare parvenze d’una soglia d’oltre,
che non si trova nella dimensione
del pianeta dell’uomo. Sono sponde
pulsanti d’acqua chiara, silenziosa:
qui è effimera pozza d’acqua morta,
immagine che in breve si prosciuga.
Nell’acqua morta si riflette il cielo,
nel cielo si rinfrangono le stelle,
nelle stelle si specchia l’infinito.

Ma dai remoti vortici dei mondi,
su dai groppi di luce, goccia un pianto
immemore del tempo: onda celeste.
Per l’oscura chiarezza della vita,
si muoveranno soli ed universi
e l’universo resta nostra casa,
comune uman pensiero lo comprenda.
Nel fondo delle notti è la misura
nel pozzo della vita la certezza.
Ruota e dilaga luce dalle stelle,
le sorelle del sole che qui splende.
Nella piccola goccia è un mare intero,
la goccia è marte dell’immenso mare.
E’ semplice il principio delle cose,
che ci sgomenta in circonvoluzioni,
nate dal fitto ragionare a cerchio.
Chiuso, il cervello, nella sua calotta,
vuole ragione a sé fatta misura.
Ma il fiore, colmo della sua corolla,
che vibra nel mattino al raggio caldo,
quanto mite si lascia accarezzare,
dischiudendo nell’aria una promessa:
il sole poi lo brucia a mezzogiorno,
ne inaridisce i petali e i colori.
L’albero secco tende i rami al cielo,
scarne mani nel buio, che si sparge
di rari punti detti in terra stelle.

 

Appollaiato sull’albero,
che crede la cima del mondo,
l’uomo spia l’universo.
Svolacchia intorno, carpendo segreti,
che sono parvenza d’essenza,
sogna sveglio e sveglio ancora bisogna.

Appollaiato sull’albero,
folto, un giorno, di chiome,
sussurra una strana canzone
appresa in un tempo lontano
con suoni di cui ignora il senso.

Cosmici soffi esternano dal buio
Desiderata forma, che dilegua
Come un sorriso lieve che lontana.
Lo spazio esterno, freddo, si colora
Del colore di sempre: ignudo e buio.

Appollaiato sull’albero,
tra la notte ed il giorno,
l’uomo, talora, si libra:
eterna sera ed alba che mai viene.
Non sa mai che verrà, sopra il tormento
Dell’attesa: un mattino od una sera.
Principio – fine e fine già principio
Si ripetono in ciclo; ma non quando,
risolti e convoluti in una forma,
mattino e sera in sé s’eguaglieranno.

 

…tratto dal libro “Canti della mente canti dell’anima” di Pietro Pelosi Ed. Tracce 2003, pag. 37, euro.9,00. ISBN 9788874330053

 

    di Pietro Pelosi
     (20/08/2015)

 

 

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