Duplicità dell’uomo, appartenenza due nature

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Duplicità dell’uomo, la polarità come matrice del mondo storico in Humboldt e in Droysen. Debole se preso in quanto singolo e può poco con la sua forza dalla breve durata. Egli ha bisogno … 
Redazione

 

 

Una prima suggestiva posizione del problema del rapporto tra sensibile e spirituale in Humboldt si ritrova nella lettera a Gentz del 1791, precedente il sodalizio intellettuale con Schiller, e naturalmente interna alla riflessione di Humboldt sul pensiero kantiano, che già sensibile a partire dal 1788, riceve un nuovo impulso dalla pubblicazione della Critica del Giudizio.
Qui Humboldt utilizza, per descrivere l’appartenenza dell’uomo a due nature, l’immagine, che attribuisce agli Sciti, delle frecce legate insieme, i <<zusammengebundeben Pfeilen>>, come << emblema della massima forza>>. Nell’uomo si ritrovano unite le proprietà delle opposte nature, qui designate come ragione e sensibilità; ma il processo della cultura disconosce questa verità “ semplice”, e invece di unire le forze le separa nel concetto. Le forze sono dunque distinte, ma non si possono separare “nel concetto” perché non possono essere pensate l’una indipendente dall’altra.

Prima ancora dell’instaurarsi del sodalizio con Schiller e della rilettura di questa duplicità nel quadro  della <<direzione estetica>> schilleriana, il problema di Humboldt appare dunque essere quello di pensare la duplicità nei termini di coesistenza e interazione tra due forze. Le due forze che si connettono e sostengono originariamente nella figura di una polarità assumano in una rima configurazione le sembianze di sensibilità e ragione, e ne assumeranno, negli scritti che si esamineranno in seguito, altre accanto a questa: forma e materia, forza e materia, spirito e corpo, attività e ricettività, maschile e femminile. Ma qui come in seguito, in questo legame che, cogliendole nella loro reciproca interazione, le definisce in quanto forze, esse sono segnate da una precisa differenziazione funzionale.

Nella lettera a Gentz sopra citata, la sorgente della forza in senso stretto appare univocamente ascritta alla natura sensibile, mentre la forza della ragione sembrerebbe piuttosto un’istanza regolativa, nel senso di un Lenking der Kraft, del dare un’inclinazione alla forza: una forza, si potrebbe dire, di << secondo grado>>, che presuppone e dirige la prima. Questa impostazione, che tien fermo un sostanziale assunto “ dialistico”, non è effimera, se riappare nel 1882, nella eccezione più “regolativa” della manifestazione dell’idea come “ direzione gradatamente visibile” del corso storico e posta al di fuori dell’ambito della finitezza.

….. tratto da La “duplice natura”, dell’Uomo di Silvia Caianiello, Ed. Rubettino , 1999, Soveria Mannelli CZ, Pag.139, lire 15,00 ISBN 88-7284 713 3

 

    Redazione
 (07/03/2016)

 

 

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