Gioia sul volto da Padre Pio

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Gioia sul volto a San Giovanni Rotondo. Nella cappella della cripta un frate sta celebrando la Santa Messa. La gente è raccolta. Qualcuno gira intorno e osserva.
di Michele Luongo

 

Gioia sul volto da Padre Pio. A seguito di un infortunio sul lavoro mi porto con me un fastidioso e persistente dolore alla spalla destra, che si rinnova con particolare vivacità nei tempi umidi e freddi.
Decido di sottopormi ad una visita specialistica all’ospedale di san Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, cittadina famosa per la presenza del frate cappuccino, Padre Pio.
E’ il due maggio 1995. Mi accompagnano  due amici: Donato Sacchitiello e Michele Lungari da Bisaccia in provincia di Avellino.
Non sono mai stato a San Giovanni Rotondo. E’ d’obbligo una visita al santuario di Padre Pio.
Giungiamo dopo solo un’ora e un quarto di auto. Decidiamo di andare prima in ospedale. Alla “Casa della Sofferenza”, voluta da padre Pio, c’è tanta gente. All’inizio del lungo corridoio due guardie giurate disciplinano l’ingresso dei pazienti alle divisioni specialistiche.
Alla divisione di ortopedia la gentilezza e la professionalità del personale medico e infermieristico mi mettono a mio agio. La visita è accurata: periartrite alla spalla destra.

Decidiamo quindi di entrare nel Santuario.
Che strano ! Mi assale immediatamente un senso di fastidio. E’ una sensazione che si comunica anche ai miei amici. Insieme ci diciamo: “Anche i luoghi sacri non sono altro che centri di turismo”. Quasi a dire: “ Questa è una macchina per fare soldi”.

Nella cappella della cripta un frate sta celebrando la Santa Messa. La gente è raccolta. Qualcuno gira intorno e osserva. Noi andiamo oltre, visitiamo la stanza, i luoghi dove è vissuto Padre Pio. Quindi vediamo i documenti e le testimonianze, che ricordano il cappuccino stigmatizzato.

Ma il mio pensiero è lontano da quella realtà.
Nell’ animo una sola e continua domanda: perché ho questo comportamento così freddo e distaccato?
Senza trovare risposta, mi avvio verso l’uscita. Dopo il ballatoio di legno, alla mia sinistra c’è il Crocefisso, alla mia destra delle panche di legno di colore marrone scuro. Qui, mi dicono, Padre Pio era solito sedersi in raccoglimento e pregava.

La gioia  sul volto. A qualche metro da me una signora, quarantenne, che prima non avevo notata, vestiva in modo semplice, in chiaro, con una maglietta celeste ed i bottoni bianchi, ha lo sguardo fisso sul Crocefisso. Sul suo volto una luce intensa. I suoi occhi sono senza sorriso, ma le sue labbra aggraziate accennano una timida preghiera.

Rimango incantato. Sono estasiato da quel fascino, quasi celestiale. Ne sono attratto e non riesco a distogliere lo sguardo. Più la guardo e più il mio animo si riempie di gioia e di serenità.

Mi sento felice.

A Donato e Michele confido il  mio stupore e addito loro quel volto di donna. Ma  non capiscono. Non colgono niente di strano.

Nell’uscire ho cercato quel volto tra la gente. Ho chiesto agli amici che mi aiutassero a trovarlo. Volevo conoscere, fermare quella donna, parlarle.

Invece nulla, così, come se fosse scomparsa. Non l’ho più vista.

Dentro mi è rimasta una pace, una serenità, che sa di cielo.

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (19/05/2016)

 

 

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