I Girovaghi Musicanti

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Girovaghi, Musicanti e Musicisti della Valle dell’Agri. Saverio Latorraca con il mandolino in allietava i giovani brasiliani. Poi scoppiò la guerra e nel 1915 lasciò il Brasile e ritornò per difendere come volontario al fronte la sua Patria: l’ITALIA.
di Michele Luongo

 

Basilicata-Girovaghi-Musicisti-MusicantiGirovaghi, Musicanti e Musicisti della Valle dell’Agri, è un bellissimo libro, che si legge con interesse, una ricerca sul campo, raccogliendo tracce, testimonianze, melodie, divenendo  un prezioso scrigno di storia; è un vero atto d’amore verso la propria terra Lucana che Graziano Accinni, Teresa Armenti, Adamo De Stefano, non potevano rappresentare in modo migliore.

Sembra quasi intraprendere un viaggio quando Accinni incomincia a dialogare con la figlia Domenza,  un ricamare di note  nel quadro della Basilicata, quasi un percorso storico che  va dal Regno delle Due Sicilie ai moti carbonari, poi  l’Unità d’Italia  con l’ingiustizia, il brigantaggio,  la grande emigrazione, la grande guerra, consegnandoci una realtà sociale che per comodità c’è sempre più facile dimenticare. Così troviamo gli scenari dell’emigrazione, lo sfruttamento dei giovani: ieri Girovaghi e Musicanti, oggi mano tese e lavori in nero.

E’ una ricerca quella di Accinni che attraverso i musicanti girovaghi, emerge il baratro della povertà, della miseria con la tratta dei ragazzi che per pochi soldi venivano ingaggiati ( comprati ) per ritrovarli nelle strade di Londra e di Parigi a suonare con l’arpa e il violino.

L’Arpa, divenuta famosa quella viggianese, e della Valle dell’Agri, che i ragazzi portavano con sé, sulle spalle ora per allietare con la dolce melodia i passanti ora per intrattenere i clienti dei locali. Bisognosi e sfruttati, una triste realtà per la Lucania, per il meridione, un traffico indegno che non si riuscì a stroncare nemmeno con una apposita legge dell’epoca.

Nei dialoghi del papà Accinni con la figlia Domenza, le bellissime storie, dei musicisti che conservano gli strumenti: le arpe, i violini, come un qualcosa di prezioso. Le sfumature dei colori negli incontri, il ritrovamento e la visione degli spartiti, il senso del  rispetto e le commoventi emozioni ci rendono partecipe di questo interessante viaggio.  
La lettura del libro con i suoi particolari e la piacevole analisi narrativa apre varchi di riflessione sull’attualità; non si può che concludere riportando le ultime frasi del libro:
  << Quando, noi lucani ( aggiungo: noi italiani ) prenderemo consapevolezza della nostra identità e con coraggio ci riapproprieremo completamente delle nostre tradizioni? >>.

  <<  Ora, quelli che stiamo vivendo, possiamo chiamarli Anni di Oscurantismo Etico, Sociale,Culturale, Politico ed Economico >>.

(Girovaghi, Musicanti e Musicisti della Valle dell’Agri , di Graziano Accinni –Lagonegro (Pz), 2013, pag. 125 )

 

di Michele Luongo   ©Riproduzione riservata
                  (19/05/2015)

 

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