Il futuro non è più quello che immaginavamo

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D’Alessio, amo la lingua italiana nei suoi mutamenti, come la amo nelle sue contaminazioni con le lingue straniere. La lingua parlata è colma di barbarismi e strafalcioni linguistici. Il Nord ha depredato il Sud da millenni.
di Michele Luongo

 

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Vincenzo D’Alessio

Intervista a Vincenzo D’Alessio, italianista, scrittore, storico, fondatore del Gruppo Culturale Francesco Guarini . “Amo la lingua italiana nei suoi mutamenti, come la amo nelle sue contaminazioni con le lingue straniere”. 
Lei ha fondato L’associazione “ Gruppo Culturale Francesco Guarini”, cosa ha significato e quali valori oggi trasmette ? 
Nel 1976, anno della fondazione, il clima era quello che Pier Paolo PASOLINI  disegna nella sua lettera a Marco PANNELLA, apparsa sul Corriere della Sera il 18 luglio 1975:(…)” Non c’è dubbio, infatti, che il mondo contadino è finito. E il ridimensionamento eventuale dell’agricoltura non ristabilirà certo quei “valori” religiosi che sono andati-fortunatamente e sfortunatamente-perduti per sempre.(…)Tale rivoluzione capitalistica, dal punto di vista antropologico – cioè per quanto riguarda la fondazione di una nuova “cultura”-pretende degli uomini privi di legami col passato (risparmio e moralismo):(…)cosa che permette loro di privilegiare, come solo atto esistenziale possibile, il consumo e la soddisfazione delle sue esigenze edonistiche.” Oggi il Gruppo Guarini lavora per fare memoria delle sue esperienze culturali, sociali e morali, nelle nuove generazioni, mentre si tenta da tutte le parti in causa – Stato, Chiesa, Società degli uomini, scuola- di scardinare l’azione costruttiva della memoria quale risorsa antropologica costitutiva della morale.

Numerosi libri di poesie, saggi, articoli, a quale lettore ideale Vincenzo D’Alessio scrittore pensa quando scrive?
Quale scrittore ho indirizzato i contenuti delle mie pubblicazioni prima ai miei figli, alla gente dei paesi in cui vivo, poi per trasportarli  verso mète più lontane.

Il suo stile di scrittura si rifà a una particolare tradizione letteraria ?
La scrittura delle mie opere si affida al coro composto da Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, come soprani, tenori e contralti, e a tanti altri autori contemporanei come base corale.

Cosa spinge  uno scrittore a scrivere  ?
In generale uno scrittore scrive per soddisfare il suo desiderio di comunicare con la Vita. C’è chi scrive per fare piacere a se stessi. C’è chi scrive per guadagnarsi da vivere

La lingua italiana scritta e la lingua parlata in cosa si diversificano oggi ?
La Lingua Italiana è uno stupendo caleidoscopio di eventi. Amo la lingua italiana nei suoi mutamenti, come la amo nelle sue contaminazioni con le lingue straniere. La lingua parlata è colma di barbarismi e strafalcioni linguistici. Quella scritta si difende ancora.

L’intellettualismo italiano è sempre rivolto alla ricerca di una rivoluzione ?
Gli intellettuali italiani sono stratificati in categorie, tanto diverse e tanto lontane tra loro. Troppo lontane per confrontarsi moralmente. La rivoluzione vera viene dal popolo. Nel caso dell’Italia è uno dei pochi Paesi europei alla ricerca di un’identità nazionale fatta dal popolo.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto, esistono ancora luoghi  d’incontro dove la letteratura e gli scrittori si concentrano?
La televisione, e un poco la radio,  danno spazio a forme culturali alle quali non è facile accedere (c’è troppa politica e troppo poca morale). I caffè letterari oggi sono sostituiti da facebook o dai blog d’incontro. L’antropologico pasoliniano qui diviene concreto.

Secondo lei la cultura cerca casa … ?
La Cultura non ha avuto mai una casa. Né l’avrà in futuro. La migliore Cultura è quella che nasce nei luoghi dove meno arriva lo sguardo di chi vive bene e di chi veste palandrane universitarie.

Oggi, gli scrittori per emergere devono scrivere un Gomorra alla Saviano o frequentare i salotti televisivi …
Scrivere bene per emergere lo fanno tutti quelli che desiderano emergere. C’è chi scrive per amore della scrittura, per amore degli esseri viventi(anche delle  infaticabili api). Saviano ha fatto tanto,tanto veramente. Ai salotti televisivi hanno risposto grandi poeti e scrittori prima di me disertandoli.

Molti autori scrivono per piccoli editori, secondo lei quale è  l’atteggiamento della critica letteraria italiana verso questi autori?
I piccoli editori sono una grazia per chi riesce ad incontrarli. Ho conosciuto tanti piccoli editori ma la persona, l’essere umano non il commerciante, l’ho incontrato pochissime volte. Tra questi pochissimi brilla la stella di FaraEditore. La critica si adegua all’offerta.

La forza dell’economica sta facendo perdere il senso dell’etica e della moralità, dove sono i punti di riferimento ?
I punti di riferimento sono nel nostro passato, nella nostra memoria comune, nel desiderio di avere dei valori in cui credere. Nessuno può donare quello che non ha. La società italiana, in tutti i suoi gradi etici ed economici, non ha desiderato mai la morale come Bene assoluto. C’è una democrazia sociale troppo vecchia, troppo deformata, assolutamente inadeguata all’Europa:qualcuno di buona volontà dovrebbe portare gli italiani a leggere almeno un libro ogni mese, forse qualcosa cambierebbe.

Si va sempre più acutizzando il divario fra nord e sud, cosa ne pensa  del  federalismo è un’iniziativa moderna della politica o un ritorno al medioevo ?
Il Nord ha depredato il Sud da millenni: l’espansione romana lo fece decimando Sanniti, Greci, Lucani e via discendendo. L’Unità d’Italia spostò le industrie al Nord lasciando solo povera manodopera al Sud. La Seconda Guerra mondiale ha incrementato tale divario e il fallimento della Cassa per il Mezzogiorno n’è la prova terribile di sprechi e soprusi. La Mafia in tutte le sue forme trova terreno fertilissimo in questi frangenti collegandosi ai senza lavoro, ai politici, ai preti, a tutte le forme di potere sul territorio. La Lega Nord non ha fondamenti culturali di rilievo, come le forze culturali di regioni quali l’Emilia, la Romagna, la Toscana, le Marche e l’Umbria. Il federalismo non sanerà ma peggiorerà le cose, almeno per il sud della nostra martoriata penisola.

Per il meridione un secolo di migrazioni, senza risposte. Oggi …
L’emigrazione dal Sud, e più giù del Sud, è antica quanto moderna scelta di libertà dai vincoli negativi generati dalle forze politico sociali del territorio di provenienza. Scelta di Libertà. Se non fiorirà libero lavoro e libera imprenditoria non si fermeranno i mali del Sud.

Quale libro sta leggendo?
Sto leggendo diversi libri. Uno in particolare l’ho ripreso perché una catastrofe come il sisma del 23 novembre 1980 non ha avuto la giusta valorizzazione attraverso le voci dei superstiti, dissidenti e intelligenti. Si tratta del volume “Irpinia terra del Sud” di Michele Luongo, edizioni Tracce,2003. Si tratta di un testo in cui l’autore è un meridionale testimone degli eventi, il prefatore un trentino con incarichi storici, l’editore a metà della penisola con le dimensioni di una piccola casa editrice. Il tutto è un documento insostituibile, proprio come Gomorra di Saviano.

Su quali progetti  sta lavorando?
I miei progetti sono tutti a breve scadenza. Il futuro non è più quello che immaginavamo si sviluppasse quando abbiamo fondato il Gruppo Guarini e la sua casa editrice, il Premio Nazionale di Poesia “Città di Solofra” e “Cluvium”, i tanti appuntamenti letterari, artistici, musicali, ricreativi, radiofonici, televisivi locali, rimettendoci i nostri risparmi pur di non farci finanziare dalla cattiva politica.

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (19/11/2009)

 

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