Intervista a Nereo Villa

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Mi sembra che la paura del domani generi l’interesse egoistico del benessere. Basterebbe però osservare la divisione del lavoro per scoprire che essa è fratellanza.. Chi è Nereo Villa ?  Nereo Villa è un cercatore, che continua a cercare…

di Michele Luongo

 

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Nereo Villa

Nereo Villa, una  persona dal pensiero libero, un filosofo, un musicista, un personaggio vero che sicuramente ha molto da trasmettere e da testimoniare per il nostro tempo. Con questo spirito lo intervistiamo…
Chi è Nereo Villa ?  Nereo Villa è un cercatore, che continua a cercare: sia nella musica sia nella scienza dello spirito. Un musicista esperto dell’opera complessiva di Steiner (ho letto e riletto tutto quanto esiste in Italiano di tale opera), che però reputa sempre insufficiente il proprio livello di cultura a riguardo.     

Il palcoscenico della quotidianità: un mare di maschere. E’ così difficile essere se stessi? Le maschere sono tutte aspetti della personalità. Le abbiamo tutti, anche quando lo neghiamo. Il massimo dell’evoluzione umana è liberarsene. Allora si accede all’esperienza dell’individualità e da quel momento quando si recita, si fa consapevolmente senza prendersi più sul serio come prima. Sì. In fondo è difficile essere se stessi.  

Gli esseri umani, una medesima origine, ma sempre pochi interessati al bene comune , all’ospitalità, perché ? Mi sembra che la paura del domani generi l’interesse egoistico del benessere. Basterebbe però osservare la divisione del lavoro per scoprire che essa è fratellanza. In senso economico reale è fratellanza scientifica poiché ognuno lavora per gli altri. Chi lavora il campo per darmi il pane? Chi mi confeziona le scarpe, gli abiti, le cose che ho e quelle che non ho e che vorrei avere? Lavoriamo per gli altri. Chi se ne accorge, si accorge anche che il benessere non può essere diviso più di quanto non lo sia la divisione del lavoro. Chi per la paura del domani non se ne accorge, e pensa solo a farsi i fatti suoi credendo di poter separare il proprio benessere da quello altrui, va solo incontro a carestie, dimostrando di non saper fare il proprio interesse. Il suo è un egoismo insano. Mi sembra che occorra un sano egoismo invece.  

L’etica della società ha come origine l’invocazione << amerai il prossimo tuo come te stesso>> . Eppure, poi, è la stessa società a promuovere l’interesse personale? Appunto. Prima però bisogna amare se stessi. Chi ama poco se stesso, non ha molta considerazione per se stesso e in genere delega gli altri, i partiti, i politici, camerieri dei banchieri, ecc., la cura dei propri interessi perché manca della necessaria auto fiducia per provvedere alla propria borsa, alla propria economia. L’organismo sociale è come l’organismo umano, quindi tende al benessere e all’interesse personale di ognuno. Però, se il sistema nervoso volesse mettere il naso nelle competenze del sistema circolatorio o di quello metabolico, si avrebbe un forte mal di testa, e questo è quanto sta succedendo con la crisi economica del mondo. Non si vuole bene a se stessi (e lo dico anche a me stesso) e si pretende di saper fare il bene altrui… Così si sta male… tutti.    

In un’epoca di globalizzazione ha più senso la ricerca degli equilibri di potere dal centro alla periferia, quando la problematica ha una sua multidimensionalità? Il potere senza equilibrio parte dal non sapere che il vero potere è la correlazione fra le cose. Non è questa o quella cosa, ma il rapporto fra loro. Tale rapporto è quello che gli antichi chiamavano “logos”. Il logos è il legame che lega l’aggregato sconnesso di sensazioni e di percezioni interiori ed esterne conferendo loro un nome. Allora le cose sono sane perché sappiamo attraverso il buon senso che esse non sono allucinazioni o mere psicologie della forma. Il sanare o il santificare le cose parte infatti dal loro nome (sia santificato il nome…!). Ma se per dire che questo è un tavolo devo lottare contro chi afferma che esso è legno, atomi di legno, ecc., questo è sintomo di perdita del senso… Le cose non hanno più senso… Logica aderente alla vita dunque. Il pensiero odierno tende invece a cogliere solo l’elemento inanimato, mentre la vita è animata.  

Trovavo interessante il Federalismo di Miglio con le Macro Regioni. Oggi non le sembra che il federalismo  abbia perso la sua forma innovatrice?  Ai tempi di Miglio conobbi Bossi e riuscii a parlargli e gli dissi a proposito del federalismo che il punto secondo Steiner non era pensare a come doveva strutturarsi l’organismo sociale, bensì produrre le condizioni che consentisse a questo di strutturarsi in qualche modo “da sé”, poiché “ciò che è sociale nasce dall’interazione regolata, edificata sulla triarticolazione, dalla collaborazione veramente armonica tra esseri umani” (Rudolf Steiner, “La questione sociale: un problema di consapevolezza”, p. 88); mi rispose solo che sua moglie leggeva Steiner ma non disse altro. Io la penso ancora così. Il federalismo di Miglio allora lo sentivo come un inizio della triarticolazione. Oggi lo sento come un ostacolo nella misura delle nuove imposizioni fiscali che dovrà per forza di cose generare.  

Gli Stati Uniti d’Europa, sono tuttora un sogno? Sì. Sogno e imitazione dell’America, che ha un’altra storia e che è unita però dal linguaggio comune. È un sogno simile a quello di Wilson per la Società delle Nazioni, antenata dell’ONU. Il 22/01/1917 Wilson disse che i presupposti per l’attuarsi di una tale Società erano l’ottenimento di una pace senza vittoria. Se si fosse pensato in modo chiaro, bisognava dire che non avendo avuto una pace simile, ottenuta senza vittoria, bisognava abbandonare ogni discorso circa la fondazione della Società delle Nazioni. Invece si procedette a sragionare fino alla seconda guerra mondiale per poi fondare l’ONU, altra bufala. E gli americani avevano comunque la lingua a unire le nazioni. Il sogno degli europei (ma quali se non i politici?) degli Stati Uniti d’Europa non ne tiene conto ed oltretutto si vuole costruire un’Europa partendo dal tetto, cioè dalla “protettiva” moneta comune. Ma non è una follia costruire una casa e partire dal tetto?     

Interessante una  sua lettera al Presidente della Repubblica , segnalando alcuni perché tra i quali: “Nasce l’uomo e la società s’indebita…” Ha ricevuto risposta? Mai. Scrissi anche una lettera alla Opus Dei col medesimo risultato.  

Il potere bancario/economico, il potere politico. E il cittadino? Al tempo di quelle lettere credevo ancora nel “cittadino”. Oggi preferisco chiamarlo l’individuo. Anche al contenuto del termine “civiltà” che vi si connette a partire dal civis romanus non credo più. Finché “il cittadino” non si accorge di esistere solo come “aggredito” o come schiavo non può avere alcun potere. Il potere è la correlazione delle cose. Però occorre pensare per correlare. La cosa pubblica, la Repubblica, connessa alla mitologica nascita di Roma, del jure e del civis, poggia sul fratricidio (vicenda di Romolo e Remo) e sulla rapina (ratto delle sabine, cioè sequestro delle donne ai quirini, onde il termine Quirinale). Occorre ripensare a tutto.  

Libertà, democrazia, ma ne siamo maturi? Se fossimo maturi sapremmo che la libertà può riguardare solo la cultura e che la democrazia può riguardare solo il diritto. Ciò che di solito sfugge è che la scienza del diritto o giurisprudenza riguarda la libertà della cultura. Mentre il “far applicare la legge”, cioè il diritto esecutivo (o amministrativo) riguarda la democraticità del diritto. Se si confondono le cose è come se il sangue arterioso che distribuisce l’ossigeno si confondesse col sangue venoso che espelle l’anidride carbonica raccolta, o come se si confondesse l’inspirazione con l’espirazione. Si starebbe male. Si morirebbe. Ed è questo che sta succedendo allo Stato centralista in tutto il mondo. Non c’è giustizia nell’organismo sociale in quanto si confonde il suo sistema respiratorio (diritto) con quello metabolico (libertà). Ma non è solo questo. Infatti si confonde il tutto anche con un terzo “torrente” in cui scorre la divisione del lavoro che, in senso scientifico spirituale, non è altro che la fraternità nell’economia, cioè la scientificità della solidarietà prima accennata (a proposito del sano egoismo). In tal senso siamo figli del motto della rivoluzione francese (liberté fraternité égalité) ma solo in modo astratto, cerebrale. Ma l’uomo pensa con tutto se stesso non solo col cervello. Ecco perché dico che occorre una logica aderente alla vita.  

La mafia più di un secolo di lotta: “Tutto cambia perché nulla cambia”, infiniti intrecci . Qual è il pensiero di un cittadino del Nord ? A mio parere la mafia non è sola al Sud ma anche al Nord. La mafia esiste perché esiste lo Stato omnipervasivo e però non funzionante. La mafia quindi s’insinua sostituendosi al diritto, cioè alla mancanza della certezza di un diritto sano. È il solito ragionamento di prima: se lo Stato si occupa di economia e di cultura anziché di diritto è poi costretto a generare un diritto di Stato in luogo dello Stato di diritto che dovrebbe essere.  

Troppi misteri. Oggi ha ancora senso il segreto di Stato? Credo che il segreto di Stato faccia parte della nomenclatura funzionale al mascheramento dell’agire mafioso (o, per essere più buono, estranea ai compiti istituzionali). In quanto atto legale di mera competenza governativa o parlamentare, il segreto di Stato non può pertanto essere legittimo in quanto, riguardando solo la Nazione senza i nativi, cioè lo Stato astratto, non ha i requisiti di universalità del pensare, che dovrebbero essere propri di ogni legge.  

Le verità sono sempre in discussione ? Peggio. Nell’odierno clima nichilista oggi devi sudare sette camicie solo per dire che la verità è possibile. In tal modo si discute solo di un concetto astrattizzato senza entrare mai nel concreto di questo o di quel caso, così che non si entra mai nel merito della vita o della via che la verità contiene in quanto “io” (io sono la via la verità e la vita: Gv. 14,6). E questo è abbastanza tragico. Non ci si accorge dell’io come punto incontrovertibile di partenza e lo si “crocifigge” in quanto non lo si può percepire coi sensi materiali dato che l’io non ha una controparte fisico-sensibile, essendo assolutamente immateriale. 

Nereo Villa a venti anni.. e oggi … A venti anni non volevo rilasciare interviste ed ho mandato a quel paese molti fotografi e giornalisti. Non sapevo nulla e non volevo sapere nulla se non di swing, di rock, di Elvis, e di amplificatori. Ero un po’ fuori. Facevo largo uso di LSD, venticinque e fumavamo come ciminiere (allora, negli anni settanta, chi non fumava era come un escluso). Il mondo psichedelico veniva per me subito dopo la musica. Il mondo politico e quello economico li sentivo come estranei. A quell’età lessi i vangeli e m’innamorai di Gesù di Nazaret che considerai filosofo superiore a Platone in quanto meno prolisso e più essenziale. Poi incontrai Steiner e la sua filosofia della libertà che mi fece comprendere la mia dipendenza dagli psichedelici “che non danno assuefazione”. Oggi non fumo più neanche le sigarette normali. Ma non è stato per virtù, bensì perché leggere e studiare è stata ed è per me la nuova droga che ha scacciato quelle precedenti.  

La scuola, oggi i giovani molto tecnoti (tecnocrati?), pieni di gossip e di falsi esempi . Ma una volta dei giovani che studiavano, si aveva un’immediata visione della loro preparazione o mi sbaglio ? Io da giovane dicevo “mangiavamo” e non “mangevamo” come dicono oggi i nostri politici! Questa cosa è molto comica e mi prende da morire! Costoro sono le nostre guide! Per forza che poi i giovani si akkulturano come possono! Un mese fa ho fatto tesoro di questo interessante trafiletto su “La Stampa” col quale vorrei rispondere a questa domanda: www.nereovilla.it/litterae_politicorum.gif !  

Amante della musica, qual è il suo artista preferito? Elvis Presley. L’ho sempre considerato un maestro anche negli arrangiamenti. Ogni suo brano conteneva una novità musicale. Oggi è Ennio Morricone l’artista che ha sempre una novità in ogni suo pezzo, e perciò lo considero il mio maestro attuale per quanto riguarda gli arrangiamenti.  

Attualmente quale libro sta leggendo? “Il logos della scienza” di Paolo Zellini, che ho appena finito di leggere (si legge in una notte) e che devo rileggere (dei solito li leggo due volte). Zellini è un matematico e dice in modo scientifico quanto ho accennato in merito al “logos” come vero potere umano.

 

di Michele Luongo   ©Riproduzione riservata
                  (28/06/2010)

 

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