La pace filosofica

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L’unità della verità, la continuità della speculazione, l’unicità del Maestro, l’identità della luce divina, postulano per Pico la concordia.  Il concetto ficiniano, o , meglio, largamente sfruttato dal Ficino, dell’uomo nodo del tutto, è inteso, alla luce della tesi della libertà e dell’atto che si fa tutto, come concentrarsi nella conoscenza umana di tutti gli aspetti e piani della realtà.
di Eugenio Garin

 

Il secondo tema dell’orazione pichiana fu la pace, Pitagora concordia del pensiero, cristiano riscatto d’ogni manifestazione del logos . La grande antitesi fra Platone e Aristotele, fra Avicenna e averroè, fra Tommaso e Scoto, in cui sembra proporsi in forma esemplare il cozzo fra  separazione> e unità, fra trascendenza e immanenza, fra natura e spirito, si compone nella mediazione pichiana attraverso l’unità del pensiero umano, che accentua via via alcuni aspetti o momenti o problemi, i quali, se paiano escludersi, meglio considerati si implicano e vicendevolmente si  chiamano. L’unità della verità, la continuità della speculazione, l’unicità del Maestro, l’identità della luce divina, postulano per Pico la concordia.  La quale  viene da lui puntualmente ritrovata in una specie di storia critica della filosofica impegnata a illustrare la magia dell’unità attraverso la varietà degli atteggiamenti. Ma l’unità che si svela nel pensiero filosofico non è che uno aspetto dell’unità che si rivela nella tradizione religiosa, nell’universa realtà.

Il Pico non esita a far uso suo antico parallelo fra natura e Scrittura , entrambi libri di Dio, scritti con caratteri diversi, ma la cui radice è la stessa. E come  la cabala non è una perfezionata filologia per riafferrare il senso genuino della bibbia, la scienza naturale è uno strumento consimile atto a farci afferrare l’intima essenza delle cose. Nell’Heptaplus i mondi, e cioè i vari piani della realtà, si presentano come corrispondenti, anzi intrinsecati l’uno all’altro, e quasi sempre prospettive molteplici della realtà, in se distinte, ma come complicate e compenetrate nell’uomo, di tutte partecipe. Il concetto ficiniano, o , meglio, largamente sfruttato dal Ficino, dell’uomo nodo del tutto, è inteso, alla luce della tesi della libertà e dell’atto che si fa tutto, come concentrarsi nella conoscenza umana di tutti gli aspetti e piani della realtà. La pace filosofica corrisponde a una pacificazione mondana, universale, in quanto sul terreno umano, attraverso l’opera umana, i molteplici aspetti della realtà si connettono e si compenetrano. L’uomo è un Dio terreno non perché empiamente usurpi il trono del vero Dio, ma perché, simile a Dio, è un puro esistere capace  di farsi nodo partecipe di tutte l’essenze.

Come si vede, Pico vuole estendere al massimo, e s’incontra qui con Campanella che pur polemizzerà con lui, la portata della filologia,  dandole il compito, se vuol essere vera filosofia, di comprendere e leggere tutte le Scritture, quella della divina sacra, come quella naturale, intimamente sacra e divina anch’essa, poiché Dio si rivela ugualmente nelle acque e nelle arene del mare, e nelle stelle del cielo; caeli  enarrant gloriam Dei . Dio è poeta, e cioè creatore; e noi dobbiamo, dovunque, nell’opera leggere l’autore, umilmente comprenderne lo spirito, e armonizzandoci con lui divenire in qualche modo partecipe dell’opera sua.

E poiché spontaneo è venuto il ravvicinamento a Campanella, è notevole osservare cine anche la posizione del Pico sboccasse, come quella di Campanella, sul terreno pratico: appello a tradurre l’unità del vero e dello spirito che lo pensa in una organizzazione unitaria, in una ecclesia  unica, capace di accogliere l’umanità intera.

Ecco la sua profezia come la troviamo nel Nesi : << Mahumethanos ad Christianam fidem vobis adhuc viventibus adsciscendos. Ovile tandem omnium unum, pastorem unum >> . Siamo nel ’97, nell’epoca del profetismo savonaroliano;  ma sappiamo che il giovane  principe aveva disegnato, prima che lo rapisse una morte precoce, di tradurre sul piano pratico di predicazione e di riforma il suo sogno di una pace universale. Ed il cristianesimo era per lui l’autentica e compiuta affermazione di quella fede verace, che unica traluce nella coscienza degli uomini ed è impressa con cifra evidente nell’universo intero.

Prima di Campanella, in pieno cinquecento, Francesco Sansovino  ci presenta nell’isola Utopia glia doratori dell’unica << occulta ed eterne divinità >> che << mirabilmente >> si convertono subito tutti alla fede cristiana, come al necessario complemento della loro posizione.

 … tratto dal  libro “ Umanesimo italiano”  ( filosofia e vita civile nel rinascimento ) di Eugenio Garin, Ed. Gius. Laterza – 1993 –  Edz. Speciale Biblioteca  storica Il Giornale

 

    Redazione
 (10/04/2015)

 

 

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