La partenza è il preludio del ritorno

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Carabinieri maggiore professionalità. No al carabiniere impiegato. Unificare le forze di Polizia: Rendere gli apparati moderni e dotarli di mezzi idonei altro non è che il risultato di una volontà politica.
di Vera Ambra

 

Michele-Luongo-Trento
Michele Luongo

Per Michele Luongo certamente la “scrittura” ha avuto, una funzione terapeutica: la salvifica “parola” gli è servita ad alleviare e riscattare le vicissitudini di un qualcosa che nella sua vita era rimasto come in sospeso e questo suo lavoro, adesso, per lui, giunge come la quiete del mare dopo la tempesta. Diciamoci francamente la verità, Michele Luongo è l’espressione, autentica e genuina, della gente irpinia e chi ha avuto modo di conoscerlo non può che concordare con quanto detto. 
Attraverso la lettura di queste righe è facile interrogare il suo animo, sondare la sincerità dei suoi sentimenti e poi comprendere come può reagire l’essenza di un uomo che a tutti i costi vuol mantenere fede ai quei principi, che via via – senza farsi mai corrompere dai  facili abbagli – si sono consolidati per diventare i pilastri certi della sua esistenza.
Sono convinta che il motivo che ha spinto a scrivere non sia stato determinato dal desiderio di raccontare se stesso, ma che sia scaturito dall’innata voglia di voler dividere con gli altri ciò che possiede, anche i suoi pensieri.  Per Michele Luongo ci sono state circostanze in cui è stato fondamentale  avere fede nei propri valori e nei propri principi. Questo ha costituito un punto fermo dove egli ha fissato i suoi occhi per trovare la luce di quel faro sempre acceso nella notte dei dubbi e delle paure. C’è un monito che viene fuori dalla lettura di questo lavoro: “ Qualunque cosa succede … non mollare mai”.
Non dimentichiamo che l’esperienza della vita vissuta di un uomo è sempre un tesoro inestimabile e in quanto tale va condiviso con gli altri e a conclusione di un lettura che ci ha portato indietro negli ultimi 20 anni chiediamo a Michele Luongo cos’è per lui oggi l’Arma dei Carabinieri:
E’ ancora valido il motto “ Usi Obbedir tacendo “? 
E’ un motto che è stato tramandato da più di un secolo. Certo è che “ queste parole” oggi si scontrano con una realtà democratica ben diversa. Ma lo spirito della riservatezza, della discrezione, del comportamento è parte di ogni buon Carabiniere fin dal primo giorno che indossa la divisa.  

E’ l’entusiasmo che dà energia ai giovani che si avvicinano all’Arma, oppure è l’Arma che oggi ha bisogno di nuove energie ?
L’Arma dei Carabinieri ha di sicuro bisogno sempre di “ energia nuova”, ma la sua autentica “ energia” l’attinge e la trae proprio dalla sua Storia e dagli uomini che l’hanno scritta, però oggi i tempi sono cambiati con una velocità tale che ci costringe a cercare “ nuove energie”, ma queste non dipendono  dalla nostra volontà; dovrebbero essere bensì il risultato di una volontà politica, cosa che al momento stenta a decollare. 

Oggi occorre, e non solo a parole, una forza dell’Ordine, adeguata ai nostri tempi?
E’ vero che i tempi cambiano in fretta ma è anche vero che le generazioni si rinnovano. Anche i vertici cercano di riformare l’Istituzione, ma ci vuole tempo, coraggio. Non dimentichiamo che il cambiamento non sempre è ben accettato. Rendere gli apparati moderni e dotarli di mezzi idonei altro non è che il risultato di una volontà politica. 

In quale maniera ritieni che si sia  venuta a creare la figura del “Carabiniere impiegato”?
Ritengo che non sia corretto che un giovane, arruolatosi per fare il Carabiniere, si trovi poi a fare il portacarte negli uffici. Eliminando la cartoburacrazia, tanti giovani Carabinieri avrebbero un sospiro di sollievo e una maggiore motivazione, perché sarebbero assunti per fare gli investigatori, per combattere la criminalità e non a ritrovarsi a fare altro. Purtroppo la burocrazia è diventata di tale importanza che sembra di non poterne più fare a meno. 

Si discute tanto l’unificazione delle forze di polizia, ma l’Arma dei Carabinieri è ancora attuale?
Sicuramente si! Anche se oggi più che mai si avverte la necessità di un maggiore coordinamento tra le forze dell’ordine. 
L’Arma dei Carabinieri è parte integrante della storia della nostra Patria ed è sempre stata una presenza silenziosa che con gli innumerevoli sacrifici, azioni di puro eroismo, ed anche col sangue, ha testimoniato la salvaguardia delle Istituzioni democratiche della legittimità della nazione ITALIA. 

L’Arma dei Carabinieri è diventata la quarta forza armata?
Si, è una conquista recente e mi auguro che in questo senso non si faccia un passo indietro e che il futuro non sia un rinchiudersi, ma che avvenga una tangibile apertura verso la società. Bisogna avere il coraggio nel prendere quelle decisioni mirate atte a procurare quel cambiamento necessario, affinché vi sia una risposta concreta ed una presenza sempre professionale rispetto alle richieste del cittadino. 

Come si spiega che la criminalità è sempre più aggiornata, agguerrita, sofisticata ed è capace di rinnovare il proprio indirizzo “ per delinquere”, mentre le forze dell’ordine stentano a far fronte a tutto questo?
E’ difficile dare una spiegazione. Il fatto è che certi meccanismi burocratici sono diventati talmente farraginosi che si è costretti a  disperdere una buona parte del personale negli uffici.
Indubbiamente c’è l’assoluta necessità d’investire  sia in tecnologia che in professionalità, ma soprattutto c’è l’esigenza che venga data alla classe dirigente una maggiore condizione di autonomia. 
Oggi c’è maggior bisogno di professionalità o questa è una qualità che interessa poco.
Non possiamo pretendere d’avere un Carabiniere che sappia tutto e che sappia fare di tutto! Spero che in futuro si possa avere un’unica Accademia dove tutti gli allievi vengano indirizzati, secondo le capacità individuali, in settori ben specifici, ad esempio quello Investigativo – Operativo – Informativo – Stradale/Infortunistica – Amministrativo/Logistico. In questo modo ogni allievo, in base alla propria indole e capacità attitudinali, potrà proseguire la sua carriera con una maggiore motivazione. Di fatto sarà proprio questo il motivo che può spingerlo a migliorarsi. E’ chiaro che l’ARMA ultimamente ha spiccato un notevole salto di qualità ed oggi ha un potenziale umano non indifferente, non comune. Oramai oggi tutti coloro che si trovano a concorrere per l’ammissione sono tutti diplomati o laureati, ma soprattutto hanno una forte motivazione per quegli ideali ancora intatti che ci sono stati tramandati da uomini che prima di noi hanno dedicato e sacrificato la loro vita.  

Oltre alla formazione professionale cosa serve?
Più che altro proporrei l’attenzione verso la figura del Comandante della Stazione e della stessa presenza, della Stazione Carabinieri.  

Intendi affermare che occorrerebbe realizzare dei Distretti o Centri dei Carabinieri retti da una figura Dirigenziale?
Essere un Comandante non è facile. E’ comprensibile. Tanto è vero che nella scala gerarchica più si sale, tanto più si è soli… soprattutto quando si tratta di prendere delle decisioni. Ma è proprio per l’importanza di tale ruolo che “ Il Comandante” deve avere tutte quelle prerogative e tutte quelle qualità per le quali la scelta non può essere lasciata alla superficialità o alla sola anzianità, essa deve essere di massima oculatezza e orientata verso la meritocrazia! 

Credi possa diventare necessario suddividere le carriere operative da quelle amministrative … magari con un trattamento economico diverso?
Sarebbe certamente una soluzione favorevole dividere le carriere. Per quanto riguarda il trattamento economico ritengo che non può esserci una retribuzione paritetica: c’è chi opera comodamente da dietro una scrivania e chi rischia ogni istante la propria vita. 

Come vedi la presenza femminile nell’Arma?
Sicuramente come un fatto positivo. Soprattutto perché questo non può che affrettare un processo innovativo e in un più ampia prospettiva di proficuo impegno, soprattutto nel sociale, in cui i problemi vanno ad aumentare ogni giorno. 

Se dovessi dire  la “ tua” su cosa orienteresti il tuo suggerimento ?
Per prima cosa proporrei un Regolamento Generale dell’Arma dei Carabinieri più attuale, più snello. Certo non lascerei che fosse condizionato a personali interpretazioni e consegnerei ad ogni Carabiniere un documento dove indicherei in modo chiaro i suoi diritti e i suoi doveri.

Trasparenza, quindi, nel rispetto delle regole?
Trasparenza significa anche certezza e correttezza. Il senso del rispetto delle regole, nel rapporto delle parti, alla fine evita ogni equivoco. 

Fatti come quelli di Genova per il G8, lasciano il segno?
Certamente. Sia nella pubblica opinione sia nel morale di ogni tutore dell’ordine. E’ facile cadere nella demotivazione. Ma non bisogna lasciarsi “ ai giochi della piazza”. Sicuramente si è trattato di un evento fortemente strumentalizzato e che poteva sfociare in un danno maggiore. Il rischio è che si mettano in dubbio le parti, ma ciò non  vuol dire che gli eccessi gratuiti non debbano essere eseguiti, anzi! Nell’andare a manifestare con bastoni e scudi, lanciare pietre e fare danni per decine di miliardi non vedo alcunché di pacifismo. 

Voi carabinieri vi sentite tutelati?
Tutelati rispetto a cosa? Cerchiamo di fare sempre, con onestà e dedizione, il nostro lavoro.

 …tratta dal libro ” Ccn la Fiamma Nel cuore di Michele Luongo- ed. Akkuaria

 

   di Vera Ambra
    (01/07/2001)

 

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