La poetica di Martiniello

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La poetica di Martiniello è antica quanto la saggezza della sua terra. C’è tutta la cosmogonia dei poeti studiati, amati e trasferiti nella mimesi dei versi. Dall’Arcadia alla “ Casa dei doganieri” secoli di poesia si rivelano nella lunga produzione poetica.
di Vincenzo D’Alessio

 

La poetica di Martiniello
Pasquale Martiniello

Pasquale Martiniello, poeta, è tra i padri della poesia irpina del Novecento. Questa affermazione noi la confrontiamo con quella più vasta che la letteratura italiana ne ha dato in antologie nazionali.
Non sembra riduttivo affacciarsi nel mondo poetico dominato da Corrado GOVONI, Clemente REBORA, Dino CAMPANA, Camillo SBARBARO, Eugenio MONTALE, Alfonso GATTO e Rocco SCOTELLARO – da Nord a Sud della penisola italiana – ed includere Pasquale MARTINIELLO con la vasta e potente produzione poetica ispirata al “Nostro Sud”, allacciandosi in tal senso alla “ Questione Meridionale” non con l’inclinazione a subire ma con l’esempio robusto di chi chiede riscatto.

La poetica di Martiniello è antica quanto la saggezza della sua terra.
Per questa antica favola / filosofica egli ha stemperato nel cuore di chi legge tutto l’egoismo viscerale dell’emigrazione per farlo rifluire nelle acque tiepide di un fiume ( simbolicamente il fiume Calore) che porta dolcemente al mare, alla fine del tempo personale ma non universale.

La scrittura che si riversa sul foglio è un fiume in piena, ricca ma non debordante, pregna del limo che farà nascere nuove piante. I fiumi, come nel poeta Ungaretti, sono chiamati per nome; così gli dei, i miti,alla maniera di Quasimodo. Sono i versi della raccolta “ Testimonianze Irpine” che videro la luce nel 1976 ma avevano avuto inizio diversi anni prima.

L’uomo presente nella poesia di Martiniello “padre “ sempre, forte e potente come “ i padri” del poeta arianese Pietro Paolo Parzanese. C’è tutta la cosmogonia dei poeti studiati, amati e trasferiti nella mimesi dei versi. Dall’Arcadia alla “ Casa dei doganieri” secoli di poesia si rivelano nella lunga produzione poetica del Nostro che ripara, puta, com in una vigna, rigenera dal “lamento di Gea”, la forza vitale del fare, del comporre, dell’inviare messaggi concreti. 

Poesia didascalica in diverse raccolte. Di impegno politico, sociale e antropologico. In difesa delle paternità terrene e delle maternità spirituali. Metafore di vita. Indicibilità della poesia nel mito.

Lo rivela un attento critico della poesia martenielliana, Giuseppe Giacalone, quando nella presentazione ad una sua raccolta scrive:
“ In un mondo così disumano e alienato, il poeta ricerca ed esalta l’amicizia come unico correttivo e valore positivo”.  

Da padre irpino l’eclanese Martiniello ha saputo allacciarsi alle correnti letterarie nazionali ed internazionali, collegandosi sovente anche alla letteratura italiana negli Stati Uniti d’America, maturando in tale frequenza una poetica forte e generosa che lo sostiene in freschezza di versi e di comunione con quanti lo leggono.

Moltissimi sono i riconoscimenti letterari ed umani ricevuti. Come se vere e profonde sono state le critiche ai suoi versi. Tutti però sono del parere che, a prescindere i linguaggi critici scabri o mielosi, la poesia di Pasquale Martiniello è alta e si pone nella scia della vasta letteratura nazionale.

Nel secolo appena chiusosi, il Novecento, e in questo che si apre le voci poetiche sono molteplici, affastellate, corali e distinguere un solista è sempre tanto difficile.

Noi che l’abbiamo avuto accanto come giurato nel “ Città di Solofra” abbiamo conosciuto tutta la costanza dell’intellettuale di razza che non spreca il tempo in chiacchiere ma “ cerca” costantemente il contatto con la natura e la sua gente. Da Nord a Sud, in viaggio o come “ grillo” di zolla in zolla, il Nostro resta una voce solida nel panorama letterario di quest’epoca. Divenuto padre egli stesso, di quei padri antichi che tanto ha amato, rilascia questa stupenda agape ai suoi figli:

“ Ti voglio umile, ma colto, in segreto scaltro,
intelligente, attore da palco con drammi veri,
ma falco di cime fra l’ipocrita gente di regime. “

 

di Vincenzo D’Alessio ©Riproduzione riservata
                  (12/10/2015)

 

 

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