Ragazzoni, l’attualità della storia. Garibaldi, Craxi

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Achille Ragazzoni. Un Paese dove c’è un forte scollamento tra classe politica e cittadini, dove il “particulare” ha sempre il sopravvento sull’interesse generale e chi la pensa diversamente e vuol far prevalere l’interesse della Nazione. 
di Michele Luongo

 

Achille-Ragazzoni
Achille Ragazzoni

Bolzano – Il dr Achille Ragazzoni , storico , scrittore, esperto del Risorgimento è Presidente del Comitato Risorgimentale di Bolzano. Incontrarlo è sempre un piacere, come scoprire le chicche della sua ricerca, è’ facile , quindi, affascinarsi al passato, al nostro tempo, alla nostra storia, perciò non possiamo esimerci dal fargli una intervista. 

Molti personaggi di valore hanno contraddistinto il nostro percorso storico , le cito: Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, Mussolini, De Gasperi, Moro , secondo lei quali altre figure meritano di essere citate ?
Nel Suo elenco manca Crispi, cerniera tra Risorgimento e postrisorgimento, un vero statista, secondo me l’autentico creatore dell’Italia moderna dal punto di vista politico-istituzionale.

Secondo Lei Cavour, disegno federalista o “straordinaria” strategia per giungere all’Unità d’Italia?
Cavour fu piuttosto cinico, non sappiamo come avrebbe costruito l’Italia perché mori nel 1861 e fu sostituito da personaggi molto diversi da lui. Certo che riuscì ad ottenere l’Italia unita, lo scopo che si era prefisso divenne realtà.

Garibaldi, il 2 novembre 1860 evitò di attaccare Capua . Alle insistenti domande, rispose: e continuò . Potrebbe esistere oggi un Garibaldi?
No, vorrà scherzare, uomini come Garibaldi sono piuttosto eccezionali, io dopo di lui, non ne ho visti…

Dopo l’unità d’Italia, Garibaldi, alla richiesta di Lincon di divenire comandante in capo dell’armata nordista, chiese una dichiarazione ufficiale sullo scopo della guerra: l’abolizione della schiavitù. Lincon lo fece solo due anni dopo. Come interprete questi due gesti ?
A Garibaldi venne chiesto, da un diplomatico americano, di accettare il comando di un’armata unionista, ma lui, giustamente, rifiutò, poiché non si trattava di una lotta allo schiavismo, bensì di una guerra civile tra americani, checché ne dicano i film western, che oggi hanno ampiamente sostituito i libri di storia.
In ottobre si terrà un incontro a Bolzano proprio su questo tema e verranno fuori delle cosette ignote ai più: che Mazzini simpatizzò per la Confederazione, che il suo Presidente, Generale Lee, era un antischiavista, che nell’Unione stavano Stati ove la schiavitù era permessa, che sia nell’Unione sia nella Confederazione vi erano corpi armati che si rifacevano a Garibaldi, la “Garibaldi Guard” per la prima e la “Garibaldi Legion” per la seconda, che reduci garibaldini erano arruolati in tutti e due gli eserciti ecc. ecc.

Nel 1861 calò un velo di silenzio sulla sparizione della documentazione amministrativa della spedizione dei Mille. L’Italia è sempre stata avvolta dai misteri, dai segreti di stato . Cosa ne pensa? 
Penso che nella storia del nostro Paese, che pure amo tanto, la classe politica ha sempre avuto qualcosa da nascondere, talvolta di molto sporco e tanti scheletri nell’armadio tra cui, probabilmente, quello del povero Ippolito Nievo, che portava sull’ “Ercole”, affondato in circostanze misteriose, la documentazione amministrativa della Spedizione dei Mille.

L’Italia ha problemi radicati sin dalla sua nascita, Mazzini morì in clandestinità, dopo undici anni che l’Italia unita esisteva. Mussolini, fu appeso in piazza, i comunisti tramavano con l’URSS, Craxì scappò e morì in esilio, ma che paese siamo?
Un Paese dove c’è un forte scollamento tra classe politica e cittadini, dove il “particulare” ha sempre il sopravvento sull’interesse generale e chi la pensa diversamente e vuol far prevalere l’interesse della Nazione su quello delle fazioni o dei singoli, diventa ipso facto “cattivo” e rischia di finire male, quasi sempre riuscendoci egregiamente.  

Stiamo per celebrare il 150° dell’Unità d’Italia. 150 anni sono lunghi, eppure non sono bastati a dare il senso della Patria al popolo italiano. Le voci discordanti proprio di questo periodo si moltiplicano. Perché ?
Sono i frutti di due culture estranee al Risorgimento che sono state predominanti in Italia, quella cattolica prima e quella marxista poi. Ora sembra che la Chiesa abbia digerito il Risorgimento, mi auguro che sia davvero così e che possa dare una mano a costruire una coscienza civile che oggi manca. Irlandesi e Polacchi riescono ad essere buoni cattolici e buoni patrioti, gli italiani no… Peccato…

Per l’Unità d’Italia ci sono sempre stucchevoli distinguo non ultimo quello del Presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder che ha dichiarato di non voler celebrare . Non pensa che questa affermazione contrasti con lo status cui gode l’Alto Adige ? 
In America il 4 luglio, festa dell’Indipendenza, viene celebrata anche in tutti quegli Stati che sono entrati a far parte degli USA molto tempo dopo. Ha ragione Napolitano quando, in termini peraltro molto garbati, ha sottolineato che i sudtirolesi sono italiani di madrelingua tedesca ed è doveroso che festeggino anche loro.

L’Istria, la Dalmazia per l’Italia ancora ferite aperte? 
Per quel che mi riguarda è ancora aperta la ferita di Nizza, ceduta alla Francia 151 anni fa, si figuri come sanguinano le ferite giuliano-dalmate… In quelle terre secoli di civiltà latina, veneta e italiana sono stati cancellati nella maniera più brutale e qualche imbecille nostrano ha il coraggio di venirci a dire che dovremmo essere noi a scusarci con gli sloveni ed i croati… Ma mi faccia il piacere, come diceva il Principe Antonio de Curtis in arte Totò, insuperato maestro di vita e di pensiero…

Al di là della riflessione per un ’ammodernamento dello stato, non crede che bisogna liberarci dell’incultura che semina e mette in forse l’unità del paese ?
Certo! Una Cultura che ci possa dare il senso dello Stato e della Patria, di questo si lamentava già Garibaldi nelle proprie memorie, in una delle prime pagine.

Dr. Ragazzoni, la Germania in vent’anni ha saputo unificare il suo popolo , noi lo inseguiamo da150 anni. E’ cosi difficile essere italiani?
La lotta ai valori nazionali e patriottici, identificati a torto in quelli fascisti, ha prodotto l’italiano di oggi… Un cambiamento di rotta è possibile, ma solo se ci si dà da fare.

Storicamente c’è un perché per il decadimento della politica e dei valori in Italia? 
Il forsennato individualismo, fratello gemello dell’egoismo, che invece di essere combattuto è stato tollerato fino alle estreme conseguenze, assieme allo spirito di fazione, fratello gemello del settarismo. Abbiamo tante virtù, ma anche questi due grossi difetti.

Un’ultima domanda: una moltitudine d’iniziative per il 150° dell’Unità d’Italia. Secondo lei quale è l’occasione da non perdere, e il significato da dare?
Possono essere una buona occasione per seminare nei giovani, ma anche nei meno giovani, qualche fermento positivo.
150 anni fa i giovani scappavano di casa per arruolarsi con Garibaldi ed offrire il petto alle palle nemiche, oggi scappano di casa per offrire altre parti anatomiche a chi può loro garantire una comparsata televisiva… Ne abbiamo fatta di strada, no?!

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (05/03/2011)

 

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