Un pò di Nietsche

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Un pò di Nietsche al tempo del coronavirus. L’incapacità si manifesta proprio nei momenti di crisi. Qui emerge il vero spirito di sopravvivenza e di risposta al disagio. In questa volontà di non mollare e darsi da fare
di Flavio Bertolini 

In una cultura del “Covid pessimismo” ci vuole un pò di Nietsche per risollevare uno spirito di fiducia combattiva che dia una sferzata alla naturale capacità di resilienza dell’uomo in perenne conflitto con la natura.

Riflettendo sull’uomo, Nietsche, produce la teoria del super io, e dà all’uomo un valore massimo come artefice del proprio destino, consegnando nella sua volontà di potenza, l’atteggiamento in grado di vincere la natura e affermare sé stesso, vivendo in definitiva nel massimo delle proprie potenzialità.

Quello che ci interessa non è l’aspetto della teoria in sè, che lo ha portato verso estremi poco rassicuranti, ma il senso di un riappropriarsi della propria dignità di uomo. Si è uomini proprio perché si ha un potere, che ci dà modo di utilizzare al meglio i nostri doni e le nostre specificità. La consapevolezza di questo porta come reazione, all’azione. Questo è importante soprattutto nei momenti di crisi.

Qui emerge il vero spirito di sopravvivenza e di risposta al disagio. In questa volontà di non mollare e darsi da fare, al di là di tutto, e di chi tenta di limitarti, sta il senso di un modo di essere che è fondamentale per vivere in pienezza. Aiutati che Dio ti aiuta, proprio cosi, l’aspetto del fare genera energia e l’energia produce fiducia. La fiducia genera fiducia, e ogni forma di esempio convince più di mille parole demagogiche e manipolatorie.

In questa situazione di sofferenza quello che conta non è la solo comprensione del fenomeno, ma la risposta che ognuno facendo la propria parte.

E’ proprio questo concetto che ha fatto saltare le certezze di molti. In un sistema sociale ognuno ha un suo ruolo, e svolgere al meglio il proprio compito garantisce l’omeostasi del sistema e il raggiungimento degli obiettivi che il sistema si propone. Non si chiede all’infermiere di fare l’economista, né al medico di fare il politico, ma di fare bene e con volontà e dedizione il proprio compito. Quello che in definitiva si chiede è di fare quello che si è preparati a fare, e farlo bene, nel ruolo che si ricopre.  La sofferenza che si sta generando, è dovuta, molto, all’inadeguatezza delle ben pagate figure apicali, di non essere spesso all’altezza del compito che il ruolo da loro ricoperto richiede.

Un pò di Nietsche. Il senso è tutto qui. Non è nel vessare il debole perché è più indifeso, e quindi maggiormente esposto alla possibile rifrazione punitiva, con un controllo di massa di comportamenti ritenuti dall’elitè non conformi agli obiettivi del sistema. Piuttosto, si possono raggiungere risultati importanti, quando chi ricopre un ruolo sociale di prestigio ha l’autorevolezza e la grande volontà di svolgere al meglio il suo compito, nel rispetto dei poteri e delle prerogative concesse. Non c’è solo la responsabilità di seguire le norme, ma anche quella di creare norme adatte affinché i problemi vengano risolti al meglio e in fretta.

Quando l’ambizione prende il sopravvento, spesso si creano dei danni incalcolabili, soprattutto in particolari settori. L’incapacità si manifesta proprio nei momenti di crisi, in cui la consuetudine della normalità, non può essere la risposta a problemi seri.  L’autorevolezza è qui, quando ci si prende carico dei problemi, delle situazioni e, in virtù della propria formazione e competenza, si riescono a dare le risposte migliori che altri non sarebbero in grado di fornire. Per cui, quando una persona ha l’onere di ricoprire incarichi (di solito molto ben pagati), deve assumersene gli oneri, e l’inevitabile controllo sulle decisioni che si prendono. Non c’è la possibilità di avere zone franche.

Ne “La Gaia Scienza”, Nietsche inoltre fa riferimento al concetto di “grande salute”, che, a dispetto del suo stato precario, è alla base per ogni tipo di uomo che tende alla massima potenza. La salute pertanto è più di un valore, è un prerequisito per l’azione dell’uomo che vuole raggiungere grandi traguardi. Tutto è legato alla Natura, che decide anche sul destino umano, e, con le sue armi può creare quei blocchi che impediscono l’azione dell’uomo. Forse per autodifesa, ma certo l’uomo non può non tenerne conto e vivere al di fuori delle logiche del mondo naturale.

Un altro aspetto molto delicato, riferibile al pensiero di Nietsche, che la vicenda Coronavirus ha messo in rilievo, in special modo sul nascere della pandemia, è stata l’indifferenza vissuta come regola tra stati membri all’interno di una presunta comunità, tanto sbandierata che è l’Europa.

Un pò di Nietsche. La voglia di mantenere il proprio potere è stata più forte della voglia di dare risposte che possano toccare i propri interessi. Peccato, perché questo ha spezzato le certezze anche degli europeisti più convinti, che, seppur rimanendo fedeli al proprio credo, hanno capito che il lavoro da fare è davvero tanto, e che i presunti dogmi di coesione e di ideologia di unità, crollano difronte alla crudezza delle crisi e alla difesa di interessi particolari.

Dove ci doveva essere la prevalenza di una visione di insieme, si è preferito una scelta più pacata, a metà strada tra la non scelta e il mantenimento delle rendite di posizione. Questo cosa è se non la trasposizione in termini geopolitici della Will zum Macht nietschiana, che la Pangermania ha sempre voluto, all’interno di una politica velata da una non nascosta egemonia all’interno dell’Europa.

 

di Flavio Bertolini
 (16/05/2020)

 

 

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