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Cooperazione l’andamento dei quattro settori


Cooperazione, agricole, sociali e di servizi creano nuovo (buon) lavoro, con oltre 800 occupati in più, e presentano fatturati in crescita. Nel consumo vanno bene i punti vendita maggiori, mentre soffrono quelli più piccoli. Le vendite, nel complesso, crescono dell’1,4%. Le Casse Rurali tengono, consolidando i patrimoni.

Redazione

 

Cooperazione l’andamento dei quattro settori Cooperazione, il sistema delle 495 cooperative trentine chiude il bilancio 2016 con soddisfazione. I soci e le socie hanno superato il numero record di 290 mila, con 2 mila nuovi ingressi rispetto al 2015. Bene anche sotto il profilo dell’occupazione e delle vendite: ci sono settori, come quello delle cooperative agricole e delle coop di lavoro, sociali, servizi e abitazione, che nel 2016 sono riusciti a generare oltre 800 posti di lavoro, producendo fatturati in crescita e redditività soddisfacente.

Nelle Famiglie Cooperative le vendite sono cresciute dell’1,4%, mantenendosi su due velocità, con buoni risultati per i negozi superiori ai 400 metri quadrati e qualche difficoltà per quelli piccoli, con meno di 150, che ricoprono un ruolo più sociale che economico, che va riconosciuto.

Il credito è impegnato nella sfida dell’ingresso nel nuovo Gruppo bancario nazionale di Cassa Centrale, dove si presenta compatto ed impegnato nel consolidamento patrimoniale (total capital ratio al 16,5%), nella razionalizzazione dei costi (fusioni, rete sportelli) e nella pulizia del portafoglio crediti deteriorati (tasso copertura del 45%). Stabili la raccolta a 17,2 miliardi di euro e gli impieghi a 11.

Coop agricole: oltre 1 mld di fatturato (+5,7%), bene l’occupazione (+52)
Si è chiusa positivamente la scorsa stagione agricola, sia a livello produttivo che commerciale, con una notevole attenzione alla sostenibilità e al territorio ed una forte proiezione verso l’export in particolare per la vitienologia.  Preoccupa la situazione creatasi a seguito delle gelate primaverili, con riflessi significativi anche sull’occupazione e sull’indotto. Proprio per questo, ha sottolineato il vicepresidente per il settore, Luca Rigotti, ha ancora “più senso e più valore la capacità di condividere strategie, iniziative e azioni per ridurre se possibile al minimo l’impatto della situazione negativa venutasi a creare”.

La cooperazione agricola conta 85 società: 17 nel settore vitivinicolo, 32 nell’ortofrutticolo, 18 nel lattiero caseario, 2 nel comparto zootecnico, 16 sono le cooperative di servizio. I soci conferitori sono 19.118. I collaboratori sono 3.105 con un incremento, nel confronto con l’esercizio precedente, di 52 persone.

Nel 2016 il fatturato consolidato (cooperative agricole e società controllate) ha raggiunto 1 miliardo 052 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto al 2015 quanto il fatturato era stato di 995 milioni di euro. Investimenti netti: 701 milioni di euro. Patrimonio complessivo: 412 milioni di euro in crescita del 3,3%.

Nel dettaglio, le cooperative dell’ortofrutticolo hanno fatturato 435 milioni (+13,6%). La quantità conferita di frutta è stata di 546 milioni di chilogrammi. Liquidato ai soci (media): euro 0,336 a kg (+13,9%).

Il lattiero caseario ha fatturato 108 milioni. Il prezzo medio del latte a grana riconosciuto ai soci ha raggiunto euro 0,563 a litro (=).

Il fatturato del settore vitivinicolo (comprese le società controllate) è di 467 milioni (stabile). Uva conferita: 1,2 milioni di quintali (+17%). Liquidato ai soci: euro 106,08 a quintale (+11,3%). Resa ad ettaro: +32,2%, pari a un valore medio di 14 mila 691 euro.

Ottimi risultati anche per piccoli frutti, trota e salmerino, olio d’oliva e allevamento di bovini e altri animali.

Famiglie Cooperative, vendite a due velocità Crescono dell’1,4% le vendite delle 73 Famiglie Cooperative trentine, raggiungendo i 333 milioni di euro. Un modello basato su 363 punti vendita, dei quali 202 di prossimità, di piccole dimensioni, unici riferimenti commerciali di altrettante località. Una rete che dà lavoro a 1.830 persone, e che nel 2016 ha investito 7 milioni per ammodernarsi.

Anche quest’anno i dati raccontano di un modello a due velocità, dove i punti vendita minori (meno di 150 metri) faticano a trovare il pareggio e quelli maggiori (sopra i 400 metri) invece realizzano risultati economici soddisfacenti. Un modello che, per garantire alle piccole comunità quel servizio che non è solo alimentare ma anche sociale, di comunità, conta 26 Famiglie Cooperative che hanno un fatturato inferiore a 1,5 milioni, pari complessivamente al 5% del totale delle entrate. Quelle con fatturato superiore ai 5 milioni, invece, sono 22 e realizzano da sole il 75% delle vendite.

“Il valore del ruolo sociale della nostra rete di piccoli punti vendita – ha detto la vicepresidente Paola Dal Sasso – costituisce una sorta di impegno nei confronti delle comunità, un investimento che speriamo sia compreso sempre più dal territorio, perché dal punto di vista economico costituisce un sacrificio che a lungo andare potrebbe diventare insostenibile. E’ quindi giusto iniziare a chiedersi quale potrebbe essere l’evoluzione di questi piccoli negozi di presidio, quale implementazione di servizi potrebbero contenere, quale maggiore sostegno potrebbero dare alle comunità trentine. Ci stiamo lavorando e su questo abbiamo interessato anche la Provincia autonoma e l’Unione europea”.

Lo strumento che potrebbe consentire alle Famiglie Cooperative di farsi riconoscere un ruolo anche sociale si chiama SIEG (Servizi di Interesse Economico Generale) e consentirebbe l’erogazione di alcuni servizi in convenzione con gli enti pubblici, come Poste, Bancomat, consegna farmaci.

Il patrimonio netto è stabile a 112 milioni; i ristorni distribuiti ai soci clienti ammontano a 200 mila euro e il margine lordo di remunerazione delle vendite è invariato rispetto al 2015.

Coop Lssa: crescono giro d’affari e occupazione
Il settore delle 273 cooperative di lavoro, sociali, servizi e abitazione è senza dubbio quello che nel 2016 ha registrato le migliori performance: il fatturato è cresciuto del 7,5%, sono aumentate l’occupazione (+7%) e la solidità patrimoniale (+4,5%).

Le cooperative operano nel comparto produzione-lavoro (92), nel sociale (92), nel servizio (57) e nell’abitazione (32). Osservando un campione pari al 90% dei volumi a bilancio, le imprese di questo settore hanno fatto registrare nel 2016 una crescita del 7,5% del valore della produzione, aumentato di 55 milioni di euro. Sono cresciuti, seppure con intensità diversa, tutti gli ambiti. Il migliore risultato è stato ottenuto dal comparto lavoro: + 8,9%.

Anche la solidità patrimoniale si è rafforzata: rispetto al 2015 si registra un incremento del 4,5% del patrimonio netto aggregato, che aumenta di 12 milioni. La crescita più significativa si è avuta nella coop sociali (+7,6%). Migliora anche il numero di cooperative in utile rispetto all’esercizio 2015, mentre contestualmente sono meno quelle che hanno chiuso il bilancio con una perdita.

Per quanto riguarda l’andamento occupazionale del settore, si segnala nel 2016, sempre con riferimento al campione preso in esame, una crescita di circa il 7% (+ 747 unità) dei lavoratori dipendenti. Il 62% delle nuove assunzioni (463) sono avvenute nelle cooperative sociali, che hanno visto accrescere il loro organico dell’8% degli addetti.

Prevalgono con ampio margine i contratti a tempo indeterminato (il 70%) e la formula dell’orario part-time (il 63%). Il part-time interessa soprattutto la componente femminile (circa l’80% delle donne occupate nelle coop Lssa, contro il 32% degli uomini). Questo dato si spiega con la tipologia di lavori offerti da molte cooperative (in particolare, nel campo dell’assistenza alla persona, delle pulizie, della ristorazione), che sono prestati soprattutto da donne.

“Il lavoro sta diventando la grande sfida del futuro – ha detto la vicepresidente di settore Marina Castaldo –. Non possiamo limitarci a prendere atto dei cambiamenti epocali che ci circondano, ma dobbiamo provare a capire almeno nel nostro piccolo gli impatti e le ricadute, per agire di conseguenza così da continuare ad attuare una parte importante della nostra mission di imprese cooperative: la creazione di posti di lavoro per i nostri soci e socie e collaboratori”.

Casse Rurali, il bilancio tiene
Il sistema delle Casse Rurali Trentine si sta attrezzando per entrare nel Gruppo Bancario Cooperativo di Cassa Centrale Banca seguendo tre direttrici: il consolidamento patrimoniale, la razionalizzazione dei costi e la pulizia del portafoglio crediti. Le Casse Rurali hanno aderito in modo compatto al Gruppo, elemento che, come ha sottolineato il vicepresidente di settore Cesare Cattani, “significa che è il vivo il senso di appartenenza e di responsabilità”.

“Sotto il profilo patrimoniale, il bilancio 2016 racconta di un sistema solido, con un Total capital ratio tra i più alti d’Italia, pari al 16,48%. L’indicatore misura il rapporto tra il patrimonio di vigilanza della banca e i crediti che l’istituto ha concesso ai clienti, ponderati per il loro rischio, ed è quindi uno dei principali indici di solidità. Altro elemento di rassicurazione è il tasso di copertura del credito deteriorato, pari al 45%, dato in linea con la media nazionale delle Bcc, grazie al cospicuo stanziamento effettuato anche nel 2016”.

Nel 2016 le Casse Rurali hanno espresso una raccolta complessiva stabile pari a 17,2 miliardi di euro, con una ricomposizione interna tra la componente diretta, che cala, e la indiretta, che cresce. Tengono bene i prestiti alle famiglie, mentre diminuiscono leggermente quelli alle imprese, mantenendosi in totale sugli 11 miliardi di euro.

Sotto il profilo della razionalizzazione dei costi, le Rurali hanno portato avanti un impegnativo percorso di aggregazioni, che ha dato vita a numerose fusioni, portando le banche cooperative provinciali da 41 a 36, per arrivare a 32 a fine 2017 e a 25 in prospettiva nel 2018.

Le fusioni e il cambio delle abitudini dei clienti hanno provocato una razionalizzazione della rete degli sportelli che sono passati dai 365 del 2015 ai 340 del 2016 e sono calati di un’ulteriore decina nei primi mesi del 2017. Dei 100 sportelli chiusi dalle banche in Provincia di Trento tra i 2010 e il 2016, circa la metà appartiene alla rete delle Rurali.

L’ottimizzazione degli sportelli e la forte richiesta di servizi bancari online o attraverso smartphone ha portato anche ad una graduale diminuzione delle persone impiegate, che si sono fermate a 2.212, 63 in meno del 2015. A questo proposito va detto che proseguono i lavori dell’Ente Bilaterale delle Casse Rurali Trentine ed Enti collegati: le Rurali hanno versato la prima quota di finanziamento al Fondo per l’occupazione, pari a 2,2 milioni di euro, per riordinare complessivamente il quadro delle risorse umane del settore.

Aggiungono complessità al quadro le richieste dei vari Fondi di Garanzia che per il 2016 ammontano a 23,2 milioni: oltre ai 15 milioni di contributi ordinari e straordinari per i Fondi di Risoluzione e di Garanzia Depositanti, ben 8 milioni per i vari interventi di risanamento, sempre attraverso i Fondi Istituzionale e Garanzia Depositanti.

Cooperazione. Anche l’attenzione ai soci e alla comunità di riferimento non è mancata, nonostante la crisi: nell’anno concluso, le Casse hanno investito 14,2 milioni di euro in iniziative del territorio: oltre 4,5 milioni per i soci (borse di studio, serate, assicurazioni e servizi gratuiti), altri 3 milioni per lo sport, 1,5 milioni per manifestazioni fieristiche e promozionali, e poi cultura, sostegno alle scuole, sanità e iniziative ricreative locali. Nell’ultimo quinquennio le Rurali hanno erogato quasi 85 milioni di euro, rendendo possibili oltre 53 mila iniziative. ( http://www.cooperazionetrentina.it/  )

 

    Redazione
 (12/06/2017)

 

 

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