Gaudenti, limitazioni di un mercatino

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Gaudenti, un regolamento che mescola istanze localistiche e anticoncorrenziali davvero fuori luogo e fuori tempo. Non dimentichiamo che i mercatini gaudenti sono anche attrazione per i turisti.
di Giovanna Giugni 

 

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Trento, mercatino gaudenti

Dopo aver assistito all’evidente spopolamento del mercatino dei gaudenti di ieri, sabato 13 febbraio, mi auguro che i consiglieri comunali di Trento abbiano un sussulto d’orgoglio e vogliano mettere riparo alla follia burocratica da cui è permeato il regolamento provinciale che limita le attività degli hobbisti sul territorio cittadino.

Un regolamento che mescola istanze localistiche e anticoncorrenziali davvero fuori luogo e fuori tempo.

Uno quota riservata ai trentini, una limitazione al numero delle presenze calcolate su tutto il territorio provinciale, una quantificazione certosina del valore delle merci esposte.

Manca soltanto l’obbligo di esporre la foto dei componenti della giunta provinciale e poi il panorama sarebbe completo.

Mi chiedo il motivo di tutte queste limitazioni e soprattutto perché il Sindaco e la Giunta comunale (con una componente politica purtroppo gemella di quella provinciale) non abbiano fatto sentire la propria voce.

Il mercatino dei gaudenti è un appuntamento atteso e interessante, ricco di occasioni per cittadini e  turisti. Possibile che le realtà che rendono Trento attraente e vivace debbano sempre essere sottoposte alla mannaia burocratica di chi tratta la città come il più piccolo e sperduto paesino del territorio?

Da consigliere ho sempre lottato perché Trento recuperasse il ruolo che le spetta in qualità di capoluogo e che è dovuto, comunque, ad ogni comune in virtù di un’autonomia regolamentare indiscussa.

La Provincia applica ai Comuni ciò che non vuole che le sia fatto dallo Stato: verticismo ottuso e mancato rispetto delle prerogative territoriali.

Voglio sperare che il Consiglio comunale di Trento consideri il danno commerciale e di immagine derivante da un mercatino spoglio e disadorno e rivendichi il diritto di utilizzare gli spazi cittadini per iniziative lecite e libere, provenienti da cittadini altrettanto liberi che arricchiscono la città e la sottraggono a presenze meno gradite e certamente più pericolose.

 

  di Giovanna Giugni
      (16/02/2016)

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