La nomina politica di un giudice del TRGA

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La nomina politica di un giudice del TRGA. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale.
di Giovanna Giugni

la-nomina-tarLa nomina politica. Ai consiglieri provinciali del Trentino che si apprestano a nominare un giudice del Tribunale di Giustizia Amministrativa è bene ricordare che tale facoltà non deriva dallo Statuto di autonomia, nè dalla Costituzione, che anzi all’articolo 111 prescrive che ogni processo, anche quello amministrativo, debba svolgersi davanti ad un giudice imparziale.
Quest’ultimo articolo, introdotto da una modifica costituzionale del 1999, recepisce anche nel nostro ordinamento giuridico quanto previsto dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale…..” e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, articolo 6 : “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale…..”.

La nomina politica di un giudice del TRGA di Trento deriva invece da una norma di attuazione dello Statuto, un decreto del Presidente della Repubblica datato 1984, modificato poi nel 1987.

Nessuna critica, nelle mie parole, alla indubbia onorabilità di coloro che hanno ricoperto e ricoprono questa carica.

Ma sarebbe bene che in un momento di crisi della credibilità e della popolarità dell’autonomia, in cui si desidera rilanciare il ruolo importantissimo di una democrazia partecipata, in Trentino si restituisse dignità al dettato costituzionale e si attuassero le convenzioni europee ed internazionali. Si restituirebbe ai trentini la totale terzietà della magistratura più idonea a tutelare il cittadino nei confronti di una pubblica amministrazione costosissima e dall’agire spesso incomprensibile.

Una politica svalutata e sempre più solo tollerata dovrebbe fare un passo indietro, evitando di arrogarsi anche il potere di scegliere chi giudicherà le controversie tra amministrazione e cittadini. Non può farlo se vuole che l’autonomia sia un bene condiviso, impermeabile alle critiche e ai sospetti.

 

    di Giovanna Giugni
       (26/02/2016)

 

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