Allemano e Wundsam per Didone Abbandonata

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Al Festival della Musica Antica di Innsbrucker /  Festwochen der Alten Musik “ Didone Abbandonata” con Enea interpretato dal mezzosoprano Katrin Wundsam, e Jarba, interpretato dal tenore Carlo Vincenzo Allemano. Una spallata alla scenografia con una seconda parte più espressiva e suggestiva
di Michele Luongo

 

Allemano e Wundsam per Didone Abbandonata
Katrin Wundsam (Enea), Carlo Allemano (Jarba) © Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl

Allemano e Miškunāitė per “Didone Abbandonata”.  Il Festival della Musica Antica di Innsbrucker /  Festwochen der Alten Musik nel celebrare la sua quarantaduesina edizione, si conferma uno dei festival più interessanti nel panorama internazionale. La ricerca e la valorizzazione in chiave moderna di opere del belcantistico è da anni in atto da parte del direttore artistico Alessandro De Marchi, che ha il merito oltre che di fare conoscere l’opera e la sua musicalità, anche di mettere in scena ed osare nuove interpretazioni.

Nella cornice del Tiroler Landestheater, venerdì dieci agosto, la première di “Didone abbandonata” di Saverio Mercadante, su libretto di Andrea Leone Tottola da Pietro Metastasio. Momenti di convivialità tra gli ospiti internazionali all’ingresso del teatro, intervallati da apprezzati inviti musicali che avvisano che sta per iniziare l’opera.

Per l’occasione il teatro è pieno. La prima rappresentazione dell’opera ebbe luogo al Teatro Regio di Torino il 18 gennaio 1823. L’Orchestra Academia Montis Regalis è già nella buca, l’ingresso del direttore Alessandro De Marchi è sottolineato da un caloroso applauso. Un Ouverture con le belle note della musica barocca c’introduce all’opera. La scena si svolge a Cartagine ed è incentrata su Didone innamorata di Enea ma Enea deve  proseguire il suo viaggio verso l’Italia e abbandona Didone. Il re Jarba pretendente la mano della regina Didone, che non corrisponde fino a giungere alla drammatica fine.

Si alza il sipario, la scenografia lascia da subito molte perplessità, l’azione si svolge su una pedana rotante del palcoscenico, sulla quale si distende un salotto, e si approntano lavori per la futura casa di Didone, operai che posano mattoni ( in vetro ) addirittura una betoniera per la calce, pilastri in montatura, e come un presunto soffitto dei drappi rossi, e soldati del tipo coloniale.

Sin dall’apertura il coro è preciso. Enea, Didone, Selene, Osmida, sono nella parte, e c’è bel canto, ma la scenografia disperde molto, è il duetto tra Enea interpretata dal mezzosoprano Katrin Wundsam, e Jarba interpretato dal tenore Carlo Vincenzo Allemano, e poi nel finale del primo atto con Didone, Enea, Jarba, Osmida e il coro che riprendono la scena.

La seconda parte vede ancora intensi applausi per il direttore Alessandro De Marchi e l’Orchestra Academia Montis Regalis, e i soldati attraversano la platea del teatro per salire sul palcoscenico. Sulla pedana appaiano delle barche, e si lasciano cadere i drappi rossi. Uno struggente duetto d’amore tra Didone ed Enea  che sta per partire. E ancora uno stupendo duetto tra Enea e Jarba nella quarta scena, poi prima di lasciare Enea ha uno scontro con Jarba, vince, ma non uccide Jarba: << Vivi, superbo, e regna, regna per gloria mia, vivi per tuo rossor >> .

Allemano e Wundsam per Didone Abbandonata
Katrin Wundsam (Enea), Carlo Allemano (Jarba), Diego Godoy (Araspe); © Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl

Con la partenza di Enea, Jarba fa pressione su Didone, che non cede, << Già che vuoi, tel dirò: perché non t’amo. Perché mai non piacesti agli mi occhi miei. Perchè odioso mi sei. perché mi piace più che Jarba fedele, Enea fallace >>.

Didone abbandonata da Enea, tradita da Osmida, ingannata da Selena, innamorata a sua volta di Enea, insultata, derisa da Jarba, <<< … E vi è tanta vita nel petto mio? No, no: si muora e l’infedele Enea abbia nel mio destino un augurio funesto al suo cammino. Precipiti Cartago, arda la reggia e sia il cenere di lei la tomba mia>>.

Decisamente una seconda parte molto più espressiva, suggestiva, la presenza scenica del tenore Carlo Vincenzo Allemano nella non facile parte di Jarba, re de’ Mori, da una marcia in più all’opera e con la compagnia riesce a fare dimenticare la scenografia.

Didone è interpretata dal soprano Viktorija Miškunāitė che ha grande potenzialità di canto, ma il personaggio non è facile. Enea è interpretato dal mezzosoprano Katrin Wundsam, una donna che interpreta il ruolo maschile, bella vocalità e sensibilità, molto brava nel duetto con Jarba e nell’ampio finale, prima dell’uscita di scena.

Nei ruoli secondari, Selene, sorella di Didone ed amante di Enea, è interpretata dal mezzosoprano Emilie Renard, che ha bel canto ed è precisa, come Osmida, confidente di Didone, interpretato dal baritono Pietro Di Bianco, e Araspe dal tenore Diego Godoy. 

Una seconda parte dell’opera che con il maggiore coinvolgimento delle parti e una più intensa espressività scenica sono riusciti a fare dimenticare in parte una scenografia, curata da Magdalena Gut, che, a mio avviso, ha molto penalizzato gli artisti. La regia è di Jürgen Flimm.

Il Coro Maghini, è possente, pulito, preciso, diretto dal maestro Claudio Chiavazza.  L’Orchestra Academia Montis Regalis, diretta da Alessandro De Marchi, è sicura, accompagna con precisione le voci e lo sviluppo recitativo, un insieme di bella musica.

Un plauso va all’organizzazione Innsbrucker  Festwochen Alten Musik, un festival che dal 17 luglio al 27 agosto 2018 si snoda in più sedi, di certo richiede impegno e professionalità, e lo staff ha mostrato un eccellente standard di efficienza. (   https://www.altemusik.at/de  )

 

di Michele Luongo ©Riproduzione riservata
                  (16/08/2018)

 

 

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